Casa Madre Teresa di Calcutta – realtà all’interno dell’Opera della Provvidenza Sant’Antonio, che si occupa di persone con malattia di Alzheimer e decadimento cognitivo – compie vent’anni. Era il 25 settembre 2006 quando i primi ospiti cominciavano a frequentare i neonati centri diurni e, poco più di un anno dopo, venivano accolti anche i primi ospiti all’interno del centro residenziale. In due decenni di attività e di servizio la struttura di Sarmeola di Rubano ha consolidato esperienze cliniche e relazionali, linee di cura e approcci alla persona malata, tecniche riabilitative e percorsi formativi per le famiglie, partnership e collaborazioni con enti e istituzioni, divenendo punto di riferimento nel territorio per la cura e l’accompagnamento della persona con malattia di Alzheimer, dalla diagnosi a fine vita.
Stile di Chiesa: ieri come oggi
Ciò che contraddistingue Casa Madre Teresa di Calcutta, così come l’Opsa, da altre strutture, è senz’altro il fatto di essere un ente di ispirazione cristiana e di operare al suo interno secondo tali valori. «La Chiesa di Padova vent’anni fa si interrogò su quali fossero i bisogni emergenti della popolazione e fu pionieristica nel progettare questa struttura, divenendo fulcro di uno stile, di un modo di accompagnare – racconta mons. Roberto Ravazzolo, direttore generale dell’Opsa – Allora Casa Madre Teresa nacque come segno di carità della Diocesi – quale frutto del Giubileo del 2000 – Oggi rappresenta un’esigenza di giustizia: come società siamo chiamati a farci carico delle persone non autosufficienti, affinché ciascuno venga messo nella condizione di fruire di un’esistenza dignitosa e possa affrontare cammini di vita e terapeutici proporzionati ai bisogni di cui necessita in un dato
momento, attraverso percorsi umanizzanti. In tanti anni sono state vissute esperienze pilota che varrebbe la pena divenissero paradigmi di buone pratiche. L’equipe di professionisti che lavora in questa realtà è davvero di altissimo livello».
La Casa e i suoi servizi
Il centro polifunzionale è integrato con l’Opsa, anche se il suo ingresso è da un’altra via del Comune di Rubano; internamente, però, le due strutture sono collegate. A Casa Madre Teresa si trova un centro servizi residenziale per anziani non autosufficienti, dedicato esclusivamente alle persone affette da demenza che, pur non trovandosi ancora nelle fasi più avanzate della malattia, necessitano di un inserimento in una struttura residenziale a causa della gravità del disturbo comportamentale da cui sono affetti o delle difficoltà della rete familiare.
«Il Centro residenziale è costituito da due nuclei – Sant’Antonio e San Leopoldo: questi i loro nomi – composti rispettivamente da diciassette posti letto; qui le persone vengono aiutate a rallentare il deterioramento delle loro funzioni cognitive o a prevenire il più possibile la comparsa di disturbi comportamentali – spiega mons. Roberto Bevilacqua, già direttore dell’Opsa – C’è poi Casa San Massimiliano Kolbe, avviata nel 2012, che accoglie le persone nella fase più avanzata della malattia: qui i posti sono settantadue; infine, sono presenti i centri diurni, i primi a essere partiti vent’anni fa: il San Raffaele e il San Camillo, con una disponibilità di cinquanta posti. In questo modo la struttura garantisce la presa in carico di tutte le tipologie di malattia, dalla più lieve fino alla più complessa».
Demenze giovanili e approccio psicologico
In tempi recenti le forme di malattia legate all’esordio della demenza si presentano anche in età giovanile, tra i cinquanta e i sessant’anni. Lo evidenzia Andrea Melendugno, che da oltre quindici anni svolge la professione di psicologo in Casa Madre Teresa di Calcutta. «Nel tempo abbiamo cercato di consolidare le esperienze, non accontentandoci della partenza quasi avveniristica di questo centro, ma volendo onorare chi aveva avuto tanta lungimiranza. E in effetti siamo cresciuti, soprattutto come equipe multidisciplinare, offrendo oggi una continuità nella presa in carico delle persone malate; le incontriamo all’ingresso, operiamo una valutazione iniziale, poi una rivalutazione nel tempo per poter studiare la malattia».
Ancora Melendugno: «Non ci occupiamo soltanto di stendere un progetto, valutando se inserire l’ospite nel centro diurno piuttosto che in quello residenziale, seguiamo anche la famiglia nel tempo e svolgiamo attività di prevenzione e formazione. Negli ultimi anni abbiamo lavorato molto sulla prevenzione e sul trattamento del disturbo del comportamento: uno dei nostri capisaldi è che, oltre all’approccio farmacologico, sia indispensabile operare sulla relazione, sull’ambiente, sulla metodologia con cui si tratta questo disturbo. Un esempio è il progetto dei giardini terapeutici, che ha dato risultati davvero interessanti, dimostrando una concreta efficacia terapeutica».
La forza della rete
«La struttura negli anni è cresciuta soprattutto nel rapporto con il territorio e con le famiglie – sottolinea Cristina Pomaro, l’assistente sociale che dall’inizio opera in Casa Madre Teresa – Quando una famiglia ci chiama, facciamo già squadra: il nostro compito è l’accoglienza a tutto campo, la presa in carico globale delle necessità del paziente e della famiglia, la nostra forza è la rete. Mi occupo anche di formazione, perché è importante creare la cultura dell’accoglienza, nonostante una diagnosi di Alzheimer. Negli anni sono aumentate le richieste di sostegno da parte delle famiglie, c’è maggiore sensibilità su questa malattia e più consapevolezza sull’esistenza e utilità dei centri diurni: i caregiver hanno compreso che portare da soli un carico pesante è faticoso, portarlo insieme è più sostenibile».
Un evento per il personale e l’Open day per tutti a gennaio
In occasione dei vent’anni di Casa Madre Teresa di Calcutta sarà organizzato un Open day nel mese di gennaio 2027 per festeggiare questo traguardo con tutte le persone coinvolte nel lungo tratto di strada. Entro dicembre, invece, si terrà un evento celebrativo interno, riservato al personale che ogni giorno opera per il benessere degli ospiti della casa. Le figure professionali che vi operano quotidianamente sono diverse: medico di medicina generale e specialista, neuropsicologo, educatore professionale, logopedista, fisioterapista, coordinatore delle attività socio-sanitarie, infermiere, operatore socio-sanitario, assistente sociale. Fondamentali i volontari e le associazioni a disposizione di ospiti, famiglie e personale; alcune hanno la loro sede all’interno della struttura, come Amap-Associazione malattia di Alzheimer Padova.
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