CASTROLIBERO ANNO ZERO: HANNO VINTO TUTTI, TRANNE IL PAESE – QUARANTA VOTI. PRATICAMENTE UNA RIUNIONE DI PARENTI FINITA A MALE PAROLE.
Alla fine Ciccio “Cenzino” Serra, ce l’ha fatta. Sindaco di Castrolibero con 40 voti di scarto. Non una valanga popolare. Non una rivoluzione. Una differenza da torneo di briscola al circolo anziani. Eppure in paese viene raccontato come se fosse caduto il Muro di Berlino. Gente che brinda, abbracci, pacche sulle spalle, selfie da liberatori della patria. Mancava solo la colonna sonora de “Il Gladiatore”. In realtà hanno semplicemente cambiato il cassiere alla stessa sala scommesse politica che da trent’anni campa sulle spalle dei castroliberesi. La verità è brutale: Castrolibero non ha scelto il futuro. Ha soltanto cambiato il pupo davanti al teatrino.
CENZINO AIELLO: IL MUMMIFICATO POLITICO CHE RISORGE
Il primo vero vincitore è lui, Cenzino Aiello. Politicamente immortale come le blatte dopo una guerra nucleare. Da decenni prende più o meno gli stessi voti, gli stessi consensi, gli stessi applausi dei nostalgici del “quando c’era lui”. Da solo non avrebbe sfondato neanche una porta aperta. E allora che fa? Si ammùccia dietro il grande circo del cambiamento, scende a compromessi e mette su una squadra formata da fascioleghisti, cinquestellini, pupi e pupari. Strategia perfetta: fai credere di stare dietro le quinte mentre in realtà stai contando le poltrone una per una. Fai credere di voler usurpare il feudo a Orlandino, mentre invece lo sposti solo di sedia. L’obiettivo vero era chiaro pure ai muri: piazzare la figlia Emilia e riconquistare Castrolibero senza metterci troppo la faccia. Non gli è riuscita completamente, ma poco male. In Calabria il potere familiare non tramonta mai. Si tramanda come il servizio buono della domenica.
CICCIO SERRA: IL SINDACO TELECOMANDATO
Poi c’è lui, Ciccio Serra. Il volto nuovo. Nuovo più o meno quanto una Fiat Panda del ’98 col parabrezza crepato. Per anni figura laterale, sempre in orbita attorno ai veri manovratori. Poi improvvisamente l’illuminazione: tradire conviene. E infatti eccolo sindaco. Il problema è che amministrare un Comune non è come fare presenza alle inaugurazioni o stringere mani ai funerali. E qui nasce il dramma: Serra sembra il classico candidato perfetto per chi vuole un sindaco che non disturbi troppo il manovratore dietro la tenda. Perché, diciamolo chiaramente: chi crede davvero che sarà lui a comandare? Dai. Nemmeno i parenti stretti ci credono fino in fondo. A orientare ci penserà Gangi .
A suggerire ci penserà Cenzino Aiello. A fare da ponte con i salotti giusti ci penserà Ricchio. E Serra? Un perfetto capro espiatorio. Probabilmente farà quello che fanno molti sindaci calabresi: firmare sperando che qualcuno abbia letto prima.
