ZEE italiana, stop alla pesca extra Ue irregolare


Il passaggio ha un effetto pratico immediato per il settore: sposta il controllo dal bordo delle acque territoriali alla gestione della risorsa in una fascia esterna dove operano anche flotte straniere. Da qui nasce il valore della prima applicazione sulle unità extra Ue.

La nostra verifica collima con il riscontro pubblicato da Italia Cooperativa e con la ricostruzione di ANSA: la Guardia Costiera ha contestato attività su tonno rosso a imbarcazioni extracomunitarie e la leva giuridica è la ZEE.

Perimetro editoriale: usiamo “pesca illegale” solo per le condotte contestate nella cornice riportata dagli atti e dai riscontri pubblici disponibili. Dove manca un dato ufficiale come coordinate dell’intervento o Stato di bandiera, il dettaglio resta fuori.

Cosa cambia davvero con la ZEE italiana

Il mare territoriale italiano resta la fascia entro le 12 miglia nautiche in cui lo Stato esercita sovranità piena. La ZEE agisce fuori da quella fascia e attribuisce un titolo specifico sulla risorsa economica e sulla sua conservazione. La pesca entra quindi in un regime in cui l’autorità nazionale può difendere lo stock anche oltre il confine classico delle acque territoriali.

Il DPR 26 settembre 2025 n. 193, pubblicato in Gazzetta Ufficiale e in vigore dal 3 gennaio 2026, ha trasformato l’autorizzazione contenuta nella legge 91/2021 in un perimetro operativo. La formula “fino a 200 miglia” va letta come limite massimo: nel Mediterraneo la distanza reale dipende dai confini concordati con gli Stati che fronteggiano l’Italia.

L’operazione che rende la norma visibile

L’intervento sulle imbarcazioni extracomunitarie diventa rilevante perché non si esaurisce nella sanzione al singolo peschereccio. Mostra che il nuovo perimetro è già utilizzabile contro attività di cattura del tonno rosso svolte in violazione delle regole internazionali.

Il riscontro pubblico di Confcooperative Agroalimentare e Pesca collima con il cuore tecnico della nostra ricostruzione: nella ZEE l’autorità italiana può arrivare al fermo e al sequestro dopo l’ispezione quando una flotta di Paesi terzi incide sulla risorsa protetta. Per il comparto nazionale questo cambia la percezione del rischio per chi pescava contando sulla difficoltà di intervento oltre il mare territoriale.

Dove si applica il primo perimetro italiano

Il primo perimetro italiano non copre indistintamente ogni tratto di mare attorno alla penisola. Nel Tirreno centro-meridionale il decreto costruisce una prima area; nello Ionio aggancia la delimitazione all’intesa con la Grecia; nell’Adriatico settentrionale e centro-meridionale usa il confine concordato con la Croazia. Per Ustica il testo esclude le acque territoriali che circondano l’isola.

Il dettaglio delle coordinate WGS84 e delle lossodromie è più concreto di quanto sembri. Una lossodromia è una linea a rotta costante: per chi controlla in mare significa poter trasferire il perimetro dalla pagina normativa alla strumentazione di bordo.

Perché gli accordi con Grecia e Croazia pesano

L’accordo con la Grecia firmato ad Atene nel 2020 e quello con la Croazia firmato a Roma nel 2022 sono dentro la logica della ZEE italiana. Il decreto usa questi riferimenti per evitare sovrapposizioni e rimanda ad atti successivi le porzioni ancora da definire.

Questo punto è spesso trascurato: la ZEE italiana nasce in un bacino chiuso dove la linea teorica delle 200 miglia incontra coste ravvicinate e delimitazioni pattizie. Il valore del perimetro dipende dalla sua compatibilità diplomatica e dalla capacità di essere fatto rispettare in modo continuativo.

Perché il tonno rosso è il banco di prova

Il tonno rosso è il banco di prova perché ha alto valore commerciale ed è gestito con un piano internazionale. La Commissione europea ha indicato per il triennio 2026-2028 un TAC annuo di 48.403 tonnellate per lo stock orientale e mediterraneo con opportunità Ue pari a 25.164 tonnellate annue. In una pesca a quota, ogni cattura fuori regola altera la concorrenza prima ancora del mercato finale.

Il piano ICCAT lega la pesca del tonno rosso a finestre temporali e registri delle unità autorizzate; prevede inoltre una taglia minima ordinaria di 30 kg o 115 cm. La nostra lettura è lineare: una ZEE efficace rende quei vincoli controllabili anche quando l’unità non batte bandiera Ue.

Cosa può fare lo Stato nella ZEE

Il transito di una nave straniera resta distinto dallo sfruttamento della risorsa. La ZEE colpisce il secondo scenario: quando un peschereccio esercita attività di cattura su specie regolamentate, l’Italia può far valere il proprio titolo economico e ambientale.

Questo chiarisce il salto rispetto al vecchio confine mentale delle 12 miglia. L’autorità marittima non si limita a documentare una presenza sospetta in mare; può contestare l’attività e bloccare l’effetto economico dell’infrazione, cioè il trasferimento del pescato dentro una filiera competitiva.

Effetti su cooperative e imprese italiane

Per le cooperative di pesca italiane il tema è immediato. Le imprese che rispettano quote e periodi autorizzati sostengono costi amministrativi e produttivi che un operatore irregolare scarica sul mercato. La ZEE riduce proprio quello spazio di vantaggio illecito.

La pressione sui conti di bordo, che abbiamo già ricostruito nel nostro approfondimento sul fermo volontario della pesca a Termoli, rende il punto ancora più sensibile. Quando il gasolio assorbe margine e le giornate disponibili si riducono, la concorrenza di chi non rispetta le regole diventa un danno economico misurabile.

Dalla barca al mercato: il punto sulla tracciabilità

Il controllo in mare funziona solo se dialoga con la fase di sbarco. Nel 2026 la Guardia Costiera ha documentato la produzione e distribuzione di sigilli di garanzia per gli esemplari di tonno rosso sbarcati in Italia. Il MASAF ha inserito la campagna 2026-2028 dentro decreti nazionali su unità autorizzate e quote.

Per il consumatore questo significa una cosa concreta: il pescato regolare lascia tracce documentali. La denominazione della specie e la zona di cattura sono i primi elementi da guardare; il metodo di produzione completa il quadro perché collega il prezzo al percorso reale del prodotto.

I prossimi segnali da controllare

I prossimi segnali utili saranno atti e numeri ufficiali sulle sanzioni applicate. Nel perimetro pubblico disponibile non risultano dettagli verificati su bandiere coinvolte o coordinate dell’intervento. L’assenza di quei dati impone prudenza nella cronaca e non indebolisce il passaggio principale: il potere esiste ed è già operativo.

La parte da seguire riguarda le aree non ancora delimitate dal primo DPR. Ogni nuovo accordo con Stati frontisti può estendere la praticabilità della ZEE italiana e rendere più omogenea la sorveglianza sulle flotte che pescano nel Mediterraneo centrale.


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 Junior Cristarella

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