29 maggio 2026 – ore 18:00 – Premessa – Oggi desidero concentrare l’attenzione su una tematica non oggetto di particolare attenzione in Italia, ma decisamente significativa nel futuro, incerto, dell’Europa. Parleremo della Germania! Parleremo del riarmo della Germania e della contemporanea crescita di consensi dell’estrema destra tedesca incarnata dall’Alternative für Deutschland (AfD).
Il faraonico progetto di riarmo
Il 23 aprile u.s. i media tedeschi aprono le edizioni con l’annuncio del ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius sulla nuova strategia militare della Germania.
L’atmosfera che si respira a Berlino nell’imminenza della conferenza stampa del ministro, ci riferiscono, è quella delle grandi occasioni. La Germania, si sussurra, disporrà in pochi anni delle Forze armate più forti di tutta Europa, sì, più di Francia e Gran Bretagna messe insieme. Sui visi e negli sguardi dei convenuti si percepiscono orgoglio e grande soddisfazione.
La Deutsche Welle (DW), nota emittente pubblica tedesca, segue con particolare attenzione lo storico momento. La giornalista di DW Nina Werkhäuser scrive: «Per la prima volta nella sua storia, la Bundeswehr ha adottato una strategia militare per preparare la Germania alle minacce future. La strategia definisce gli orientamenti futuri delle forze armate tedesche e analizza come la Bundeswehr possa contrastare le potenziali minacce. Raramente una strategia militare è stata così necessaria come in questo periodo storico, ha dichiarato il ministro della Difesa Boris Pistorius durante l’intervento. Il mondo è diventato più imprevedibile e anche più pericoloso, ha affermato il politico socialdemocratico (SPD), da quando la Russia ha lanciato la sua guerra contro l’Ucraina e l’ordine giuridico internazionale è stato sottoposto a una pressione enorme. Secondo la strategia militare, la Russia rappresenta la minaccia maggiore e più immediata per il prossimo futuro della Germania e della sicurezza transatlantica: la Russia sta ponendo le basi per un attacco militare contro gli Stati membri della NATO. Il documento prosegue poi analizzando come la Bundeswehr dovrebbe reagire a potenziali scenari di guerra, come un attacco russo al territorio della NATO, sebbene i dettagli siano classificati».
Gli obiettivi sono chiari, si afferma: «La strategia militare ribadisce l’obiettivo, già precedentemente dichiarato, di espandere significativamente la Bundeswehr fino a raggiungere un totale di 460.000 soldati pronti al combattimento entro la metà degli anni Trenta, di cui 200.000 nelle riserve. L’obiettivo dichiarato è quello di trasformare la Bundeswehr nel più potente esercito convenzionale d’Europa, con la crescita più rapida possibile entro il 2029 per aumentare la prontezza difensiva. Grazie a un intenso lavoro di reclutamento, la Bundeswehr sta crescendo, seppur lentamente. Alla fine di marzo 2026, le forze armate contavano circa 185.400 soldati in servizio attivo, 3.300 in più rispetto a marzo dell’anno precedente. Se questo tentativo fallisse, la coscrizione militare, sospesa dalla Germania nel 2011, potrebbe essere reintrodotta».
Breve sintesi analitica del documento
Per meglio comprendere questa reale rivoluzione del pensiero strategico-militare tedesco, Stefano Feltri, su “Appunti”, ci viene incontro attraverso una sintesi chiara che desidero proporvi.
Obiettivo strategico:
La Germania punta a sviluppare la Bundeswehr fino a farla diventare la più forte d’Europa. Questo riflette un cambio di paradigma, in cui il Paese assume una maggiore responsabilità convenzionale e strategica all’interno della NATO e della UE.
La minaccia:
La Russia è identificata come la più grande minaccia immediata per la sicurezza nello spazio euro-atlantico. La strategia evidenzia come Mosca utilizzi strumenti ibridi (spionaggio, sabotaggio, attacchi cyber) e si stia preparando per un potenziale conflitto militare con la NATO.