GANGI: IL SOPRAMMOBILE ISTITUZIONALE CHE SOPRAVVIVE A TUTTO
Angelo Gangi ormai non è più un politico. È arredamento urbano. C’era coi vecchi equilibri, c’è coi nuovi equilibri, ci sarà pure quando scopriremo forme di vita su Marte. È l’uomo che riesce sempre a stare dalla parte giusta del tavolo cinque minuti prima che il tavolo cambi posto. Adesso dovrebbe pure diventare vicesindaco. E diciamoci la verità: la cosa era intuibile da tempo. Bastava fare un po di conteggi, un po di 2+2 e puff, appariva gia la carica che avrebbe ricoperto. Altro che meritocrazia. In Calabria le cariche si decidono molto prima delle elezioni. Le urne servono solo a fare folklore democratico. Gangi rappresenta alla perfezione la politica castroliberese: eterna, immobile, allergica a qualsiasi idea che non abbia almeno vent’anni di muffa sopra. Altro che imprigionati da Orlandino Greco…
RICCHIO: IL TRADIMENTO COME STILE DI VITA
Raffaella Ricchio meriterebbe una cattedra universitaria in trasformismo applicato. Ha fatto del cambio di posizione una forma d’arte. Come del tradimento uno stile di vita. Mistificatrice di professione. Nella vita, nel lavoro, nell’amministrazione. Se domani pure i lampioni prendessero il potere, lei troverebbe il modo di diventare assessore all’illuminazione pubblica entro sera. Continuerà a fare quello che gli riesce meglio: facce scandalizzate in Consiglio comunale, strette di mano strategiche, sorrisi da brava ragazza e comparsate alle feste scolastiche come il politico di quartiere perfetto. Nel frattempo il paese affonda tra debiti, predissesto e servizi ridicoli, che a suo tempo ha sottoscritto. Ma vuoi mettere la soddisfazione del taglio del nastro col buffet di pizzette fredde e torte delle mamme? Priorità istituzionali, evidentemente.
ORLANDINO GRECO: IL FEUDATARIO CHE LI HA FREGATI TUTTI
E poi c’è il grande fantasma che continua a infestare Castrolibero: Orlandino Greco. La campagna elettorale era stata costruita tutta contro di lui. Il mostro. Il despota. Il tiranno. Sembrava dovessero liberare il paese da Sauron. In realtà una perfetta messinscena, architettata ad arte. Risultato? Orlandino è ancora lì. Più vivo che mai politicamente. Perché chiunque abbia un minimo di cervello ha capito la farsa: quelli che urlavano contro Orlandino fino a ieri hanno campato politicamente grazie agli stessi meccanismi che oggi fingono di combattere. La famosa “rivoluzione” è stata semplicemente una redistribuzione interna del potere. Una lite tra soci dello stesso condominio politico. Orlandino perde la carica di sindaco ma mantiene influenza, relazioni, peso elettorale e soprattutto una certezza: nessuno può davvero distruggerlo senza distruggere anche sé stesso.
NICOLETTA PERROTTI: L’UNICA AD ESSERE USCITA CON DIGNITÀ
In questo luna park di voltagabbana e strateghi da tavolino, è l’unica che esce con qualcosa che assomiglia tanto alla dignità politica. Ha subito attacchi personali disgustosi, insinuazioni da bar sport, colpi bassi e pure il peso di avere Orlandino dietro le spalle come un’ombra permanente. Eppure ha perso di appena 40 voti. Che tradotto significa una cosa sola: se avesse preso le distanze, in modo plateale dal sistema Greco, probabilmente avrebbe pure vinto.
La differenza tra lei e gli altri? Almeno non sembrava una figurina telecomandata piazzata lì per conto terzi. Nonostante tutto ha saputo destreggiarsi con eleganza e savoire faire, in una campagna elettorale che definire velenosa è sminuirla. Da qui la constatazione che Orlandino non ha scelto a caso tra la Perrotti che, con coraggio, ha dato sempre risposte (sopratutto quelle scomode) e un Serra che si è barricato dietro scuse del tipo: “la nostra campagna elettorale è a tu per tu con i cittadini“, evitando interviste e confronti proprio per non farsi fare domande scomode e dover dare risposte che potevano influire sia sul dato elettorale, sia sull’aurea da bravo ragazzo.
PASQUALE VILLELLA: IL RIVOLUZIONARIO SOLITARIO CHE RISCHIA DI PARLARE DA SOLO
Pasquale Villella invece ha scelto la strada dell’uomo solo contro tutti. Molto poetica. Molto romantica. Molto inutile. Entrare da soli in un Consiglio comunale dominato da vecchi squali della politica locale è come presentarsi a una guerra medievale armati di monopattino elettrico. Ha rifiutato alleanze per difendere il “nuovo” e autoeleggersi a leader. Ma il problema è che il nuovo, senza struttura e numeri, in Calabria dura quanto un gelato ad agosto. E il rischio enorme è che pure lui finisca presto dentro il gigantesco frullatore del trasformismo locale. Perché Castrolibero ha questa capacità straordinaria: digerire qualunque forma di opposizione fino a renderla innocua.
