La Corte parifica il bilancio del Lazio: senza correzioni, senza penne rosse né blu

Senza correzioni. Senza segni di penna, né rossi né blu. Il rendiconto generale 2025 della Regione Lazio è tornato dalla Corte dei Conti come raramente accade: parificato, con rilievi che riguardano aspetti procedurali e non la sostanza dei conti. Stefano Siragusa, presidente della Sezione Regionale di Controllo, ha pronunciato il giudizio. Il procuratore generale Paolo Luigi Rebecchi ha scritto nella sua requisitoria parole che in via Cristoforo Colombo, sede della Regione, suonano come una sentenza inattesa per chi è abituato a documenti ricchi di sottolineature critiche: «Il rendiconto 2025 espone una parte disponibile positiva per circa 322 milioni di euro, in discontinuità rispetto ai disavanzi che hanno caratterizzato per molti anni la finanza regionale. Si tratta di un risultato positivo che evidenzia un percorso di riequilibrio e di prudenza».

Francesco Rocca ha scelto la parola giusta: «Non ricordo un giudizio di parifica negli ultimi 15-20 anni senza alcun rilievo. È il segno di una Regione che sta amministrando in maniera corretta».

I numeri, uno per uno

Il rendiconto 2025 della Regione Lazio si chiude con numeri solidi Il risultato di amministrazione (la grandezza che misura la solidità complessiva del bilancio) raggiunge 3,849 miliardi di euro, in aumento di 561,3 milioni rispetto al 2024. Di questo risultato, 2,724 miliardi sono quote accantonate a garanzia, 802,8 milioni sono quote vincolate per destinazioni specifiche. La parte disponibile (quella che l’amministrazione può effettivamente utilizzare) è di 321,8 milioni di euro. Positiva, per la prima volta dopo anni.

Il risultato di competenza (che misura l’equilibrio tra entrate e uscite dell’esercizio corrente) si attesta a 1,094 miliardi. L’equilibrio di bilancio è a 856 milioni, l’equilibrio complessivo a 463,8 milioni. Tutti con saldo positivo. Tutti rispettosi dei vincoli di finanza pubblica. Sul fronte della cassa, il saldo finale al 31 dicembre 2025 raggiunge 3,66 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 3,58 miliardi dell’anno precedente. Un dato che in un ente pubblico non è mai scontato: la liquidità è il parametro che misura la capacità di pagare, non solo di programmare.

C’è poi un numero che racconta forse meglio di tutti la distanza tra il Lazio di oggi e quello di qualche anno fa: le somme oggetto di pignoramento presso il tesoriere regionale sono passate da oltre 70 milioni di euro nel 2023 a 15,6 milioni nel 2025, con un’incidenza sul fondo di cassa scesa allo 0,43%. Significa che i creditori che avevano portato la Regione in tribunale e avevano ottenuto sentenze esecutive si sono in larga parte soddisfatti o stanno per farlo.

Cosa dice la Corte di positivo

(Foto © IchnusaPapers)

La magistratura contabile non si limita a certificare i numeri: li interpreta, e quella interpretazione ha un peso istituzionale preciso. I giudici hanno rilevato, tra gli aspetti positivi, «una buona capacità complessiva di realizzazione delle entrate». Le entrate destinate al finanziamento della sanità continuano a rappresentare oltre il 75% del totale delle entrate tributarie regionali, con una capacità di riscossione superiore al 90%: un dato che segnala efficienza amministrativa in un settore tradizionalmente problematico.

La Corte ha apprezzato anche «il mantenimento di un elevato livello di autonomia finanziaria», cioè la capacità della Regione di reggere senza dipendere in modo eccessivo da trasferimenti statali. Ed «il miglioramento della gestione dei debiti fuori bilancio». Questi ultimi, nel 2025, sono stati riconosciuti attraverso l’ordinario iter legislativo, recependo osservazioni formulate dalla stessa Corte negli esercizi precedenti. Un segnale di dialogo istituzionale funzionante, non di scontro.

I due rilievi che restano

La parifica non è un certificato di perfezione. La Corte ha formulato due osservazioni che meritano di essere lette senza minimizzarle.

La prima riguarda i tempi di presentazione del bilancio: la legge di stabilità e il bilancio di previsione 2025-2027 sono stati presentati al Consiglio Regionale il 5 dicembre 2024, oltre i termini previsti. È un rilievo procedurale, non sostanziale — ma i tempi della programmazione contano, perché il ritardo nella presentazione si traduce in ritardo nell’avvio degli investimenti.

La seconda osservazione è più articolata e riguarda l’utilizzo di una quota di avanzo di amministrazione pari a 392,8 milioni di euro, ritenuta eccedente i limiti previsti dalla normativa. Su questo punto la Regione ha avviato un’interlocuzione con il Ministero dell’Economia e ha compensato gli effetti attraverso economie di spesa per circa 241 milioni di euro. La questione è formalmente aperta — il dialogo con il MEF è in corso — ma l’amministrazione ha già dimostrato di avere gli strumenti per gestirla.