Profilo delle capacità:
Stabilisce i mezzi concreti, le tecnologie e le risorse necessarie per attuare la strategia.
Sviluppo in tre fasi (fino al 2039 e oltre):
- Fase 1 (fino al 2029): massimizzazione rapida della capacità di difesa e di tenuta delle forze attuali.
- Fase 2 (fino al 2035 circa): incremento significativo delle capacità in tutte le dimensioni per assumere il ruolo di guida in Europa.
- Fase 3 (2039 e oltre): raggiungimento della superiorità tecnologica attraverso l’innovazione.
Priorità militari strategiche:
Garantire la difesa nazionale e dell’alleanza (compito principale).
Mitigare l’impatto degli attacchi ibridi.
Rafforzare la stabilità in Europa e nelle regioni limitrofe meridionali.
Proteggere le linee di comunicazione marittime e le infrastrutture critiche.
Modernizzazione e tecnologia:
La Germania si concentra sulla digitalizzazione del campo di battaglia, sull’uso dell’intelligenza artificiale, sulle operazioni multidominio (Cyber, Spazio, Informazione) e sullo sviluppo di sistemi di difesa missilistica e di attacco di precisione a lungo raggio.
Personale e risorse:
Il piano prevede un obiettivo di almeno 460.000 soldati (tra attivi e riserva) entro il 2035. Si punta alla “dotazione completa” di tutti i reparti, eliminando le strutture tipiche di un’armata in tempo di pace per ottimizzare la prontezza operativa.
Ruolo di “partner di riferimento”:
La Germania intende fungere da perno per gli alleati europei, migliorando l’interoperabilità e la capacità di proiezione autonoma delle forze, alleggerendo così il peso strategico degli Stati Uniti in Europa.
Le prime reazioni alla nuova strategia militare della Germania
Come spesso accade, e come la storia ci insegna, Francia e Regno Unito, da una parte, plaudono “forzatamente” a questo immenso sforzo tedesco nel comparto Difesa e, dall’altra, temono una presumibile e prossima decisa concorrenza della Germania sul mercato internazionale dell’industria della Difesa. Sia Londra sia Parigi stanno infatti osservando con malcelato timore l’estremo attivismo nel comparto da parte del ministro Pistorius, protagonista negli ultimi mesi di continue missioni estere, dal Canada all’Australia, allo scopo di promuovere ovunque l’industria degli armamenti tedeschi.
Inoltre, Paesi come la Polonia, e non solo, non sembrano gioire di una strategia di riarmo tedesca così imponente; non l’applaudono e sembrano unicamente subirla. La Russia si innervosisce, percependo di essere considerata dall’Europa unicamente come il principale “nemico”. Gli Usa sembrano non voler esprimersi: osservano con attenzione e, nel frattempo, alleggeriscono la propria presenza militare in Europa, partendo proprio dalla Germania.
Documento strategico della Germania nel link in descrizione:
Mentre si definisce la strategia militare, il consenso politico del governo cala rovinosamente e l’estrema destra avanza ovunque.
In queste estive giornate di fine maggio, tutti gli analisti tedeschi concordemente affermano che il governo di coalizione CDU/CSU-SPD, guidato da Merz, appare in profonda crisi. Non solo in termini di consenso, ma soprattutto perché dilaniato da furiose e ripetute liti interne, dalla mancanza di obiettivi comuni e, soprattutto, colpito da una crisi economica che non accenna a diminuire. La crisi politica della coalizione di governo appare grave, ci dicono, e siamo a un anno dalle elezioni.
I continui sondaggi in Germania indicano, contemporaneamente, un crescente consenso popolare per l’estrema destra Alternative für Deutschland (AfD).
Merita ricordare che oltre l’80% dei tedeschi non appare soddisfatto delle scelte operate dal governo. Se si votasse oggi, affermano sempre gli analisti tedeschi, questa coalizione non raggiungerebbe la maggioranza.