TRADIMENTO: CONVENIENZA TRAVESTITA DA NOBILTÀ
La politica calabrese ha questa maledetta abilità: prendere il trasformismo più spudorato e rivenderlo come sacrificio umano per il bene comune. Una specie di televendita morale dove il voltagabbana diventa statista e il cittadino dovrebbe pure applaudire. Ma la verità è molto più semplice e molto più sporca. Se fino a ieri giuravi fedeltà a un progetto, a un sindaco, a una maggioranza e poi improvvisamente cambi casacca appena senti odore di fascia tricolore, assessorato o sopravvivenza politica, quello non è coraggio. È convenienza. E la convenienza travestita da nobiltà fa ancora più schifo. Perché il punto non è nemmeno con chi ti allei dopo. Il punto è il metodo. La coerenza. La credibilità. Chi tradisce una volta, soprattutto per tornaconto personale, insegna ai cittadini che in politica tutto è negoziabile: parole, ideali, promesse, facce, dignità. Un tradimento è un tradimento da qualsiasi angolazione lo guardi. Se poi lo fai sorridendo o con le lacrime da coccodrillo, chiamandolo “amore per Castrolibero”, diventa pure una presa per il culo.
LA LEGA NON È MAI ANDATA VIA. SI È SOLO CAMBIATA LE MUTANDE
Ed eccoci al capolavoro dell’ipocrisia collettiva. Per mesi tutti a gridare contro la Lega. Contro Matteo Salvini, contro i padani, contro gli elmi cornuti, contro le “jiffe”, contro Orlandino che aveva portato la Lega a Castrolibero… Poi però vai a vedere meglio e scopri che mezzo nuovo blocco amministrativo ha rapporti, simpatie o collegamenti con la stessa area politica che fingevano di combattere.
Persino Ciccio ha un cugino, Santo Serra, militante nell’ambiente fascioleghista. Ricchio e Gangi strizzano l’occhio agli stessi ambienti politici. Simona Loizzo continua a muovere fili e relazioni. Claudio Durigon resta il riferimento dell’altra corrente. Tradotto: Castrolibero è stato conteso da due fazioni della stessa galassia politica: la Lega. La gente credeva di scegliere tra bene e male. In realtà stava scegliendo quale filiale della stessa azienda gestirà il negozio.
LA CITTÀ UNICA: IL FUNERALE DELL’IDENTITÀ CASTROLIBERESE
E mentre il popolino litiga sui social come ultras ubriachi, il progetto dei progetti, quello vero continua ad avanzare: la Città Unica. Il piano è semplice e pure abbastanza evidente. Prima svuoti lentamente Castrolibero. Intanto concentri tutto a Rende: Università. Ospedale. Elisoccorso. Servizi strategici. Investimenti. Centralità politica. Infine trasformi Castrolibero in una periferia dormitorio senza più identità. Work in progress che è gia in corso d’opera. E la cosa tragica è che molti ancora non l’hanno capito. Pensano davvero che queste elezioni abbiano cambiato qualcosa. No. Hanno solo stabilito quale gruppo accompagnerà il paese verso questa trasformazione.
DEMOCRAZIA AZZERATA: TUTTI RICATTABILI, TUTTI PARALIZZATI
Ed eccoci al cuore marcio della questione. Con il predissesto che incombe e il dissesto che potrebbe esplodere, maggioranza e opposizione hanno lo stesso identico problema: nessuno può permettersi che vengano fuori certe verità fino in fondo. Perché se il castello crolla, rischiano tutti. E allora avremo cinque anni di politica anestetizzata. Litigi di facciata. Polemiche controllate. Indignazione da conferenza stampa. Ma nessuno andrà davvero fino in fondo. Perché in fondo si trovano tutti. E Castrolibero resterà lì. Con tasse alte, servizi mediocri, debiti enormi e cittadini convinti ogni volta di assistere a una rivoluzione, quando in realtà stanno solo guardando la replica dello stesso spettacolo. Con attori più vecchi. E trucco sempre più pesante. Coming soon…
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