Sicurezza alimentare: Lmr e import tolerance – Difesa e diserbo


Nel corso degli ultimi venti anni il numero di sostanze attive registrate in Europa è crollato e al contempo sono aumentati i vincoli all’impiego dei prodotti rimasti, con l’obiettivo di tutelare l’ambiente e la salute del consumatore. Una decisione presa da Bruxelles che ha complicato non poco il lavoro degli agricoltori, che oggi si trovano a lavorare in un contesto davvero sfidante (si pensi ai cambiamenti climatici) con una cassetta degli attrezzi talvolta sguarnita.

 

Oltre il danno la beffa. Perché se gli agricoltori europei sono soggetti ad una normativa stringente, le medesime norme non sono applicabili ai produttori extra Ue, che nei loro Paesi possono usare prodotti vietati in Europa e che alle frontiere godono di margini di tolleranza sui residui, non concessi ai nostri produttori.

 

Chiariamo subito una cosa: le tolleranze non rendono meno sicuro un prodotto per il consumatore, poiché i margini sono concessi solo a patto che venga tutelata la salute. Tuttavia, all’estero si possono usare prodotti vietati qui in Europa, che anche se presentano residui sui prodotti alimentari possono non comportare il respingimento alle frontiere. Ma qualcosa sta cambiando.

Leggi anche Sicurezza alimentare in Ue e accordi commerciali (spiegato semplice)

Lmr, import tolerance e controlli: come funziona il sistema

Quando si parla di residui di agrofarmaci negli alimenti, il riferimento sono i Limiti Massimi di Residuo (Lmr). Si tratta della concentrazione massima legalmente ammessa di una determinata sostanza attiva su un alimento o un mangime. Questi limiti, stabiliti dal Regolamento (CE) n. 396/2005, non sono soglie tossicologiche in senso stretto, ma valori legali definiti tenendo conto delle buone pratiche agricole e della tutela del consumatore. Come ricorda l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa), il superamento numerico di un Lmr non implica automaticamente un rischio per la salute, mentre la non conformità scatta quando il superamento resta tale anche considerando l’incertezza di misura analitica.

 

I prodotti importati da Paesi terzi devono rispettare gli stessi Lmr applicati nell’Unione Europea. Questo significa che un’arancia egiziana, un limone turco o un mango brasiliano non possono entrare nel mercato comunitario se presentano residui superiori ai limiti fissati dalla normativa Ue. Il punto critico è però un altro: per alcune sostanze attive non più autorizzate all’impiego nei campi europei possono esistere comunque dei limiti di residuo applicabili ai prodotti importati. È il meccanismo delle tolleranze all’importazione o import tolerance.

 

In pratica, un produttore extra Ue può usare una sostanza attiva vietata agli agricoltori europei e poi esportare il prodotto nell’Unione, purché il residuo rientri nel limite autorizzato. “Nel caso di sostanze attive non autorizzate per l’uso nell’Ue, un produttore di un Paese terzo può effettivamente richiedere una cosiddetta tolleranza all’importazione, ci spiega un funzionario della Commissione Europea. “Ma gli alimenti importati nell’Ue devono rispettare i Limiti Massimi di Residui per gli agrofarmaci stabiliti dall’Ue, sulla base di una rigorosa e indipendente valutazione scientifica del rischio condotta dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare”.

 

Dal punto di vista sanitario il sistema ha una sua logica. Dal punto di vista agricolo, però, il cortocircuito è evidente. L’agricoltore europeo non può usare quella molecola, anche se magari non ha alternative efficaci contro un determinato patogeno o insetto. Il concorrente extra Ue, invece, può utilizzarla nel proprio Paese e vendere il prodotto in Europa se il residuo resta entro la soglia ammessa.

 

Il caso dei limoni: vietati in campo, tollerati sul frutto

Il caso dei limoni è emblematico. Secondo uno studio condotto dalla Comunità Valenciana, sui limoni importati possono essere tollerati entro soglia Lmr oltre quindici principi attivi non autorizzati all’impiego in Europa. Tra questi figurano sostanze come benomil, imidacloprid, carbendazim, malathion, spirotetramat, teflubenzuron e diversi ditiocarbammati.

 

Il punto non è che quei limoni siano automaticamente pericolosi. Se rispettano gli Lmr, sono considerati conformi alla normativa europea. Il punto è che un agrumicoltore italiano o spagnolo non dispone della stessa cassetta degli attrezzi del competitor extra Ue. E questo può tradursi in costi maggiori, rese inferiori e difficoltà nel controllo delle avversità.