In particolare, AfD viene accreditata del 27% dei consensi a livello federale, staccando di oltre 3 punti i cristiano-democratici del cancelliere Merz. I risultati delle elezioni regionali appaiono eloquenti: rispetto al 2021, AfD ha raddoppiato i consensi in Baden-Württemberg e li ha aumentati dell’11,6% in Renania-Palatinato. Le elezioni in Sachsen-Anhalt, che si terranno in settembre, dovrebbero determinare il pieno successo per AfD, accreditata da tutti gli istituti di sondaggio tedeschi come primo partito e in grado di governare la regione senza bisogno di coalizioni.
La crescita di consenso di AfD
Questa tematica mi ha stimolato a studiare: volevo comprendere le cause profonde che stanno determinando questo drastico cambiamento di orientamento politico. Cosa sta attraendo i consensi della popolazione tedesca verso AfD, mi sono chiesto. Ho letto e studiato molto, ho analizzato i discorsi, ho visto le manifestazioni di protesta nelle maggiori città tedesche, ho constatato l’esplosione sui social della pervasiva propaganda espressa da AfD, ovunque e sempre più sofisticata, con l’uso sapiente dell’IA.
Ho inserito il grassetto in modo selettivo, evidenziando solo i concetti centrali, i soggetti politici e i passaggi chiave.
Il tutto accompagnato da immagini, simbologia, musiche e canzoni tipiche degli anni ’30 e ’40 del secolo scorso.
L’ideologia politico-sociale espressa dalla leader Alice Weidel, economista, strutturata sull’esaltazione dell’identità della nazione tedesca e sulla strenua difesa degli interessi esclusivi della Germania, sembra rappresentare inequivocabilmente il principale contenitore psicologico e pedagogico della macchina della propaganda, traducendosi in un consenso sempre maggiore che, non dimentichiamolo, attraversa trasversalmente tutti i gangli della complessa società tedesca.
In tale cornice, comprendiamo meglio la totale avversità della Weidel nei confronti sia della cosiddetta Politica estera e di sicurezza comune dell’Unione europea (PESC), sia del Servizio europeo per l’azione esterna (EEAS), che gestisce le relazioni diplomatiche dell’Unione europea con altri Paesi al di fuori dell’UE e conduce la politica estera e di sicurezza dell’Unione attraverso l’Alta rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, la nota, e non certo amata e brillante, Kaja Kallas.
Nel comparto Difesa, solo apparentemente la Weidel sembra in linea con la politica di riarmo espressa dal cancelliere Merz. In altre parole, AfD appare assolutamente favorevole alla politica di riarmo e chiede il ripristino della leva obbligatoria, ma in una chiave esclusivamente interna, nel voler cioè rafforzare la Germania e non certo per divenire il pilastro di una futura strategia europea della Difesa.
In tale quadro, meglio si comprende la volontà di AfD di sospendere gli aiuti tedeschi all’Ucraina, impiegando queste risorse per garantire il necessario riarmo della Germania, guardando alla Russia come partner e non come nemico.
Inoltre, sotto il profilo della sicurezza interna, leggiamo testualmente, in sintesi, i contenuti della proposta politica di AfD, che appaiono rappresentare il core business del crescente consenso nella Germania di oggi:
«Il terrorismo e la criminalità non sono fenomeni naturali da accettare senza riserve. Sono opera dell’uomo e hanno cause che possono essere combattute. Ed è proprio questo che intendiamo fare. L’elevata percentuale di stranieri coinvolti, in particolare in reati violenti e legati al traffico di droga, porta troppo raramente all’adozione di provvedimenti ai sensi della legge sull’immigrazione. Pertanto, chiediamo di agevolare l’espulsione, in particolare reintroducendo l’espulsione obbligatoria anche in caso di reati minori. La situazione della sicurezza sta peggiorando drasticamente, soprattutto nelle aree metropolitane della Germania. I giovani delinquenti rivestono un ruolo particolarmente significativo in questo contesto, poiché attualmente si trovano ad affrontare misure legali inefficaci. Chiediamo pertanto una corrispondente modifica delle leggi in materia, in particolare della legge sulla detenzione. Inoltre, richiediamo il rafforzamento delle forze di polizia e il potenziamento del contrasto alla criminalità organizzata».
