Oggi a Venezia, alla Scuola Grande San Giovanni Evangelista, si è svolto l’evento conclusivo del progetto ESG-UPTAKE, a sostegno della Commissione Europea e coordinato dall’Università Ca’ Foscari Venezia: tre anni di lavoro per mettere le autorità di vigilanza europee coinvolte, nelle condizioni di tradurre le regole sulla finanza sostenibile in pratica di supervisione quotidiana e per sostenere il sistema finanziario nella transizione verso la sostenibilità.
Il progetto ESG-UPTAKE è durato tre anni e ha coinvolto: il Leibniz Institute for Financial Research (SAFE) di Francoforte, la Vienna University of Economics and Business (WU), con il supporto dell’Università di Zurigo e il Joint Research Center (JRC) della Commissione Europea. In tutto, oltre 25 tra ricercatrici, ricercatori ed esperti hanno lavorato al progetto. Attraverso questo progetto la Commissione Europea ha affidato a un pool di centri di ricerca specializzati sulle tematiche ESG (environmental, social and governance), guidato dall’Università Ca’ Foscari Venezia, il compito di assistere 11 autorità di vigilanza stabilite in 10 paesi europei – Bulgaria, Cipro, Croazia, Finlandia, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Romania e Slovenia – su tre settori: banche, mercati dei capitali e assicurazioni. Per l’Italia le autorità che hanno beneficiato del supporto sono CONSOB, autorità di controllo del mercato dei capitali, e IVASS, responsabile per il settore assicurativo.
“L’obiettivo del progetto è stato rafforzare la capacità degli organismi di supervisione degli stati europei di monitorare e affrontare i rischi ESG nel settore finanziario – spiega Monica Billio, professoressa di Econometria a Ca’ Foscari e coordinatrice del progetto. – Questo supporto da parte delle istituzioni di ricerca ha messo le autorità nazionali di vigilanza nelle condizioni migliori per gestire i rischi ESG, inclusi quelli legati al cambiamento climatico, e adottare misure di controllo e supporto adeguate a sostegno del sistema finanziario ed economico”.
Il lavoro si è articolato per settori, ciascuno affidato a un’unità di progetto: il settore bancario è stato seguito da Ca’ Foscari, sotto la responsabilità scientifica del professor Stefano Battiston; il settore assicurativo dalla Vienna University of Economics and Business con la professoressa Irene Monasterolo; i mercati dei capitali e il risparmio gestito dal Leibniz Institute SAFE di Francoforte con la professoressa Loriana Pelizzon.
Dagli obblighi normativi agli strumenti operativi
Il risultato più tangibile del progetto è una dotazione di metodologie e modelli pronti all’uso, costruiti come strumenti didattici e non prescrittivi che ciascuna autorità può adattare al proprio mandato e al proprio mercato.
Per il settore bancario sono stati sviluppati modelli per calcolare le emissioni finanziate dei portafogli e la concentrazione su settori vulnerabili alla transizione, per tradurre gli scenari climatici di breve periodo in impatti sul valore delle esposizioni e per stimare le perdite di portafoglio quando i default delle imprese sono tra loro correlati; a questi si affiancano checklist per verificare la qualità delle informazioni di materialità raccolte presso imprese e PMI e le valutazioni condotte dalle banche, in linea con gli orientamenti dell’autorità bancaria Europea (EBA).
Per i mercati dei capitali il progetto ha consegnato banche dati standardizzate e prototipi di cruscotti informatici che selezionano e ordinano gli emittenti sulla base di indicatori di allerta precoce, insieme a checklist per verificare la doppia materialità dichiarata nelle rendicontazioni di sostenibilità (CSRD e Tassonomia UE). Per il risparmio gestito è stato messo a punto uno strumento che confronta le dichiarazioni di sostenibilità dei fondi con la composizione effettiva dei portafogli: un vero e proprio radar contro il greenwashing, completato da uno stress test climatico semplificato per i fondi.