 

I dati Efsa: le importazioni sono più spesso non conformi

A dare sostanza al dibattito ci sono i dati dell’ultimo rapporto Efsa sui residui di agrofarmaci negli alimenti, relativo ai controlli effettuati nel 2024. Sono stati analizzati 86.449 campioni, di cui 18.184 provenienti da Paesi terzi. I superamenti degli Lmr sui prodotti extra Ue sono stati 1.518, pari all’8,3%, mentre i campioni non conformi sono stati 943, pari al 5,2%. Per confronto, sui prodotti provenienti dal mercato Ue il tasso di non conformità è stato dell’1,0%. Efsa segnala inoltre la Turchia come il Paese terzo con il tasso più elevato di non conformità, pari al 14,8%, in particolare su melagrane, limoni e pomodori.

 

Guardando alle frontiere, il dato più interessante è quello dei controlli rafforzati all’importazione, effettuati su combinazioni prodotto/Paese considerate a rischio. Nel 2024 i campioni sono stati 39.433, in aumento del 39% rispetto al 2023 (un chiaro segnale di cambiamento della politica). Di questi, 37.263, pari al 94,5%, sono risultati entro i limiti di legge, mentre 2.170 campioni hanno superato gli Lmr e 1.403, pari al 3,6%, sono risultati non conformi. Efsa precisa che i prodotti importati non conformi non sono entrati nel mercato Ue.

Leggi anche Residui negli alimenti: le conferme di Efsa

Reciprocità, la nuova parola d’ordine

Il mondo agricolo chiede da tempo che i prodotti importati rispettino non solo gli standard di sicurezza alimentare, ma anche standard produttivi più vicini a quelli imposti agli agricoltori europei. Non è una battaglia semplice, perché l’Ue deve muoversi nel rispetto delle regole internazionali sul commercio. Ma la Commissione sembra aver colto il problema.

 

“La Commissione è consapevole delle preoccupazioni sollevate in relazione all’uso dei prodotti fitosanitari nei Paesi terzi e comprende la volontà di accelerare i lavori su questo tema”, ci spiega il funzionario comunitario. “Per rispondere a tali preoccupazioni, e per garantire che le istanze dell’Ue in materia di benessere animale e tutela dell’ambiente siano prese in considerazione, la Commissione sta perseguendo, in linea con le regole internazionali, un maggiore allineamento degli standard produttivi applicati ai prodotti importati, in particolare per quanto riguarda gli agrofarmaci e il benessere animale”.

 

Il cambiamento più radicale è però un altro: la Commissione intende stabilire “un principio secondo cui gli agrofarmaci più pericolosi, vietati nell’Ue per motivi sanitari e ambientali, non possano rientrare nell’Ue attraverso i prodotti importati”.

 

Si tratta di un cambio rilevante. Per anni Bruxelles ha difeso un approccio centrato sul rischio per il consumatore, misurato attraverso il residuo nel prodotto finale. Ora si apre la porta ad un ragionamento più ampio, che guarda anche alla coerenza tra le regole imposte dentro l’Unione e quelle applicate ai prodotti che arrivano da fuori.

 

Parigi forza la mano, Bruxelles istituisce una task force

A spingere il dibattito ha contribuito anche la Francia. A inizio 2026 Parigi ha annunciato una stretta sulle importazioni di alimenti contenenti residui di sostanze vietate nell’Ue, tra cui mancozeb, glufosinate, tiofanato metile e carbendazim. La misura nasce in un contesto di forte pressione da parte degli agricoltori francesi, preoccupati per la concorrenza dei prodotti extra Ue e per l’accordo commerciale con il Mercosur. Il rischio, tuttavia, è quello di una frammentazione del mercato unico, con regole diverse da Paese a Paese.

 

Per questo la partita vera si gioca a Bruxelles. Il 26 gennaio 2026 la Commissione Europea ha lanciato una task force sui controlli ufficiali, con l’obiettivo di rafforzare la capacità dell’Ue di verificare che i prodotti importati rispettino gli standard comunitari. La task force riunisce esperti della Commissione e degli Stati membri e si concentrerà in particolare su sicurezza di alimenti e mangimi, residui di agrofarmaci e azioni coordinate di monitoraggio su specifici prodotti importati.

 

“La Commissione aggiorna costantemente tali Lmr alla luce degli sviluppi scientifici emersi presso le autorità europee e/o internazionali”, sottolinea ancora il funzionario comunitario. E aggiunge che, nel Pacchetto di Semplificazione relativo ad alimenti e mangimi, il cosiddetto Pacchetto Omnibus X, Bruxelles ha proposto nuove disposizioni “per creare le basi giuridiche che consentano alla Commissione di intervenire a tutela della salute umana e dell’ambiente, qualora ciò sia ritenuto opportuno alla luce dei risultati di una valutazione d’impatto”.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.