Il punto decisivo dell’apertura è la distinzione tra ponte utilizzabile e opera in configurazione finale. Dal 30 maggio il traffico ha un nuovo attraversamento sull’Arno, mentre alcune lavorazioni restano concentrate sulle finiture e sugli spazi laterali.
Nota di lettura: i dati riportati fotografano la fase di apertura parziale avviata il 30 maggio 2026 e separano ciò che è già percorribile da ciò che verrà completato nella fase successiva.
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Apertura del ponte e percorso della cerimonia
La giornata del 30 maggio ha avuto una scansione operativa netta: partenza dal lato di via di Villamagna alle 11:30, attraversamento collettivo sul ponte ancora chiuso al traffico, taglio del nastro in posizione centrale e arrivo sul lato lungarno Colombo per la targa. La partecipazione ha occupato le due sponde durante il primo passaggio pubblico, con istituzioni locali, Regione Toscana e familiari delle vittime.
Perché il nome scelto pesa sulla memoria della città
L’intitolazione porta il ponte dentro la memoria civile fiorentina. Nadia e Caterina Nencioni furono uccise nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993 nella strage mafiosa di via dei Georgofili insieme ai genitori Angela Fiume e Fabrizio Nencioni e allo studente Dario Capolicchio. Nadia non aveva ancora nove anni; Caterina aveva cinquanta giorni. La targa collocata sull’opera fissa il nome completo dell’attraversamento: Ponte Caterina e Nadia Nencioni vittime della strage mafiosa di via dei Georgofili.
Cosa è aperto adesso
Il transito utilizza due corsie su tre, una per senso di marcia. È operativo uno dei percorsi pedonali-ciclabili sul lato del Viadotto Marco Polo con illuminazione provvisoria. La terza corsia, i parapetti definitivi, una parte dell’illuminazione e le sistemazioni a verde restano legati alle lavorazioni di completamento previste nell’area dell’opera.
Le modifiche sulle strade collegate
L’apertura agisce anche sull’assetto dei nodi stradali. Sono stati accesi i semafori agli innesti con via di Villamagna e via Lapo da Castiglionchio da un lato e con lungarni Colombo e Aldo Moro e via Minghetti dall’altro. Via Lapo da Castiglionchio è tornata a doppio senso tra via Niccolò da Uzzano e via di Villamagna; nel tratto finale di via Minghetti è stato istituito il senso unico da via Sonnino verso il lungarno.
La struttura in numeri
L’impalcato misura circa 180 metri, con sezione trasversale di 17,45 metri. La struttura ha una pila in alveo, due spalle e due campate con luci di circa 100 e 80 metri; la campata verso l’Albereta misura 79 metri e supera il parco con un arco che lascia circa 7 metri all’intradosso. Il disegno mantiene libero il passaggio sotto l’opera e tutela la continuità del parco.
Materiali e finiture previste
La parte portante combina piloni in cemento armato gettato in opera, travi in acciaio e soletta in cemento armato con cassero metallico. I fianchi sono previsti in pannelli di GRC, cemento rinforzato con fibre di vetro usato nei rivestimenti; le balaustre saranno in acciaio verniciato grigio con montanti verticali in tubolari squadrati. Sotto l’impalcato restano varchi di servizio alti 5 metri e larghi 4,5 metri per mezzi di sicurezza e per manutenzione o sorveglianza idraulica.
Perché il ponte ha un profilo più alto
Il profilo rilevato dell’attraversamento va letto insieme alla quota idraulica: il nuovo ponte è stato impostato per lasciare defluire l’Arno in caso di piena. Da qui deriva una pendenza percepibile più marcata rispetto ad altri attraversamenti cittadini. La valutazione concreta per biciclette e sedie a rotelle dipenderà dall’assetto definitivo dei percorsi laterali dopo il completamento delle finiture.
Il rapporto con la tramvia per Bagno a Ripoli
L’opera nasce nel quadro della linea tranviaria per Bagno a Ripoli. La funzione del ponte è dare alla viabilità ordinaria un attraversamento dedicato mentre il sistema tramviario ridisegna i movimenti sul quadrante sud-est. La conseguenza pratica è un nuovo asse tra Bellariva e Gavinana, utile già nella fase parziale perché distribuisce i flussi prima concentrati sui passaggi vicini.
Cosa resta da completare
La fase aperta al pubblico anticipa la configurazione finale. Restano lavorazioni su rivestimento, parapetti, illuminazione definitiva e verde intorno all’opera; il cantiere utilizzerà una struttura tecnica chiamata by bridge montata sull’impalcato, prima lato Ponte da Verrazzano e poi sull’altro lato. La conclusione indicata per il completamento complessivo resta ottobre 2026.
Cosa cambia nell’intorno verde
Il progetto copre anche l’area verde ai lati dell’attraversamento. Sul lato Albereta è previsto lo spostamento del percorso ciclo-pedonale tra via di Villamagna e il fiume per creare una fascia verde alberata. È previsto anche il raccordo tra il ponte e il viale interno del parco, con nuove sedute e aree picnic. La scelta più rilevante per l’uso quotidiano è la continuità sotto l’impalcato, perché il ponte scavalca il parco senza tagliarlo al livello dei percorsi.
Dal varo strutturale all’apertura
Il passaggio del 30 maggio chiude la prima sequenza tecnica avviata con il varo strutturale del 27 febbraio, quando l’impalcato da 140 metri fu caricato su carrelloni speciali e ruotato verso la posizione finale. Dopo quella operazione sono arrivate la porzione conclusiva in acciaio e le successive verifiche. Il dato che spiega la rapidità percepita è questo: il ponte è stato reso utilizzabile prima del completamento estetico per anticipare l’effetto sulla mobilità.
Il valore civile della dedica
La dedica alle sorelle Nencioni trasforma un’infrastruttura in un segno urbano quotidiano. Ogni attraversamento rende il nome visibile fuori dai giorni delle commemorazioni e questo dà alla toponomastica una funzione pubblica concreta: collegare una scelta di mobilità alla memoria della strage mafiosa che colpì Firenze nel 1993.
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Junior Cristarella
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