Nel settore assicurativo sono stati prodotti manuali e modelli diagnostici per seguire la ricalibrazione richiesta da Solvency II sui rischi catastrofali, schemi di rendicontazione sugli scenari climatici e sugli stress test a doppio orizzonte temporale, oltre agli strumenti quantitativi adattati ai portafogli assicurativi.
Che cosa cambia per il sistema finanziario e per l’economia reale
Con questi strumenti le autorità possono individuare concentrazioni di rischio climatico che i dati aggregati non rivelano, mettere alla prova con numeri propri le valutazioni di materialità dichiarate dagli intermediari, indirizzare le valutazioni sulle esposizioni più vulnerabili e condurre esercizi di stress test con metodologie trasparenti e replicabili. Il beneficio non sarà limitato alle autorità. Una misurazione più accurata dei rischi ESG consente al sistema finanziario di prezzare il rischio in modo corretto e selettivo, evitando di penalizzare in blocco interi settori e riconoscendo invece le imprese – comprese le PMI – che stanno investendo nella transizione: è il canale attraverso cui credito e capitali possono essere indirizzati verso gli investimenti che rendono il tessuto produttivo più competitivo e più resiliente. Metodologie condivise e proporzionate riducono inoltre l’incertezza regolamentare e il costo di conformità per banche, assicurazioni e imprese, e rafforzano la fiducia di investitori e risparmiatori.
Il focus italiano: il gap di protezione assicurativa
Un filone di lavoro dedicato, svolto con IVASS, ha riguardato l’Italia, che presenta uno dei divari più ampi in Europa tra i danni provocati dagli eventi naturali estremi e la quota di danni coperta da assicurazione, sia per le imprese sia per le famiglie. Il progetto ha analizzato i dati raccolti dalla vigilanza assicurativa, condotto un’indagine su scala nazionale presso le famiglie italiane per capire che cosa frena la domanda di copertura, quantificato l’evoluzione del divario in diversi scenari climatici e di rischio composto attraverso un modello macro-finanziario calibrato sull’Italia e formulato raccomandazioni di policy per ridurlo. È un tema di stretta attualità per il sistema produttivo italiano, chiamato a dotarsi di coperture contro i rischi catastrofali: dove la protezione assicurativa manca, un singolo evento estremo si traduce in perdita di capacità produttiva, di occupazione e maggiore spesa pubblica.
Formazione e cooperazione europea
Accanto agli strumenti, il progetto ha costruito competenze. Si sono svolti percorsi formativi presso il JRC di Ispra, completati da una Summer School, cicli di workshop con il coinvolgimento diretto degli esperti delle Autorità europee di vigilanza e della Banca Centrale Europea, sessioni pratiche nelle sedi delle singole autorità, in cui i supervisori hanno testato i modelli su portafogli campione restituendo al gruppo di ricerca indicazioni su fattibilità operativa e vincoli di dati.
Le sfide aperte
Il progetto lascia anche una diagnosi condivisa dei nodi da sciogliere: la qualità e la disponibilità dei dati, da migliorare con standard comuni e fonti complementari; le competenze, che richiedono profili interdisciplinari e costante aggiornamento; la proporzionalità, che chiede approcci modulari scalabili alle risorse di ciascuna autorità; e l’evoluzione del quadro regolamentare, che impone strumenti adattabili e un dialogo continuo con il mercato.
L’evento conclusivo, con gli interventi di Christina Dede (SG REFORM, Commissione Europea) e Monica Billio, ha visto presentazione dei risultati con quattro panel dedicati al gap di protezione assicurativa, alla valutazione del rischio climatico, agli obblighi di rendicontazione e alla vigilanza sui fondi di investimento, con rappresentanti di BCE, ESMA, ACPR-Banque de France, Bruegel e delle autorità nazionali di vigilanza, e si è chiuso con l’intervento di Lucia Alessi (JRC Ispra, Commissione Europea).
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link


