Montebelluna, furto al monumento dei caduti nei lager


La vicenda va letta partendo dal luogo: Mercato Vecchio è un’area in cui il monumento dialoga con Santa Maria in Colle e con la memoria pubblica di Montebelluna. Il furto incide sul bene materiale e sulla funzione civile che quel bene svolgeva.

Nota editoriale: le informazioni riportate distinguono i fatti già accertati dagli elementi che restano oggetto di verifica investigativa.

Il luogo e il bene colpito

Il furto è avvenuto a Montebelluna, nel Trevigiano, nell’area del monumento ai caduti nei lager nazisti situato nel piazzale di Mercato Vecchio, nei pressi di Santa Maria in Colle. La parte sottratta è la scultura in bronzo che dava forma visibile al ricordo degli ex internati e delle vittime dei campi nazisti.

Il dato decisivo è la natura pubblica della collocazione. Una statua commemorativa in uno spazio aperto non funziona come un oggetto ornamentale isolato: organizza un punto di memoria, rende riconoscibile il luogo e offre alla comunità un riferimento stabile. La sua assenza altera quindi il significato dell’intero complesso.

Che cosa è stato asportato

La rimozione riguarda la statua in bronzo e quattro delle cinque colombe decorative collocate alla base del monumento. La distinzione conta: la vicenda supera la sottrazione del pezzo principale e include gli elementi simbolici accessori.

Le colombe non erano dettagli secondari nel linguaggio del monumento. Inserite nella composizione, completavano il messaggio di pace e liberazione che la statua rendeva immediatamente leggibile. Portarle via insieme alla scultura ha svuotato il basamento di una parte sostanziale della sua grammatica visiva.

Dalla segnalazione ai primi accertamenti

La scoperta è partita da una segnalazione civica: qualcuno ha notato l’assenza della scultura e ha attivato il passaggio verso l’amministrazione e le forze dell’ordine. Questo dettaglio rende chiara la prima fase della ricostruzione: il furto è stato rilevato dopo la rimozione del bene e non durante l’esecuzione.

Da quel momento il caso è entrato in una procedura ordinata: verifica del sito, rilievi sul basamento, controllo dell’area e denuncia. La presenza sul posto di Carabinieri e Polizia locale indica che l’episodio viene trattato come sottrazione di patrimonio pubblico con possibili elementi utili alla ricostruzione dei movimenti avvenuti nelle ore precedenti.

Gli attrezzi rimasti sul posto spiegano la dinamica materiale

Accanto al monumento sono stati trovati un seghetto e un piede di porco. La loro presenza orienta la lettura tecnica del furto: per separare una scultura in bronzo dal supporto serve agire sul sistema di fissaggio, non basta sollevare un elemento appoggiato.

Il punto operativo è questo: l’azione ha richiesto tempo, attrezzatura e accesso ravvicinato alla base. Gli strumenti lasciati nell’area possono aiutare gli investigatori a distinguere tra danneggiamento, taglio, leva e distacco forzato. Da qui passano anche eventuali verifiche su impronte, tracce e compatibilità tra segni presenti sul basamento e mezzi impiegati.

La telecamera spostata restringe il campo delle immagini utili

Un impianto di videosorveglianza vicino all’area risulta spostato rispetto alla posizione originaria. È un elemento importante perché incide sulla qualità della documentazione disponibile: una telecamera fuori asse può registrare il contesto senza riprendere il punto più sensibile.

Questo non cancella la possibilità di ricostruire la sequenza. Le indagini possono lavorare sui transiti nelle strade vicine, sugli orari compatibili con la rimozione e su eventuali immagini indirette provenienti da altri impianti. La videosorveglianza in casi di furto di metallo pubblico raramente vive di un solo fotogramma risolutivo: spesso conta la combinazione tra percorsi, tempi e veicoli.

La pista del metallo viene presa in considerazione perché la parte principale sottratta è in bronzo. In un furto del genere il valore economico del materiale può spiegare la scelta dell’oggetto, la rimozione della scultura e l’interesse per gli elementi decorativi.

La deduzione più prudente è distinguere movente e conseguenza. Un’azione orientata al recupero del bronzo avrebbe comunque colpito un simbolo civile. Il valore del metallo può spiegare il metodo senza ridurre il danno pubblico prodotto dalla sottrazione di un monumento dedicato alle vittime dei lager.

La posizione del Comune

Il sindaco Adalberto Bordin ha definito l’episodio un atto criminoso inaccettabile. La posizione pubblica del Comune è rilevante perché sposta subito il caso dal piano del solo danno patrimoniale a quello della tutela di un segno civico.

In questa prospettiva il furto riguarda due beni sovrapposti: il bronzo come materiale sottratto e il monumento come dispositivo di memoria. La prima dimensione entra nell’indagine economica e materiale, la seconda resta nel rapporto tra istituzione locale, cittadinanza e luoghi del ricordo.

Il profilo della tutela pubblica

Il quadro normativo italiano sui beni culturali distingue la funzione pubblica di un bene dalla sua eventuale qualificazione formale come bene culturale. Per le cose mobili e immobili appartenenti a enti pubblici, l’interesse artistico, storico o etnoantropologico è il criterio che può attivare percorsi specifici di tutela.

Per questa vicenda il punto verificabile è la funzione commemorativa del monumento e la sua appartenenza allo spazio pubblico. La qualificazione tecnico-amministrativa dell’opera richiede atti e verifiche degli organi competenti. Questa distinzione evita scorciatoie: il furto è già rilevante come sottrazione di patrimonio pubblico e come lesione del presidio memoriale.

Cosa succede adesso

La priorità investigativa è ricostruire il momento della rimozione e il percorso successivo del bronzo. In parallelo, il Comune dovrà preservare il basamento, documentare il danno e valutare le condizioni per un ripristino rispettoso dell’opera originaria.

La parte più delicata riguarda anche il recupero della funzione pubblica del luogo. Una volta sottratto un elemento commemorativo, il ripristino deve restituire al complesso una presenza riconoscibile. La base vuota, finché resta tale, comunica un’assenza e rende il furto visibile ogni giorno a chi attraversa l’area.


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 Junior Cristarella

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