La Camera ha approvato nel disegno di legge ColtivaItalia una norma che libera circa 20 milioni di euro per l’agricoltura dell’Emilia-Romagna colpita dall’alluvione di maggio 2023. Le risorse provengono dai fondi residui della legge 100/2023 e sono già assegnate al territorio regionale, in attesa del passaggio al Senato.
Per le imprese agricole e per chi lavora come contoterzista nei comprensori alluvionati, il punto è doppio: da un lato i nuovi ristori destinati alle aziende rimaste escluse dai precedenti indennizzi, dall’altro la possibilità di utilizzare parte dei fondi per interventi di prevenzione del rischio idraulico e di dissesto, con ricadute sulla sicurezza di campi, strutture e infrastrutture aziendali.
Ristori Emilia-Romagna, cosa prevedono i 20 milioni
Secondo quanto approvato alla Camera, la norma in ColtivaItalia consente di usare le risorse residue della legge 100/2023 per completare il sistema di aiuti post alluvione. Per l’Emilia-Romagna si parla di circa 20 milioni di euro già destinati, legati agli eventi calamitosi che hanno colpito l’area nel maggio 2023 con inondazioni e frane diffuse.
Questi fondi integrano il quadro dei ristori già avviato con il decreto-legge 61/2023, puntando a chiudere le situazioni rimaste scoperte. L’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi ha parlato di notizia “molto importante” perché consente, se il testo verrà confermato dal Senato, di rispondere alle imprese ancora escluse dai precedenti interventi di sostegno.
Rispetto alle misure generali attivate dopo l’alluvione, la novità di queste risorse sta nel fatto che vengono indirizzate in modo mirato a casi specifici rimasti fuori dai primi schemi di aiuto, con la possibilità di coprire tipologie di danno e situazioni territoriali che non avevano trovato risposta nei ristori iniziali.
Frane e smottamenti hanno colpito soprattutto le aree collinari dell’Emilia-Romagna, provocando danni ai terreni e alle strutture agricole OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it
Chi può ottenere i ristori dopo l’alluvione 2023
La nuova disposizione punta alle imprese agricole che non erano rientrate nelle prime tornate di indennizzo. Rientrano in particolare le aziende escluse dal fondo mutualistico catastrofale Agricat, anche per motivi legati alle aree coperte o alle tipologie di danno riconosciute, e che hanno subito danni rilevanti a strutture, macchinari e produzioni.
Tra i beneficiari attesi vengono citate le imprese con terreni danneggiati ma rimasti fuori dalle aree indennizzabili e le aziende che hanno registrato perdite produttive a causa di frane non comprese nell’ambito operativo di Agricat. La logica dichiarata, richiamata dall’assessore Mammi, è che le risorse destinate all’alluvione “dovevano essere utilizzate fino all’ultimo euro” senza lasciare realtà agricole senza risposta.
Per molte aziende che hanno già affrontato perizie e stime dei danni in occasione dei primi bandi, il nuovo canale si aggiunge al quadro di strumenti che comprende anche la gestione di altri eventi estremi, come illustrato nei casi di perizia dei danni da calamità in agricoltura e nelle analisi sugli impatti del clima sui danni agricoli e sulla crisi. In questo contesto, contano le valutazioni già effettuate e la documentazione disponibile, che potranno essere riprese dalle amministrazioni competenti quando verranno definiti i bandi regionali.
Prevenzione idraulica e dissesto, possibili utilizzi
Una parte delle risorse potrà sostenere interventi di prevenzione del rischio idraulico e del dissesto idrogeologico legato all’alluvione di maggio 2023. La possibilità riguarda in generale le Regioni interessate dalla legge 100/2023 e, per l’Emilia-Romagna, apre spazi per lavori su fossi, canali, difese spondali e consolidamenti collegati alla protezione dei fondi agricoli.
Nei territori dove la rete di scolo aziendale si collega a infrastrutture pubbliche già danneggiate, la combinazione tra questi 20 milioni e altri finanziamenti per la ricostruzione può incidere sulla sicurezza di viabilità rurale e accessi aziendali. In diverse aree la Regione ha già programmato interventi, come i cantieri su strade provinciali e comunali finanziati con oltre 10 milioni di euro, che includono ripristini e consolidamenti collegati alle aree produttive.
Per chi gestisce aziende in pianura o in collina, l’effetto pratico di opere su bonifiche, scarpate e briglie riguarda direttamente magazzini, ricoveri macchine e stalle: in caso di nuovi eventi estremi, la differenza tra un accesso agibile e una strada interrotta pesa anche sui costi di gestione del parco macchine e sulla possibilità di spostare mezzi e attrezzature in sicurezza.
Iter della norma ColtivaItalia e tempi di attuazione
Il disegno di legge ColtivaItalia, approvato dalla Camera, ora passa al Senato per l’esame definitivo. Solo dopo il via libera di Palazzo Madama e la pubblicazione in Gazzetta la norma sui 20 milioni diventerà operativa, permettendo alla Regione Emilia-Romagna di attivare le procedure amministrative per l’assegnazione dei ristori aggiuntivi e delle risorse per la prevenzione.
La fase successiva sarà quindi nelle mani della Regione, che dovrà definire criteri e modalità per l’accesso ai fondi, coordinando questi 20 milioni con gli altri strumenti disponibili, inclusi i regimi di aiuto già autorizzati a livello europeo per inondazioni e frane successive in Emilia-Romagna. In questo quadro, i danni da eventi estremi restano un capitolo centrale nelle politiche di sostegno e si affiancano ad altri interventi mirati come gli aiuti per il grano duro legati ai fertilizzanti o i bandi di sviluppo rurale attivati in diverse regioni.
Per le imprese colpite da alluvioni e tempeste il risultato è una stratificazione di strumenti, dai ristori emergenziali ai regimi strutturali di aiuto, che richiede attenzione alle scadenze e alle condizioni di accesso man mano che i singoli provvedimenti entrano in vigore.
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