Il nodo PNRR

C’è un terzo elemento che emerge dalla requisitoria di Ribecchi: riguarda non il passato ma il futuro. La Corte ha invitato la Regione «ad attivare ogni misura necessaria affinché le risorse PNRR/PNC siano tempestivamente spese nella loro totalità e affinché i relativi progetti siano conclusi nei tempi previsti dal Piano, onde scongiurare un possibile sperpero o mancato utilizzo di fondi pubblici».

I numeri della Missione 6 — Salute — parlano chiaro: a fronte di risorse accertate per oltre 1,082 miliardi di euro, i pagamenti effettuati ammontano a 404 milioni, circa il 37% del totale. Significa che quasi due terzi delle risorse sanitarie del PNRR sono ancora da spendere, in un contesto in cui le scadenze europee non ammettono deroghe. Le inaugurazioni di ieri ad Alatri e Pontecorvo (finanziate proprio con fondi PNRR) sono un segnale di accelerazione. Ma l’ammontare ancora da erogare richiede che quella accelerazione diventi sistematica, non episodica. (Leggi qui: Rocca inaugura ad Alatri e Pontecorvo, poi risponde a Querqui: «Una trovata indecente»).

Le voci dell’amministrazione

Giancarlo Righini

La parifica senza tratti di penna né rossi né blu è un successo personale dell’assessore al Bilancio Giancarlo Righini. Che una volta incassato il risultato, oggi ha scelto parole precise: «L’azzeramento di tutti i disavanzi, il rafforzamento degli accantonamenti a garanzia della stabilità del bilancio e una parte disponibile positiva del risultato di amministrazione: si tratta di un traguardo storico». Ha ringraziato la Direzione Bilancio, il direttore Marafini e tutti gli uffici. Un gesto che nei comunicati istituzionali viene spesso omesso ma che dice qualcosa sul metodo con cui si costruisce un bilancio in ordine: è lavoro di un solo assessore ed è il risultato di una macchina amministrativa che funziona.

«La magistratura contabile – prosegue Righini – riconosce il rispetto degli equilibri di finanza pubblica e fotografa una Regione con indicatori economico-finanziari estremamente positivi. Si tratta di un traguardo storico che conferma come la strada della prudenza, del rigore e della responsabilità amministrativa sia quella giusta. Questo risultato consolida definitivamente la tenuta dei conti regionali, assicura una piena copertura degli equilibri di bilancio e rafforza la capacità della Regione di programmare con maggiore solidità finanziaria le proprie politiche e i propri investimenti».

Francesco Rocca tra Giancarlo Righini e Roberta Angelilli

La vicepresidente Roberta Angelilli ha sottolineato il dato che ha le conseguenze più dirette per i cittadini: «Questi risultati consentono oggi alla Regione Lazio di avere a disposizione oltre 300 milioni di euro da destinare a nuovi investimenti e alla riduzione della pressione fiscale». È la traduzione politica del numero contabile: l’avanzo disponibile non è una riserva da custodire ma una capacità di intervento da utilizzare.

Il significato di una parifica

Cosa significa, concretamente, una parifica senza rilievi sostanziali? La Corte dei Conti non è un organo di parte: non ha interesse a promuovere né a bocciare un’amministrazione. Certifica ciò che trova. Quando trova i conti in ordine, lo dice. Quando trova irregolarità, le segnala. E lo ha fatto per anni, sulle precedenti gestioni della finanza regionale laziale. Il fatto che oggi quella stessa istituzione scriva che il Lazio sta percorrendo «un percorso di riequilibrio e di prudenza» non è un endorsement politico: è una verifica tecnica.

Francesco Rocca ad Atreju (Foto: Andrea Panegrossi © Imagoeconomica)

Rocca ha detto «giornata storica». È una formula che i politici usano spesso, svuotandola di significato. Questa volta, i numeri le danno sostanza: 321 milioni di avanzo disponibile, pignoramenti ridotti dell’80% in due anni, equilibri di bilancio tutti positivi, Corte dei Conti che non trova rilievi sostanziali dopo quindici o vent’anni. È discontinuità.

«Non ricordo un giudizio di parifica negli ultimi 15-20 anni senza alcun rilievo» ha detto Francesco Rocca. «È il segno di una Regione che sta amministrando in maniera corretta, trasparente, sta allocando le risorse e continuando a investire sul territorio. L’avanzo di amministrazione di oltre 320 mln e’ frutto di questo lavoro di pianificazione e del dialogo costante con la Corte dei Conti. Oggi i cittadini del Lazio possono essere orgogliosi perché è una giornata storica». 

La discontinuità va gestita, non solo celebrata. I 641 milioni di PNRR ancora da spendere sulla sanità, i tempi procedurali da rispettare, il dialogo aperto con il MEF sull’utilizzo dell’avanzo: sono tre capitoli del prossimo rendiconto che si stanno già scrivendo. Il giudizio di parifica 2025 li fotografa come questioni aperte, non come problemi risolti.

Ma il punto di partenza è cambiato. E questo, la Corte dei Conti lo ha scritto nero su bianco.


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