Rafforzare le garanzie pubbliche per l’accesso al credito, come il Fondo per le Pmi in Italia o Investeu in Europa. Una scelta grazie alla quale gli Stati e l’Unione europea potrebbero sostenere l’economia sociale (nei 19 Stati membri per cui il dato è disponibile, il fatturato della social economy supera i 912 miliardi di euro. Solo in Italia lavorano nel Terzo settore e nell’economia sociale 850 mila persone, con un incremento del 19% dal 2019) senza gravare sui bilanci pubblici.
Sono strumenti che permettono alle banche più attente al proprio ruolo sociale di investire sempre più in imprese sociali che hanno già dimostrato una solvibilità pari, se non superiore, alle imprese profit-oriented.
Garanzia pubblica e imprese sociali
La premessa è questa: perché le banche etiche europee continuino a sostenere la social economy occorre che gli strumenti di garanzia pubblica rispondano anche alle esigenze delle imprese sociali.
L’attuale sistema delle garanzie in Italia e in Europa, infatti, funziona, genera nuova finanza ed è ampiamente utilizzato dal sistema bancario. Ma la sua discontinuità, i limiti dimensionali e il disallineamento rispetto ai destinatari ne riducono fortemente il potenziale.
La priorità non è quella di introdurre nuovi strumenti, bensì garantire l’adeguamento, la stabilità, la continuità nel tempo e il rifinanziamento di quelli esistenti
Aldo Soldi, presidente Banca Etica
Dentro al Piano per l’economia sociale
Questo il cuore del documento di proposte elaborato da Banca Etica e presentato in un incontro promosso dalle organizzazioni socie di riferimento. QUI le 19 proposte nel dettaglio.
«L’economia sociale», ha detto in apertura dei lavori Riccardo Dugini, vice-direttore generale Banca Etica, «è un pilastro della difesa del diritti collettivi, determinante per la coesione sociale e la transizione energetica. Sostenerla voul dire sostenere un pilastro economico e sociale».
Dugini entra nel dettaglio delle proposte (ha parlato di documento «collettivo» e di «piattaforma aperta») sulla strumentazione, «che nelle premesse esiste già e va fatta funzionare». Banca etica, spiega, «si è interrogata sul ruolo determinante delle garanzie pubbliche».

L’economia sociale ha bisogno di garanzie
Va subito chiarito che le proposte avanzate da Banca Etica sono in parte recepite nel Piano d’azione nazionale per l’economia sociale, recentemente illustrato al Consiglio dei Ministri e di cui Banca Etica auspica una concreta attuazione in tempi rapidi.
«Questa presentazione», sottolinea a VITA Aldo Soldi, presidente di Banca Etica, «avviene nel momento adatto, perché siamo nella fase di attuazione del Piano per l’economia sociale».
Tema centrale del documento, «scritto insieme da chi eroga credito e da chi lo percepisce», le garanzie, di cui «ribadiamo, l’economia sociale ha bisogno».
Ma perché è un tema così rilevante? «Perché», chiarisce sempre a VITA, «le garanzie rendono finanziabili attività che altrimenti non lo sarebbero».
Parliamo nello specifico di «accoglienza, assistenza sociale, lavoro dignitoso, ambiente. Sostenere questa economia, vuol dire sostenere una parte significativa dell’economia del nostro Paese, ma anche la sua infrastruttura sociale».
Garanzie, moltiplicatore di valore sociale ed economico
Per Soldi «investire nelle garanzie è» poi, «un moltiplicatore di valore sociale ed economico». Per intermediari come Banca Etica, che operano in via prevalente con soggetti dell’economia sociale, le garanzie pubbliche, spiega, pur non incidendo sulla sostenibilità del modello di business, rappresentano «uno strumento di mitigazione del rischio che consente di ampliare in modo prudente ma efficace la capacità di finanziamento verso un segmento caratterizzato da specificità strutturali».
Garanzie per organizzazioni non profit
Ma perché c’è bisogno di aggiornare gli strumenti del credito? Perché, chiarisce sempre Soldi, «gli enti dell’economia sociale presentano modelli organizzativi, strutture patrimoniali e flussi economici che non si allineano ai parametri tipici dell’impresa tradizionale. In questo contesto, gli strumenti di garanzia pubblica favoriscono l’assunzione di esposizioni creditizie nel rispetto dei vincoli regolamentari».
Le organizzazioni che hanno già detto sì
Acli, Altromercato, Arci, Caritas, Cnca, Cgm, Cooperfidi, Cospe, Emergency, First Cisl, Forum del Terzo settore, Gruppo Abele, Legacoop-Coopfond, Libera, Manitese, Oxfam, Ritmi hanno già aderito alle proposte di Banca Etica. «Altre adesioni sono in arrivo», fa sapere l’organizzazione.


Il dettaglio delle proposte
In Italia
Banca Etica propone di stabilizzare il Fondo di Garanzia Pmi, eliminando le proroghe annuali, estenderlo a tutta l’economia sociale (non solo al Terzo settore), alzare il limite dei 60 mila euro e renderlo pienamente complementare alle garanzie private e mutualistiche già attive nel settore.
In Europa
In Europa, la priorità è garantire la continuità e il rifinanziamento di Investeu nel prossimo ciclo 2028–2034, con un’allocazione esplicita per l’economia sociale, procedure più semplici e il coinvolgimento degli intermediari specializzati nella programmazione degli strumenti.
Resta informato su ProdurreBene.
In apertura foto di Age Cymru per Unsplash. Nel testo foto e video di Alessio Nisi e di ufficio stampa Banca Etica
Cosa fa VITA?
Da oltre 30 anni VITA è la testata di riferimento dell’innovazione sociale, dell’attivismo civico e del Terzo settore. Siamo un’impresa sociale senza scopo di lucro: raccontiamo storie, promuoviamo campagne, interpelliamo le imprese, la politica e le istituzioni per promuovere i valori dell’interesse generale e del bene comune. Se riusciamo a farlo è grazie a chi decide di sostenerci.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Alessio Nisi
Source link



