Abbiamo letto la nuova Sorveglianza ISS come un indicatore di tenuta del percorso nascita. Il miglioramento dei comportamenti materni mostra che le campagne funzionano quando intercettano la donna nel momento giusto. Il dato più utile per la programmazione sanitaria è però un altro: molte scelte si formano prima della prima visita ostetrica e rientrano in casa subito dopo il parto.
Nota di lettura: le percentuali riguardano il pool di Regioni e Province autonome partecipanti alla Sorveglianza Bambine e Bambini 0-2 anni. I confronti con il 2022 vanno interpretati come variazioni all’interno dello stesso sistema di monitoraggio.
La fotografia: 64.789 madri e un campione costruito nei centri vaccinali
La rilevazione è stata effettuata tra luglio 2025 e gennaio 2026 nei centri vaccinali, intercettando madri di bambini nelle finestre di età usate dalla sorveglianza: due-tre mesi, quattro-cinque mesi, undici-dodici mesi e tredici-quindici mesi. Questo dettaglio metodologico conta più della dimensione del campione. Il questionario misura ciò che accade in gravidanza e osserva anche il ritorno dei comportamenti nella vita domestica dopo la nascita.
La nostra analisi collima con il quadro tecnico pubblicato da EpiCentro: il questionario è anonimo, viene proposto anche in più lingue e permette di leggere le differenze tra territori senza trasformarle in classifiche sbrigative. Il 93% di partecipazione riduce il rischio di una fotografia troppo selettiva e rafforza il valore dei confronti con la precedente raccolta 2022.
Fumo: il 5,5% in gravidanza e il rientro del rischio dopo il parto
Il 5,5% di madri che riferisce di aver fumato in gravidanza indica una discesa rispetto al 6,4% rilevato nel 2022. La variabilità territoriale resta ampia: la quota va dal 3,2% della Provincia autonoma di Bolzano al 7,9% del Lazio. La lettura sanitaria del dato non si chiude al parto, perché nelle madri che allattano il fumo cresce e alla data dell’intervista il 14,2% delle madri dichiara di fumare.
Il passaggio più trascurato riguarda la casa. Il 30,2% dei partner o conviventi fuma al momento della rilevazione e il 34,4% dei bambini convive con almeno un fumatore. La nostra ricostruzione conferma un punto concreto: la cessazione del fumo in gravidanza produce beneficio immediato e va protetta nel dopo parto, quando sonno frammentato, stress familiare e riorganizzazione delle abitudini possono riaprire il rischio di esposizione passiva.
Il miglioramento rispetto al 38% di bambini conviventi con fumatori nel 2022 mostra un avanzamento misurabile. La parte clinicamente sensibile resta l’esposizione involontaria del neonato: il fumo passivo aumenta il rischio di patologie respiratorie e viene associato alla sindrome della morte improvvisa del lattante. Questo passaggio trova riscontro anche nelle indicazioni dell’OMS, che ribadiscono l’assenza di una soglia sicura per l’esposizione al fumo di tabacco.
Alcol: il calo è netto e la soglia clinica resta l’astensione
Il dato sull’alcol ha una struttura che merita precisione. Nel 2025 il 7,4% delle madri riferisce consumo una o due volte al mese in gravidanza, l’1,1% tre o quattro volte al mese e lo 0,4% almeno due volte a settimana. Sommate, queste frequenze portano all’8,9% di consumo almeno mensile. Nel 2022 la stessa soglia era al 18,6%. La discesa è dunque sostanziale.
Il significato clinico non cambia con la riduzione della frequenza. In gravidanza l’alcol attraversa la placenta e può interferire con lo sviluppo fetale, con possibili effetti su crescita, sistema nervoso e salute neonatale. Le schede del CDC confermano la linea di massima prudenza: nessuna quantità, nessuna fase della gravidanza e nessun tipo di bevanda alcolica offrono una sicurezza dimostrata.
La differenza geografica contiene un’informazione operativa. Nel Nord il consumo di alcol in gravidanza e allattamento risulta più frequente rispetto al Sud, una dinamica diversa da quella osservata per schermi o lettura precoce. Questo impedisce di leggere il Paese con una sola lente: l’area con migliori performance su folati, allattamento o lettura può mostrare fragilità proprio nel comportamento che richiede astensione totale.
Acido folico: la copertura apparente lascia scoperta la finestra utile
L’acido folico è il dato che separa meglio informazione generale e prevenzione efficace. Il 93,2% delle donne lo assume, quindi il messaggio è arrivato. La quota che lo usa in modo appropriato resta al 35,4%, con una forbice che va dal 24,6% della Campania al 44,4% del Veneto. Nel 2022 la quota corretta era 32,1%, perciò il progresso esiste e procede lentamente.
La ragione è biologica. La protezione più importante si costruisce quando il tubo neurale si sta formando, spesso prima che la gravidanza sia riconosciuta. Per questo il riferimento corretto è 0,4 milligrammi al giorno da almeno un mese prima del concepimento fino a dodici settimane di gestazione. Il Ministero della Salute lega questa finestra temporale alla riduzione del rischio di difetti del tubo neurale come anencefalia e spina bifida.
Il dato impone una conseguenza pratica: il consultorio non può limitarsi al colloquio dopo il test positivo. Serve intercettare chi programma una gravidanza, chi ha sospeso la contraccezione e chi potrebbe concepire senza pianificazione formale. La quota più alta tra le donne che dichiarano di aver programmato attivamente la gravidanza, 39,7%, mostra che la consapevolezza preconcepimento sposta davvero l’esito.
Schermi e lettura: il rischio emergente entra nei mesi del linguaggio
Il 14,6% dei bambini tra due e cinque mesi passa tempo davanti a uno schermo. La quota era 22,1% nel 2022, quindi il calo è visibile. Il valore nazionale nasconde però un gradiente netto: la Provincia autonoma di Trento scende al 6,9%, la Sicilia arriva al 24,9%. In questa fascia d’età anche un tempo inferiore a un’ora al giorno è rilevante, perché sottrae interazione faccia a faccia nel periodo in cui attenzione condivisa e voce adulta costruiscono le prime basi comunicative.
La soglia più impegnativa compare verso la fine del primo anno. Tra undici e quindici mesi la percentuale di bambini esposti agli schermi per almeno una o due ore al giorno va dal 5% del Veneto al 36,5% della Sicilia. La raccomandazione internazionale sui bambini sotto i cinque anni resta chiara per i più piccoli: evitare il tempo sedentario davanti agli schermi sotto i due anni e sostituirlo con gioco attivo, lettura condivisa e interazione con l’adulto.
La lettura precoce completa la stessa mappa. Nei bambini di due-cinque mesi il 53,3% non ha ricevuto alcuna lettura nella settimana precedente l’intervista. In Friuli-Venezia Giulia la quota scende al 33,7%, in Sicilia sale al 68,2%. La distanza suggerisce un problema di accesso culturale più che una scelta isolata dei genitori: libri disponibili, abitudine familiare e offerta territoriale dei servizi incidono prima dell’ingresso al nido.
Allattamento e sonno sicuro: la routine…
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Junior Cristarella
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