Una rivoluzione gentile. O se preferite di velluto. Un cambio netto che somiglia ad una continuazione. L’elezione di Lino Conti alla presidenza di ANBI Lazio (l’associazione che riunisce i nuovi Consorzi di Bonifica) è un passaggio di consegne dentro un percorso che non si interrompe, non una rottura con ciò che c’era prima.
Conti è il presidente del Consorzio di Bonifica Lazio Sud Ovest di Latina. È anche direttore di una delle organizzazioni dei produttori più importanti del panorama agricolo nazionale. È componente dello SNEBI, il Sindacato Nazionale degli Enti di Bonifica, Irrigazione e Miglioramento Fondiario. Conosce la bonifica dall’interno, non dalla distanza di chi la amministra senza averla praticata. È, in sintesi, il profilo che un sistema complesso richiede quando deve darsi una guida che sia insieme operativa e rappresentativa.
Come è maturata la scelta
La proposta è venuta da Niccolò Sacchetti, presidente del Consorzio di Bonifica Litorale Nord di Roma, lo stesso Sacchetti che insieme al Dg Andrea Renna all’assemblea nazionale ANBI di luglio era stato citato dalla Città Metropolitana di Roma come esempio di concertazione istituzionale efficace. Una proposta che ha trovato «immediata e convinta condivisione» da parte di Gianluca Pezzotti, presidente del Consorzio Etruria Meridionale e Sabina, e del commissario straordinario dei Consorzi della provincia di Frosinone Daniele Pili.
Quattro presidenti, quattro Consorzi, una scelta condivisa senza mediazioni lunghe. È un dato che definisce ulteriormente la qualità del sistema che si è costruito negli ultimi anni. Pezzotti e Sacchetti sono stati eletti vicepresidenti. La continuità istituzionale è garantita anche nella governance allargata.
L’eredità di Sonia Ricci e il lavoro con Renna
Conti ha scelto di aprire la sua prima dichiarazione con un riconoscimento che non era dovuto ma che rivela un metodo: «Ringrazio per la fiducia che mi è stata accordata e garantisco impegno per proseguire l’ottimo lavoro svolto da Sonia Ricci che mi ha preceduto riuscendo a dare in questi anni con l’amico direttore Andrea Renna, un nuovo ruolo ad ANBI Lazio portando la nostra associazione a rappresentare un ruolo chiave e di riferimento a livello regionale e non solo». È la descrizione di una traiettoria reale.
«Sono convinto che le sfide che attendono il nostro sistema consortile possano essere affrontate e vinte solo attraverso un lavoro condiviso, fondato sul dialogo, sulla collaborazione e sul rispetto delle esperienze e delle competenze di ciascuno. L’Associazione dovrà continuare a essere un punto di riferimento autorevole per tutti i Consorzi del Lazio, capace di rappresentarne le esigenze, valorizzarne il ruolo e promuoverne lo sviluppo». È la prosecuzione di un modello che negli ultimi anni ha radicalmente cambiato i Consorzi di Bonifica del Lazio: Anbi è diventata in poco tempo la linea del fronte contro i cambiamenti climatici e le loro conseguenze sul mondo agricolo e degli allevamenti. I successi progettuali che hanno portato Anbi Lazio all’attenzione dell’Assemblea Nazionale nascono proprio da quel modello di condivisione interna che Conti oggi assicura di voler seguire. (Leggi qui: Il Lazio della bonifica torna da Roma con un riconoscimento in tasca).
L’interesse di sistema
Non a caso il neo presidente dice che il suo impegno «sarà quello di operare nell’interesse dell’intero sistema, favorendo l’unità, il confronto costruttivo e la ricerca di soluzioni comuni, nella consapevolezza dell’importanza che i Consorzi di Bonifica rivestono per la tutela del territorio, la sicurezza idraulica, la gestione della risorsa idrica e il sostegno all’agricoltura».
ANBI Lazio di luglio scorso non era la stessa istituzione di qualche anno fa: all’assemblea nazionale era stata citata da soggetti diversi come modello, era stata protagonista della firma del protocollo con la Protezione Civile, aveva portato a Roma la rappresentanza completa di tutti i presidenti provinciali con numeri concreti: investimenti, cantieri, impianti dichiarati di interesse regionale. Quella credibilità costruita è il patrimonio che Conti riceve.
Una credibilità che ha trovato sponda nell’assessore regionale all’Agricoltura (e Bilancio) del Lazio Giancarlo Righini. È a lui che si deve molto della nuova Anbi Lazio: ha creato una Direzione specifica in Regione con dirigenti e personale, dato riconoscimento di Legge alle strutture strategiche dell’irrigazione, ampliato le competenze delle Bonifiche alla prevenzione e primo intervento sulle frane che incidono sul comparto agricolo ed alimentare.
I conti del CdA e gli invasi come priorità
L’assemblea ha anche approvato il bilancio consuntivo «che rappresenta e sintetizza il buon lavoro portato avanti negli ultimi tempi», ha detto Conti senza aggiungere numeri che non sarebbero stati il cuore della notizia. Ha preso atto della nomina del commissario Daniele Pili alla guida dei Consorzi di Bonifica della provincia di Frosinone per guidarli alla fusione. Ha definito il quadro assicurativo, portato avanti in concertazione tra tutti i Consorzi del Lazio.
Ma la parte più significativa della dichiarazione del nuovo presidente riguarda gli obiettivi. Due, distinti per natura: rafforzare la comunicazione interna ed esterna, e organizzare momenti dedicati alla presentazione delle attività e dei progetti cantierabili, esecutivi e integrati che i Consorzi hanno inserito nelle piattaforme di finanziamento. Con «particolare riferimento agli invasi necessari all’accumulo di acqua da utilizzare nei momenti di criticità».
Quella frase sugli invasi non è tecnicismo di settore. È la risposta operativa alla crisi idrica che quest’estate ha fatto scendere il lago Albano di altri due centimetri, che ha spinto gli operai dei Consorzi a lavorare all’alba per mantenere le reti irrigue sotto pressione, che ha riempito l’agenda dell’assemblea nazionale ANBI di luglio di numeri sempre più urgenti. Accumulare acqua quando c’è per usarla quando non c’è: è il principio elementare che il cambiamento climatico ha reso strategico, e che richiede infrastrutture, finanziamenti e soprattutto la capacità di presentare progetti che reggano il confronto con i criteri delle piattaforme nazionali ed europee.
Il nodo che resta per Conti
C’è una questione che il cambio di presidenza non risolve ma che il nuovo presidente dovrà affrontare. Il sistema laziale della bonifica ha dimostrato di saper funzionare: i riconoscimenti dell’assemblea nazionale, il protocollo con la Protezione Civile, i cantieri aperti in Ciociaria, il progetto di Castrocielo da 9 milioni sono prove concrete. Ma il gap tra i progetti cantierabili e i finanziamenti che li rendono esecutivi resta la variabile più difficile da governare: non per mancanza di idee, ma per la velocità con cui le piattaforme di finanziamento cambiano le proprie regole e i propri criteri.
Conti arriva alla presidenza di ANBI Lazio con la credibilità di chi conosce quel sistema dall’interno, con la continuità di chi raccoglie un lavoro già avviato, e con la responsabilità di chi deve dimostrare che il riconoscimento ricevuto a luglio non era un tributo occasionale ma la misurazione di una capacità strutturale. È un compito che si misura nei prossimi mesi, non nel giorno dell’elezione.
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