Quando arriviamo in Serbia, il presidente Aleksandar Vučić ha da poco annunciato le elezioni anticipate: il prossimo 25 ottobre, si voterà il rinnovo dell’Assemblea nazionale. Una decisione per molti inaspettata ma tutt’altro che sorprendente: il regime semi-autoritario di Vučić è in crisi dal novembre del 2024, da quando sono scoppiate le prime proteste anti-governative in seguito al crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, un disastro esplicitamente legato alle inadempienze e alla corruzione del governo – i fondi destinati al rinnovo della struttura sono rimasti nel cassetto dell’esecutivo, e i presunti lavori di restauro, annunciati urbi et orbi dal presidente, non sono mai stati svolti – che è costato la vita a sedici persone.
Novi Sad è stata la miccia che ha fatto esplodere un paese dove il confine tra il partito di maggioranza, il Partito Progressista Serbo (SNS), e lo stato si è lentamente cancellato sotto gli occhi di tutti. Ad offrirci un quadro più dettagliato della situazione è Natan Albahari, ex parlamentare ed esponente del Movimento dei Liberi cittadini, partito europeista che non parteciperà a questa tornata elettorale sostenendo – non senza qualche riserva – la lista del movimento studentesco, principale animatore della protesta anti-Vučić.
«L’incidente di Novi Sad è direttamente collegato alla corruzione di questo governo […] il partito al potere, che del progetto di restauro è stato il promotore e che aveva organizzato numerose cerimonie di inaugurazione della stazione — uno dei progetti nazionali, motivo di orgoglio per l’SNS a Novi Sad —, ha causato la morte di 16 persone, scatenando in seguito proteste di massa. Il movimento studentesco che ne è scaturito è nato soprattutto perché la repressione governativa durante le prime proteste era stata diretta contro i giovani.» Ci spiega Albahari, sottolineando il peso della mobilitazione studentesca nella costruzione di un movimento civico ostile al regime. «I giovani stanchi della corruzione, stanchi di dover cercare un futuro fuori dal Paese, ne hanno avuto abbastanza» dice Albahari «E ogni volta che qui si verificano proteste, proteste di massa, la polizia e le unità paramilitari prendono sempre di mira le persone più vulnerabili, e in questo caso hanno preso di mira i giovani. Ma il piano si è ritorto contro di loro. Si è ritorto contro di loro perché gli studenti universitari si sono ribellati, hanno bloccato le loro università, hanno detto che continueranno la protesta finché i loro colleghi e amici non saranno rilasciati dalla prigione. E ciò che è iniziato è stata la manifestazione di protesta più grande che abbiamo mai visto nella storia della Serbia».
La repressione poliziesca e le azioni di disturbo compiute dagli squadristi dell’SNS – tentativi di infiltrazione nelle facoltà, aggressioni e minacce, anche armate, contro gli studenti – sono gli elementi più plateali di un regime che da tempo ha rivelato la sua natura anti-democratica. Il modo in cui si svolgono le elezioni in Serbia ne è un esempio eloquente. «Vi ricorderete» dice Albahari «alla fine del 2023, quando qui si sono verificati brogli elettorali. Giusto per ricordarvelo: ricordate che allora il regime di Vučić fece arrivare in autobus migliaia di persone dai paesi confinanti per farle votare illegalmente alle elezioni. il regime di Vučić ha trasferito gli indirizzi di persone in tutto il paese per cambiare la loro residenza in modo che potessero votare alle elezioni locali di Belgrado, persone che non vivono qui. E in quelle elezioni alla fine del 2023, il risultato è stato molto serrato. Sono stati proprio gli elettori che Vučić ha fatto arrivare e i suoi metodi per manipolare le elezioni a fare la differenza».
Il regime di Aleksandar Vučić e dei suoi uomini non fa nulla per nascondere tutto questo; nonostante ciò, il presidente serbo continua a essere un interlocutore istituzionale per l’Italia e l’Ue, per quest’ultima è l’uomo che, nonostante la vicinanza dichiarata alla Russia di Putin, a Pechino e all’ala più radicale dell’amministrazione Trump, dovrebbe portare il paese all’interno dell’Unione. Albahari, il cui movimento è affiliato all’Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa (ALDE), ha una visione realistica – ed estremamente cruda – sull’ignavia europea nei confronti del regime, sui rapporti tra il governo di Belgrado e i paesi europei (rapporti recentemente inaspriti in seguito alla decisione della presidenza di concedere funerali di stato al criminale di guerra Ratko Mladic): «Finché la Serbia e i Balcani occidentali rimarranno stabili, con un progresso nominale verso l’Ue, ma senza un reale avanzamento verso una rapida adesione, Bruxelles e gli Stati membri si riterranno soddisfatti» sostiene Albahari.
E aggiunge «Un altro aspetto, guidato da Angela Merkel in Germania e dai suoi alleati in tutta Europa – e credo che l’Italia faccia parte di quel modello – è quello di garantire che le proprie aziende e imprese traggano profitto e si affermino in Serbia e nei Balcani occidentali. Quando si antepongono gli interessi commerciali, per così dire, ai valori democratici, allora non si va a tormentare Vučić con domande sulla situazione dei media, sul perché la sua polizia picchi i manifestanti in quel modo, sul perché i membri dell’opposizione siano sotto sorveglianza, sul perché i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini serbi vengano violati».
Del resto, l’SNS è a sua volta affiliato al Partito Popolare europeo: «È un peccato che ci sia voluto un evento come il funerale di Mladic per aprire gli occhi alla gente e ai decisori politici dell’Ue, spingendoli a dire: “Beh, un attimo, forse il governo serbo non è sulla strada verso l’Europa”. Devo dire che ci sono politici in tutta l’UE che si chiedono, usando queste parole: “La Serbia o i serbi meritano di entrare nell’Ue?” Penso che la domanda giusta sia: “Perché avete permesso al signor Vučić e al suo Partito Progressista Serbo di fare ciò che fanno?” E il Partito Progressista Serbo è membro del Partito Popolare Europeo, che comprende la CDU in Germania e Forza Italia in Italia. Questi sono amici e alleati del signor Vučić. E così ora, all’improvviso, sono furiosi per il fatto che Belgrado abbia organizzato questo funerale per Mladic, ma è uno dei loro. Ve lo ripetiamo da oltre dieci anni: chi è il signor Vučić, chi sono i serbi e cos’è il Partito Progressista Serbo. È filorusso, è anti-occidentale, è antieuropeo, non condivide i valori e i principi su cui si fonda il resto dell’Europa, eppure lo trattate da pari e lo considerate come qualcuno che, beh, sapete cosa intendo, possiamo cambiare» conclude Natan Albahari, ribadendo un’ultima volta che «Dopo dieci anni o anche di più – ormai saranno tredici anni di Vučić – non potete cambiarlo. Non cambierà, non farà entrare la Serbia nell’Unione europea».
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