#Finsubito news – Rinnovabili vicino ai siti UNESCO, cade il vincolo: il Parlamento apre a nuovi impianti fotovoltaici ed eolici nelle aree idonee


Una cava dismessa che ricade nella zona cuscinetto di un sito UNESCO potrà essere presa in considerazione per ospitare un impianto fotovoltaico, purché rispetti i requisiti previsti dalla legge. Lo stesso vale per altre aree idonee, comprese alcune superfici industriali. Il Parlamento ha approvato una norma che amplia le possibilità di installare impianti eolici e fotovoltaici vicino ai siti riconosciuti come patrimonio dell’umanità, mantenendo le tutele paesaggistiche applicabili.

Il via libera definitivo è arrivato dalla Camera il 4 novembre 2026, con la conversione del decreto-legge 157/2026. Un provvedimento nato per affrontare i prezzi petroliferi e le infrastrutture energetiche strategiche che, tra una disposizione e l’altra, ha trovato spazio anche per le alternative ai combustibili fossili. Non capita tutti i giorni.

La modifica è passata attraverso un emendamento presentato al Senato dal Partito Democratico e accolto dalla maggioranza di centrodestra. Una convergenza trasversale sulla singola disposizione, mentre il voto finale sul decreto è rimasto diviso. Al 6 novembre, la legge di conversione risulta approvata definitivamente, in attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Cosa cambia nelle zone cuscinetto UNESCO

Le buffer zone sono le fasce territoriali individuate per proteggere il contesto dei siti riconosciuti dall’UNESCO. Possono comprendere terreni agricoli, infrastrutture, insediamenti industriali e superfici già modificate dall’attività umana. Finora, nelle zone di protezione dei siti UNESCO, il decreto legislativo 190/2024 consentiva soltanto gli interventi riconducibili alle attività libere dell’Allegato A, con le eccezioni previste per le aree vincolate.

La nuova norma, contenuta nell’articolo 2-ter del decreto convertito, modifica l’articolo 11-quinquies e ammette anche gli interventi degli Allegati B e C, normalmente soggetti a procedura abilitativa semplificata e autorizzazione unica. Gli impianti dovranno ricadere interamente in zone cuscinetto che presentino i requisiti di area idonea previsti dalla normativa nazionale o regionale. Tra queste figurano, a determinate condizioni, cave e miniere cessate, discariche chiuse e aree industriali. Territori dove l’intervento umano è già arrivato da parecchio tempo, spesso lasciandosi dietro qualcosa di meno gradevole di un pannello solare.

Come chiarisce il dossier della Camera, ai nuovi interventi non si applicano le ulteriori semplificazioni previste dall’articolo 11-quater, che attenuano il vincolo paesaggistico e riducono i termini procedimentali. La novità consiste dunque nella possibilità di valutare progetti prima esclusi, mantenendo le verifiche previste.

L’estetica del paesaggio

Il paesaggio italiano è attraversato da autostrade, tralicci, ponti, ferrovie e capannoni industriali. Abbiamo costruito parecchio, e non sempre prestando particolare attenzione all’estetica. Poi arrivano le turbine eoliche, con quelle torri slanciate e le grandi pale che girano lentamente, e la loro presenza diventa una questione di bellezza del paesaggio. Eppure una pala eolica può anche essere bella. Può inserirsi armonicamente in un territorio, diventare un elemento riconoscibile del panorama, raccontare qualcosa del presente senza cancellare ciò che esisteva prima.

L’eolico, del resto, è anche una questione di design. Le turbine contemporanee hanno forme essenziali, dettate soprattutto dall’aerodinamica e dalla necessità di produrre energia in maniera efficiente. Proporzioni, modello, colore e disposizione degli aerogeneratori contribuiscono a determinare come un impianto apparirà nel paesaggio. Le linee guida UNESCO sulla valutazione degli impatti delle rinnovabili chiedono espressamente di considerare questi elementi, insieme all’altezza delle turbine e alle caratteristiche del territorio.

Anche il fotovoltaico ha conosciuto un’evoluzione progettuale: pannelli integrati negli edifici, moduli con caratteristiche estetiche differenti, soluzioni agrivoltaiche che permettono di combinare produzione energetica e attività agricola. Certo, una distesa di pannelli sistemata senza attenzione al territorio può risultare invadente. Vale anche per un capannone, un parcheggio o un complesso residenziale. La qualità di un progetto dipende anche dalla capacità di scegliere dove e come realizzarlo.

