In un anno oltre 45mila persone aiutate da Progetto Arca


Quando si illustra un bilancio sociale i numeri hanno un ruolo importante. E anche in occasione della presentazione di quello di Fondazione Progetto Arca le cifre sono state protagoniste. Numeri importanti come le 45.700 persone aiutate nell’ultimo anno, di cui 30mila in Italia, grazie ai 111 servizi dedicati al sostegno alimentare, abitativo, lavorativo, sociale. 

La fondazione è presente in 208 città italiane con strutture di accoglienza, servizi in strada e di risposta ai bisogni primari (cibo e abbigliamento) e progetti di sensibilizzazione. Basterebbero questi pochi numeri a restituire il valore dei progetti realizzati dalla fondazione che nella mattinata di martedì 22 settembre ha presentato, a Palazzo Marino (sede del Comune di Milano) con il bilancio anche il pianto strategico per i prossimi cinque anni dal titolo “Coltiviamo Speranza”. 

Progetto Arca Bil sociale a palazzo marino Sinigallia Bertolé Regazzo Nurzia
da sx da sx Sinigallia, Bertolé, Regazzo e Nurzia

Al tavolo con il presidente Alberto Sinigallia, la vicepresidente Laura Nurzia e Costantina Regazzo direttrice relazioni esterne di Fondazione Progetto Arca c’era l’assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano Lamberto Bertolé. «I numeri presentati oggi raccontano le dimensioni di un impegno che Progetto Arca porta avanti con dedizione da oltre 30 anni a sostegno dei più fragili. A Milano è uno dei partner principali della coprogettazione che si occupa di fronteggiare il fenomeno della grave marginalità, lavorando in sinergia con l’amministrazione per costruire uno dei sistemi di risposta più solidi in Italia» ha sottolineato. 

Il welfare generativo grazie a un’amminstrazione condivisa

L’assessore ha inoltre ricordato:  «Centri di accoglienza, unità mobili, distribuzione di pasti in strada: sono gli ingredienti di uno sforzo che vede Progetto Arca sempre in prima fila, in linea con quel principio di amministrazione condivisa che la città, le sue istituzioni e il suo tessuto sociale hanno scelto di adottare come faro». Ma soprattutto ha sottolinea che: «La spesa sociale è un investimento e va raccontato e misurato. Il welfare per noi non è solo riparativo, deve essere generativo, considerando i momenti di fragilità come provvisori e va raccontato il lavoro sociale che si fa». Ha poi chiuso il suo intervento sottolineando la complessità degli interventi e l’importanza dell’alleanza tra tutti gli attori del welfare cittadino. 

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La presentazione del bilancio sociale in Sala Brigida a Palazzo Marino

A illustrare i numeri la vicepresidente di Progetto Arca. Laura Nurzia ha esordito sottolineando come lo strumento del Bilancio sociale offra a tutti la possibilità di comprendere il «valore della nostra attività è rappresentativo di quello che facciamo e la base su cui costruire le nuove attività». 

I numeri

L’accoglienza rimane al primo posto tra le attività e gli obiettivi della Fondazione: nell’ultimo anno a livello nazionale ha accolto – nelle sue strutture e appartamenti – oltre 6mila persone fragili, registrando un aumento del 36% rispetto all’anno precedente. 

Degli ospiti dimessi – precisamente 1.846 – ben l’85% ha raggiunto un importante e positivo cambiamento di vita, andando a vivere in autonomia (40%) o proseguendo il percorso entrando in altri servizi di cura o inclusione (45%). 

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I numeri del 2025 in un’unica immagine

All’interno dell’ampia area dell’accoglienza, acquisisce sempre maggiore valore l’housing sociale per persone in difficoltà: sono in tutto 182 gli appartamenti – tra Roma, Genova e soprattutto Milano – che Progetto Arca mette a disposizione di chi vive una situazione abitativa critica: persone senza dimora con diversi livelli di autonomia, famiglie in povertà, anziani soli, rifugiati e richiedenti asilo.

Nell’accoglienza poi, oltre che nei servizi in strada, è impegnata più della metà dei volontari, che nel complesso hanno raggiunto quota 1.135. L’82% dei volontari è a Milano. 

Le persone al centro

Al centro rimane sempre la persona, con la sua unicità e la sua storia, con la sua capacità di riscoprire le proprie aspirazioni, recuperare la fiducia e la responsabilità, di riconquistare infine l’autonomia grazie alla protezione e all’accompagnamento di Progetto Arca. 

