San Giovanni in Fiore. Dopo il saccheggio la gente finalmente apre gli occhi: il caso limite del cantiere (anonimo!) della villetta sotto l’Abbazia



In questi cinque anni San Giovanni in Fiore è stata attraversata da un fiume di soldi senza lasciare nessuna ricchezza nel territorio se non per il cerchio magico degli amici degli amici, sia paesani che forestieri (soprattutto).
Basta guardare le determine di pagamento sull’albo pretorio (quando si riesce a trovare) per capire che la maggior parte dei fondi transitati dalle casse comunali sono stati utili alla carriera provinciale prima e regionale poi della ex sindaca. In paese sono rimaste le briciole e le cattedrali nel deserto (vedi asili senza nascite ecc. ecc.) che dovremo manutenere in quanto immobili comunali.

Quanto alle luminarie 365 giorni all’anno per 5 anni, basti pensare che solo l’ultimo anno abbiamo speso oltre 90.000 euro. La gestione dei servizi comunali è stata esternalizzata e molti di questi sono andati allo stesso soggetto, ovviamente cosentino, attraverso diverse società a lui riconducibili. Affidamenti diretti dei servizi (dalla gestione del museo demologico ai servizi assistenziali passando per i cunicoli badiali) per diverse migliaia di euro che hanno prodotto lavoro precario e sottopagato per le decine di ragazzi che si sono avvicendati nella conduzione di tali servizi. Finanche la stampa delle brochure di tali servizi è stata affidata ad una tipografia di Castrolibero (!!!) come se nel comune di San Giovanni in Fiore una tipografia non esistesse.
Così come gli infissi dell’abbazia e delle scuole ristrutturate sono stati realizzati da ditte di fuori mentre i nostri artigiani arrancano e sono costretti chiudere le aziende ed emigrare per campare e per pagare le tasse.

L’amministrazione uscente ha fatto tanto, è vero. Ma per chi? Ormai non si contano le consulenze e le dirigenze di settori strategici affidati a personale proveniente, se non ancora operante, in amministrazioni pubbliche di altre città.
Così come sarebbe lecito chiedersi chi ha beneficiato dell’isola pedonale: per il nostro paese è significato serrande abbassate, attività chiuse, intere famiglie emigrate, costi del carburante inevitabilmente lievitati nelle famiglie visto che si è costretti a fare il giro dell’intero paese per fare una qualsiasi commissione.

Oltre a questo, nel tentativo dell’amministrazione Succurro-Ambrogio di ammutolire il popolo sangiovannese, abbiamo dovuto assistere a diversi tentativi di cancellazione della nostra memoria. A cominciare dallo spostamento della Vittoria Alata in cambio di cuoricini luminosi… dice bene Milan Kundera: “Per liquidare un popolo si comincia con il privarlo della memoria. Si distruggono i suoi libri, la sua cultura, la sua storia. E qualcun altro gli scrive i libri, lo fornisce di un’altra cultura, inventa un’altra storia”…  E di storie in questi anni ne sono state inventate tante…

Ed ecco che ci siamo ritrovati con la sagra del tartufo di Pizzo! Ci siamo ritrovati con il premio città di Gioacchino da Fiore che con il pensiero e la vita ascetica di Gioacchino ha poco a che fare: diverse “veline”, in abiti succinti e rasenti la volgarità, hanno varcato la soglia dell’abbazia (per l’occasione trasformata in set sfarzoso e mondano), distribuendo il premio dedicato al nostro monaco di “spirito profetico dotato”, a varie personalità del mondo della cultura e rappresentanti delle lobby di potere…

Tra le pecche più gravi di questa amministrazione vi è l’assoluta mancanza di trasparenza non solo in merito agli atti pubblici ma anche sui criteri delle scelte, sui siti ufficiali, sulle inaugurazioni elettorali operate dall’assessore ai lavori pubblici nonché sindaco ombra effettivo in questi cinque anni. Una mortificazione per il popolo che non lo ha eletto e per quanti si sono prestati al suo sporco gioco.
Affari di famiglia. Affari che pagheremo tutti noi, anche quelli che hanno ricevuto i 200 euro elettorali e le determine di pagamento elettorale. Aprite gli occhi cari compaesani: vi stanno facendo vedere la luna ma saranno macigni per tutti noi.

Tra tutti questi specchietti per le allodole propinati le vere priorità del paese sono rimaste inascoltate e insabbiate da vergognosi spot. Prima fra tutte la questione della sanità e il destino dell’ospedale. E ancora il lavoro (vero) per arginare l’emigrazione, la messa in sicurezza dei tanti luoghi pericolanti (ponte della Cona, costone di viale della repubblica, costone petraru che è ancora cantiere, carcere vecchio e carcere nuovo, ecc.). Forse si sono dimenticati che San Giovanni in Fiore fa parte della Calabria la regione che è fanalino di coda in tutto a livello nazionale (sanità, economia, povertà) e che con la messa a sistema dell’Autonomia differenziata, firmata anche dal governatore Occhiuto, si metterà direttamente una pietra tombale.

Per questi signori siamo stati una mucca da mungere senza lasciarci nulla se non operazioni di facciata che hanno ingrassato i soliti amici degli amici. Per il resto solo tracotanza, tanta, e prese in giro. Anni di decisioni quasi dittatoriali che non hanno tenuto conto delle esigenze popolari.

Ne è un esempio la villetta sotto l’Abbazia che è stata transennata e smantellata nelle scorse settimane senza nessuna indicazione di progetto, gara, appalto, esecuzione dei lavori ecc. C’è solo un cartello bianco e qualche chiacchiera che ci verrà realizzato un parcheggio turistico! L’ aspetto più grave di quest’altra vicenda è che questo è un luogo frequentatissimo da ragazzi e famiglie che non sono stati minimamente interpellati sul destino del loro parco, vissuto tutto l’anno e non per una visita turistica.

E in queste settimane di campagna elettorale abbiamo assistito alla strumentalizzazione dei bisogni della gente e finanche dei morti. Andare a posare un fascio di fiori sulla tomba di un migrante morto in mare, e non per fatalità ma perchè vittima delle politiche migratorie italiane, facendosi il selfie elettorale, è semplicemente v-e-r-g-o-g-n-o-s-o. Così come mettere dei lampioni non è nessun gesto eroico né di beneficenza: i lampioni sono stati acquistati con soldi pubblici, soldi nostri, soldi che provengono dalle nostre tasse. E magari davanti a qualche casa li stanno già rimuovendo. A 48 ore dalla chiusura dei seggi ancora non è dato sapere quanti voti ha preso ogni candidato… è dovuto intervenire l’ufficio elettorale del tribunale di Cosenza… meditate gente, meditate! Quannu u riavulu t’accarizzari vo l’a’nima.


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