L’UNESCO ha già spiegato come integrare le rinnovabili nel patrimonio mondiale

L’11 luglio 2025 l’UNESCO ha pubblicato nuove linee guida dedicate agli impianti solari ed eolici nei contesti del patrimonio mondiale. L’obiettivo è aiutare i Paesi a sviluppare energie rinnovabili conservando i valori che hanno portato al riconoscimento dei siti culturali e naturali.

Nel documento, realizzato insieme agli organismi consultivi del Comitato del patrimonio mondiale, l’organizzazione spiega che la maggior parte dei progetti eolici e fotovoltaici può risultare fattibile anche in un contesto UNESCO, quando la pianificazione e l’esecuzione assicurano la protezione del patrimonio.

Si parla di valutazioni preventive, coinvolgimento delle comunità, scelta delle tecnologie e dimensioni degli impianti. Le indicazioni considerano perfino le strade di accesso e le infrastrutture necessarie per collegare gli impianti alla rete. Le valutazioni devono considerare anche il valore universale eccezionale per cui ciascun sito è stato riconosciuto dall’UNESCO, senza fermarsi al semplice impatto visivo degli impianti. Perché collocare bene una turbina significa considerare anche tutto quello che serve a farla funzionare. E conoscere il luogo che la ospiterà.

Il paesaggio delle fonti fossili, invece, ce lo siamo già costruito

Petrolio, carbone e gas naturale hanno lasciato sul territorio infrastrutture di ogni genere. Pozzi, miniere, raffinerie, oleodotti, centrali termoelettriche. Opere che hanno trasformato paesaggi, economie e intere comunità. E poi c’è quello che succede durante la combustione.

Secondo il Global Energy Review 2026 dell’Agenzia internazionale dell’energia, la diffusione del fotovoltaico dal 2019 ha permesso di evitare nel solo 2025 circa 1,5 miliardi di tonnellate di emissioni annue di CO₂. Il contributo dell’eolico è stato stimato in altri 1,1 miliardi di tonnellate. Sono stime calcolate rispetto a uno scenario senza la capacità rinnovabile aggiunta nel periodo considerato. Le conseguenze del cambiamento climatico, intanto, stanno già raggiungendo il patrimonio che cerchiamo di proteggere.

Secondo l’UNESCO, il 60% dei siti del patrimonio mondiale nella regione mediterranea ha già segnalato rischi legati alle inondazioni costiere e all’erosione associate all’innalzamento del livello del mare. Monumenti, siti archeologici e insediamenti storici sono esposti a fenomeni che possono comprometterne la conservazione. Una centrale alimentata a gas può trovarsi a centinaia di chilometri da un sito UNESCO, ma le sue emissioni contribuiscono comunque al riscaldamento globale.

L’Italia ha bisogno di nuovi impianti, anche nelle aree già trasformate

Nel 2025, secondo i dati di Terna, le fonti rinnovabili hanno coperto circa il 41% della domanda elettrica italiana. Il fotovoltaico ha registrato un nuovo record produttivo, ma il sistema elettrico continua a dipendere in misura significativa dal gas naturale. La crescita delle rinnovabili richiede nuovi impianti, reti adeguate e territori dove realizzarli.

Il patrimonio italiano, del resto, racconta una lunghissima storia di trasformazioni. Gli acquedotti romani erano infrastrutture tecnologiche, i mulini utilizzavano la forza dell’acqua e del vento, i paesaggi agricoli che oggi ammiriamo sono stati modellati dal lavoro di generazioni.

Opere nate per rispondere alle necessità delle persone, diventate parte del territorio e, in alcuni casi, del suo stesso valore culturale. Il paesaggio, però, non ha mai smesso di cambiare. La nuova disposizione permette di valutare alcune installazioni prima escluse. Toccherà ai progetti e alle amministrazioni dimostrare che possono convivere con i luoghi scelti, rispettandone le peculiarità storiche, archeologiche e naturalistiche.

Possiamo discutere dell’altezza di una turbina, del colore delle pale e della distanza da un sito UNESCO. Possiamo persino decidere di costruirla altrove. Con le emissioni dei combustibili fossili, però, è più complicato: contribuiscono a un cambiamento climatico che minaccia anche il patrimonio che vogliamo proteggere. E contro il mare che avanza, una fascia di rispetto disegnata sulla mappa serve a ben poco.


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