Sul tema dell’immigrazione, AfD sembra essere particolarmente drastica, intercettando perfettamente il crescente e dilagante “disagio” che, sempre secondo gli analisti tedeschi, viene percepito dalla popolazione.
Ricordiamo infatti che in Germania, secondo gli ultimi rilevamenti, vivono 14,1 milioni di persone senza cittadinanza tedesca che, su un totale di 84,7 milioni di abitanti, corrispondono a una percentuale del 16,1%. Alla fine del 2025, circa 3,2 milioni di persone risultavano registrate come richiedenti asilo nel Registro centrale degli stranieri (AZR) tedesco.
In tale quadro d’insieme, AfD nel proprio sito afferma, in sintesi, che «le frontiere devono essere chiuse immediatamente per porre fine all’immigrazione di massa incontrollata di lavoratori, prevalentemente non qualificati, nel nostro Paese e nei suoi sistemi sociali. Vogliamo decidere autonomamente chi può venire da noi e consentire l’immigrazione solo a coloro che sono qualificati e di cui abbiamo effettivamente bisogno. Chiediamo controlli rigorosi ai valichi di frontiera tedeschi e la sorveglianza del confine verde mediante sistemi di sicurezza integrati. Respingiamo qualsiasi ricongiungimento familiare per i richiedenti asilo riconosciuti, poiché i sistemi sociali tedeschi non sono in grado di sopportare tali oneri. L’AfD riconosce pienamente la libertà di credo, di coscienza e di religione. Tuttavia, chiede che vengano imposte restrizioni legali alla pratica religiosa. L’AfD si oppone alla diffamazione delle critiche razionali alla religione, etichettandole come islamofobia o razzismo. Vogliamo impedire che i musulmani si radicalizzino fino al punto di sfociare nel salafismo violento e nel terrorismo. Bisogna impedire che gli Stati islamici, i donatori stranieri o i loro intermediari finanzino la costruzione e la gestione delle moschee. Gli imam devono giurare fedeltà incondizionata alla nostra Costituzione. I sermoni nelle moschee in Germania devono essere pronunciati in tedesco. Gli imam che si oppongono alla Costituzione saranno interdetti dalla predicazione e, se sussistono i presupposti di legge, saranno espulsi. Le cattedre di teologia islamica nelle università tedesche dovrebbero essere abolite e le relative posizioni trasferite agli studi islamici non confessionali. Il burqa e il niqab, coprendo il volto, creano una barriera tra chi li indossa e l’ambiente circostante, rendendo così più difficile la convivenza nella società. Seguendo il modello francese, i veli non dovrebbero essere indossati negli spazi pubblici, né negli istituti scolastici, né da insegnanti né da studenti. L’AfD chiede il divieto generale dei veli integrali in pubblico e nei servizi pubblici».
L’incapacità del governo di intercettare il disagio profondo della popolazione tedesca
Con questo aspro giudizio, sostanzialmente, gran parte della stampa e diversi opinionisti tedeschi hanno voluto evidenziare il contenuto di recenti dichiarazioni della leader di AfD che avrebbero riscosso ampi consensi in una popolazione tedesca che ci appare stanca, impoverita e sempre più insicura nelle proprie città.
La Weidel ha dichiarato:
«La continua perdita di oltre 341.000 posti di lavoro nel settore industriale non è un mero fenomeno ciclico, bensì l’espressione di un profondo fallimento strutturale delle politiche adottate. Mentre altre economie rafforzano strategicamente la propria base industriale e beneficiano della crescita globale, la Germania, sotto la guida di Friedrich Merz, si è ulteriormente allontanata dalla ripresa internazionale. La promessa ripresa economica non ha prodotto per l’industria altro che amara delusione e crescente incertezza».