Il sistema di valutazione su risultati e impatto sociale, guidato dal Comitato scientifico della fondazione, ha permesso di chiedere agli ospiti accolti di raccontare e valutare il loro personale cambiamento riconducibile al percorso svolto nei servizi. «I dati restituiscono un quadro positivo», spiega Nurzia, «l’esperienza nelle nostre strutture di accoglienza aiuta gli ospiti a sentirsi accolti, a rafforzare la motivazione verso la formazione e l’integrazione e a sviluppare una maggiore apertura alla relazione, per costruire un futuro spesso difficile persino da immaginare». 

Un valore più che triplicato

L’analisi si completa anche con una valorizzazione economica dell’impatto sociale, che Progetto Arca ha quantificato con il “moltiplicatore del ritorno sociale”, un indicatore che rivela quanto la natura di ente non profit possa moltiplicare, come beneficio per la comunità, i costi effettivamente sostenuti. Il moltiplicatore – che nel 2025 si attesta sul valore 3,4 – indica che il valore generato dai servizi di Progetto Arca nelle diverse attività (accoglienza, risposta ai bisogni primari, presa in carico) è più che triplicato rispetto al costo effettivamente sostenuto

Ne è un esempio l’abbigliamento: Progetto Arca dispone di un grande guardaroba in continuo rifornimento grazie a capi nuovi donati dalle aziende o eccedenze di privati (purché in ottimo stato). Conclude Laura Nurzia: «Questo impatto sociale, che passa attraverso conteggi forse un po’ complessi, è di grande importanza per la società e le istituzioni che trovano in noi, come in ogni altro ente non profit, l’energia propulsiva per trasformare, innovare e generare cose nuove».

Progetto Arca presentazione bilancio socialeProgetto Arca presentazione bilancio sociale
Il bilancio sociale e il piano strategico 2025 – 2030

Innovazione è una delle parole cardine dell’anno di Progetto Arca, intesa come ideazione e sviluppo di nuovi servizi che siano in grado di rispondere ai diversi bisogni primari che emergono dalla realtà. Questo approccio è incluso anche tra gli obiettivi del Piano strategico 2025-2030 “Coltiviamo speranza”, redatto dal CdA coinvolgendo da un lato gli operatori che hanno un prezioso osservatorio quotidiano sui bisogni degli ospiti fragili e dall’altro esperti esterni alla fondazione per ampliare lo sguardo sulle necessità e urgenze del territorio.

Anziani fragili la nuova frontiera

Un esempio in questo senso sono gli anziani fragili, nuovi beneficiari degli interventi di Progetto Arca. L’aumento generale della longevità porta con sé anche un aumento di chi vive a lungo ma in condizioni non favorevoli: in Italia circa un milione di anziani vive sotto la soglia della povertà assoluta, situazione aggravata spesso dalla solitudine.

Tra i progetti innovativi già avviati da Progetto Arca in questo anno c’è Casa Seneca, housing sociale inaugurato lo scorso marzo che nel cuore del quartiere Baggio a Milano accoglie inquilini in emergenza abitativa, dai nuclei monogenitoriali agli anziani soli. Un progetto realizzato in collaborazione con l’Associazione Seneca Odv, che mira nel prossimo futuro ad ampliarsi con l’acquisizione di altri appartamenti e nuove progettualità dedicate alle persone anziane.

Nel suo intervento Costantina Regazzo ha poi sottolineato il valore del lavoro di rete «è l’essenza di quello che facciamo». Ha poi ricordato come il Terzo settore abbiamo un ruolo attivo, insieme a tutti gli attori. Parlando dell’accoglienza ha sottolineato: «Accogliere è costruire un legame di fiducia, un rapporto complesso. Nel decidere di volere un incontro devo fare un passo indietro per poter poi abbracciare l’altro».

I cinque valori

«Speranza, ascolto, dignità, accoglienza, fiducia: sono i cinque valori che ci muovono nell’impegno quotidiano al fianco delle persone fragili» ha commentato il presidente Sinigallia. «Così continuiamo a rispondere alle emergenze e ai bisogni primari, consapevoli che non possono esaurire tutte le esigenze della persona ma sono una base necessaria per ritrovare la stabilità e il desiderio di rialzarsi e migliorare la propria vita» E conclude: «Come fanno ogni giorno i nostri preziosi volontari, partiamo dall’ascolto, il primo gesto di cura alla base di ogni relazione, perché così riconosciamo una persona in quanto unica, che può recuperare quella fiducia necessaria per puntare al cambiamento».

In apertura un’immagine di accoglienza realizzata da Progetto Arca , foto di Daniele Lazzaretto. Tutte le immagini sono da Ufficio stampa

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