Strade dissestate, marciapiedi che aspettano da anni, edifici pubblici che cadono a pezzi mentre i Bilanci comunali non reggono. La Regione Lazio ha deciso di intervenire con 27 milioni e 150 mila euro a fondo perduto: soldi veri, non cofinanziamenti da rendicontare a Bruxelles. Destinati direttamente ai Comuni per opere pubbliche concrete nel triennio 2026-2028.
La delibera è la 310 /26, pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione Lazio n°40. Dà il via all’attuazione di quanto previsto dall’Articolo 6 della Legge Regionale 22 del 2024. I Comuni possono ora avviare le procedure per accedere ai fondi.
Una manna dal cielo per il Lazio meridionale e soprattutto per le province di Frosinone e Latina. Lì la rete viaria secondaria accusa decenni di manutenzione insufficiente e questa misura arriva in un momento in cui molti Comuni stanno ancora uscendo da situazioni di predissesto o gestione vincolata. Avere risorse a fondo perduto per opere pubbliche senza dover ricorrere a mutui è esattamente la leva che serve per sbloccare cantieri fermi da troppo tempo.
La divisione
La delibera stabilisce che le risorse vengano ripartite in modo perfettamente equilibrato tra le due macro-aree di intervento: infrastrutture pubbliche e sociali¸ Viabilità e mobilità.
Ecco la ripartizione annuale delle risorse:
| Annualità | Infrastrutture pubbliche e sociali | Viabilità e mobilità | Totale |
|---|---|---|---|
| 2026 | € 1.433.645,91 | € 1.433.645,91 | € 2.867.291,82 |
| 2027 | € 4.383.645,91 | € 4.383.645,91 | € 8.767.291,82 |
| 2028 | € 7.758.000,00 | € 7.758.000,00 | € 15.516.000,00 |
| Totale | € 13.575.291,82 | € 13.575.291,82 | € 27.150.583,64 |
Possono presentare domanda tutti i Comuni del Lazio ad esclusione di: Roma Capitale; i Municipi di Roma; il Comune di Frosinone; il Comune di Latina; il Comune di Rieti; il Comune di Viterbo.
L’esclusione deriva dal fatto che questi enti risultano già beneficiari delle risorse assegnate dalla Regione Lazio nell’ambito del Programma FESR Lazio 2021-2027 – Azione 5.1.1 “Strategie Territoriali”. Hanno già avuto. Mentre tutti gli altri ed in particolare i piccoli Comuni, no.
Le due categorie
Sul fronte delle Infrastrutture pubbliche e sociali, i Comuni potranno proporre interventi riguardanti: scuole pubbliche; biblioteche e mediateche; laboratori didattici; centri culturali e sociali; impianti sportivi pubblici; aree sportive all’aperto; piazze e spazi pubblici; parchi urbani; aree giochi; hub pubblici per innovazione e coworking; percorsi naturalistici e storico-culturali.
Saranno ammissibili: nuove costruzioni; ristrutturazioni; manutenzioni straordinarie; efficientamento energetico; adeguamenti impiantistici; abbattimento delle barriere architettoniche; miglioramento sismico; adeguamenti normativi e di sicurezza.
C’è poi il capitolo su Viabilità e mobilità. Qui potranno essere finanziati interventi riguardanti: strade urbane ed extraurbane; ponti e opere d’arte stradali; rotatorie; opere per la sicurezza stradale; piste ciclabili; ciclovie; marciapiedi accessibili; percorsi pedonali; parcheggi pubblici; aree sosta per camper; parcheggi per biciclette e monopattini; semafori intelligenti; illuminazione stradale a basso consumo; impianti a fune collegati a parcheggi.
Per questa categoria sarà possibile finanziare anche l’acquisto di terreni, purché indispensabili alla realizzazione dell’opera e per un importo non superiore al 20% del contributo concesso.
Quanto può chiedere ogni Comune
Ogni ente potrà presentare una sola domanda. La soglia minima di contributo finanziabile è stabilita in 50mila euro mentre la quota massima di contributo finanziabile è di 500mila euro.
La Regione ha previsto due graduatorie separate.
Classe 1 Comuni con popolazione pari o superiore a 5.000 abitanti.
Classe 2 Piccoli Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti.
La distribuzione delle risorse privilegia i piccoli centri: il 40% delle risorse alla Classe 1; mentre il 60% delle risorse alla Classe 2. Una scelta politica precisa che punta a rafforzare i territori minori, spesso caratterizzati da minore capacità finanziaria e progettuale.
La selezione avverrà tramite graduatoria. I criteri principali saranno: tipologia dell’intervento; livello di progettazione disponibile; completamento di opere incompiute; coerenza con il Documento Strategico di Programmazione regionale e con il DEFR 2026-2028; gestione associata tra più Comuni.
Particolarmente premiata sarà la maturità progettuale: per il Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica sono previsti 15 punti; per il Progetto Esecutivo 30 punti.
Cosa devono fare i Comuni
Le istanze potranno essere presentate esclusivamente per via telematica a partire da mezzogiorno del 10 giugno utilizzando la piattaforma regionale InfraMob. La manifestazione di interesse deve essere presentata, pena l’esclusione, entro mezzogiorno del 27 luglio 2026.
Dal punto di vista politico, la Delibera n. 310 rappresenta un segnale importante dell’amministrazione regionale guidata dal centrodestra. Tre elementi emergono con chiarezza. Il primo, è la volontà di consolidare un modello di finanziamento diretto ai Comuni, attraverso procedure competitive ma con contributi che possono arrivare al 100% del costo. Una scelta particolarmente apprezzata dagli enti locali con limitate capacità di bilancio.
Il secondo è l’attenzione verso i piccoli Comuni, ai quali viene riservato il 60% delle risorse disponibili. Una decisione che punta a contrastare il divario infrastrutturale tra aree interne e centri urbani maggiori.
Il terzo riguarda la forte enfasi sulla cantierabilità dei progetti. L’elevato punteggio attribuito ai progetti esecutivi indica chiaramente la volontà della Regione di finanziare opere immediatamente realizzabili, riducendo il rischio di immobilizzazione delle risorse.
Per i Comuni medi e piccoli del Lazio si apre dunque una finestra di finanziamento significativa, che potrebbe consentire la realizzazione di interventi attesi da anni, soprattutto in materia di sicurezza stradale, rigenerazione degli spazi pubblici, scuole e impiantistica sportiva.
(Foto di copertina © DepositPhotos.com).
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