«Invece di riforme, sotto l’attuale governo di coalizione stiamo assistendo all’espansione di condizioni quadro che ostacolano la crescita, scoraggiando gli investimenti e accelerando la delocalizzazione della produzione all’estero. Mentre la nostra base industriale si sta erodendo, miliardi vengono sottratti illecitamente per progetti all’estero. Si tratta di una sistematica cattiva allocazione delle risorse pubbliche a scapito della nostra economia e non ha assolutamente nulla a che vedere con una politica economica responsabile. Solo l’AfD si batte per una reindustrializzazione coerente della Germania. Chiediamo un sollievo immediato per le imprese e i lavoratori attraverso una riduzione costante di tasse e imposte, il ripristino di prezzi dell’energia competitivi a livello internazionale e una drastica riduzione degli oneri burocratici. I fondi pubblici devono essere costantemente impiegati per rafforzare la nostra economia, anziché essere sperperati in progetti di prestigio della politica internazionale. Solo un ritorno alla razionalità del mercato, alle priorità nazionali e a una politica industriale realistica può ancora arrestare il declino economico del nostro Paese».
«L’onere finanziario causato dai flussi migratori persistentemente elevati sta raggiungendo livelli senza precedenti. La sola spesa federale ammonta a circa 21 miliardi di euro all’anno. A ciò si aggiungono considerevoli costi aggiuntivi per gli Stati, i comuni e la magistratura, che stanno raggiungendo il limite delle proprie capacità a causa dell’ondata di richieste di asilo e ricorsi. I veri costi della fallimentare politica migratoria sono di gran lunga superiori a quelli che il governo federale comunica al pubblico. Il solo governo federale ha recentemente speso circa 24,8 miliardi di euro all’anno per spese legate alla migrazione. Anche gli Stati e i comuni, molti dei quali già fortemente indebitati, devono farsi carico di ulteriori oneri per decine di miliardi. Nel corso degli anni, i costi totali effettivi ammontano a diverse centinaia di miliardi di euro. Ciò include non solo le spese dirette per alloggio e assistenza, ma anche i costi successivi per l’amministrazione, l’integrazione e un sistema giudiziario virtualmente sopraffatto da decine di migliaia di casi. L’impatto finanziario sui nostri sistemi sociali e sul funzionamento dello Stato di diritto è disastroso».
«Allo stesso tempo, il governo federale sta scaricando spietatamente i costi delle proprie politiche errate sulla popolazione lavoratrice. Friedrich Merz e la sua coalizione nero-rossa si stanno già preparando a estendere la vita lavorativa fino a 70 anni. Chi ha lavorato per decenni dovrà lavorare ancora più a lungo in futuro per finanziare le conseguenze di una politica migratoria ancora incontrollata. Un numero crescente di cittadini non riesce proprio a comprendere tale priorità e l’erosione della nostra solidarietà sociale. L’AfD si batte per un cambiamento radicale nella politica migratoria: chiediamo la completa sicurezza delle frontiere nazionali, l’applicazione senza restrizioni della legge e l’eliminazione sistematica di tutti gli incentivi finanziari e dei fattori di attrazione. Solo attraverso un simile cambio di rotta si potranno garantire in modo duraturo la capacità di azione dello Stato, la stabilità sociale e gli interessi dei propri cittadini».
Conclusione
Vi lascio con la poesia di Goethe “Il Viandante”, nella quale si evoca in modo suggestivo la contemplazione di una scena notturna, in cui la natura appare silenziosa e pacifica. Emerge così il contrasto tra la quiete della natura e l’animo inquieto del Viandante.
Canto notturno del viandante
Su ogni cima
è pace;
in ogni chioma
senti appena
un alito.
Nel bosco anche gli uccelli, tutto tace.
Aspetta: presto
anche tu avrai pace.
⸻
Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.
È autore di quattro saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; e “Un altro mondo” (2025), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.
Articolo di Stefano Silvio Dragani
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Stefano Silvio Dragani
Source link







