Nel tempo accelerato dell’immagine contemporanea, dove il volto femminile viene consumato e rigenerato con la stessa rapidità di uno scroll, Donne in vista restituisce invece alla fotografia il peso lento dello sguardo. La mostra non si limita infatti a raccogliere una serie di ritratti: compone piuttosto un atlante sentimentale della femminilità, attraversando oltre trent’anni di fotografia italiana e internazionale.
Le circa sessanta immagini selezionate dall’archivio di Thorimbert ed esposte al Centro per la fotografia Camera di Torino, rivelano con chiarezza ciò che ha sempre distinto il fotografo milanese: la capacità di abitare simultaneamente più linguaggi senza mai irrigidirsi in uno stile riconoscibile e definitivo. Moda, ritratto editoriale, fotografia d’autore, immagine privata: ogni territorio viene attraversato con una leggerezza solo apparente, perché dietro la fluidità estetica emerge una disciplina rigorosa dello sguardo.
Toni Thorimbert, un fotografo senza gabbie stilistiche a Torino
Thorimbert fotografa le donne senza trasformarle in icone irraggiungibili né in semplici superfici narrative. Anche quando ritrae figure celebri — Monica Bellucci, Ornella Vanoni, Victoria Abril, Nancy Brilli, Natalia Ginzburg — evita la trappola dell’enfasi spettacolare. I suoi ritratti non cercano il mito, ma una soglia di vulnerabilità. È come se il fotografo attendesse il momento in cui la maschera pubblica si incrina appena, lasciando filtrare qualcosa di più opaco e umano.
In questo senso Donne in vista dialoga sotterraneamente con la grande tradizione del ritratto novecentesco, da Richard Avedon a Peter Lindbergh, ma senza aderire completamente né all’eleganza grafica del primo né all’epica malinconica del secondo. Thorimbert conserva una specificità italiana: un’attenzione quasi tattile alla relazione tra corpo e ambiente, tra luce e pelle, tra artificio e naturalezza. La fotografia di moda resta presente nella costruzione dell’immagine, ma viene continuamente sabotata da dettagli minimi — uno sguardo laterale, una postura imperfetta, una stanchezza trattenuta — che riportano tutto dentro una dimensione emotiva.

I dialoghi segreti fra i volti nella mostra di Toni Thorimbert da Camera
La mostra funziona soprattutto quando rinuncia alla cronologia e lascia emergere corrispondenze inattese tra le immagini. Una fotografia di Eleonora Giorgi sembra rispondere, a distanza di anni, al ritratto severo di Natalia Ginzburg; il glamour controllato di Monica Bellucci entra in risonanza con volti anonimi fotografati fuori da qualunque committenza. Celebrità e sconosciute finiscono così per occupare lo stesso spazio simbolico: quello della rappresentazione femminile come costruzione fragile, mai definitiva.
Ma il cuore emotivo dell’esposizione si trova altrove, lontano dai nomi noti. Le due immagini poste al centro del percorso — la madre e la figlia del fotografo — interrompono improvvisamente il ritmo della mostra e ne rivelano il nucleo più profondo. Qui Thorimbert abbandona ogni possibile distanza professionale: la fotografia diventa un gesto affettivo, quasi una forma di prossimità silenziosa. Non c’è alcuna retorica familiare, nessuna celebrazione privata. Piuttosto emerge la consapevolezza che ogni ritratto, anche il più costruito, nasce sempre da un desiderio di trattenere il tempo.
Ed è forse proprio questo il tema sotterraneo di Donne in vista: il tempo inciso sui corpi e sulle immagini. Guardando le fotografie raccolte in mostra si percepisce infatti l’evoluzione di un’estetica, ma anche di uno sguardo maschile che progressivamente rinuncia al controllo assoluto della forma per lasciare spazio all’ambiguità, alla complessità, perfino all’imperfezione.
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6 / 6L’omaggio invisibile a Luca Beatrice nella mostra di Thorimbert a Torino
La curatela evita intelligentemente di trasformare l’omaggio a Luca Beatrice in una commemorazione nostalgica. La sua presenza aleggia nella mostra come un controcampo invisibile: critico capace di attraversare arte, musica e cultura pop senza gerarchie, Beatrice avrebbe probabilmente riconosciuto in Thorimbert la stessa attitudine a muoversi tra registri differenti senza perdere intensità critica.
Nella fotografia di Thorimbert il femminile non diventa mai categoria astratta o manifesto ideologico. È piuttosto un territorio di apparizioni: volti che emergono dalla luce, corpi che sembrano sottrarsi alla fissità dell’immagine proprio mentre vengono immortalati. Roland Barthes scriveva che ogni fotografia contiene contemporaneamente “la testimonianza che qualcosa è stato” e l’annuncio della sua scomparsa. Donne in vista abita esattamente questa soglia fragile. E forse per questo, uscendo dalla mostra, resta addosso non tanto il ricordo dei singoli ritratti quanto la sensazione di aver attraversato una lunga meditazione sulla presenza, sulla memoria e sulla bellezza destinata inevitabilmente a svanire.
Grazia Nuzzi
Torino // Fino al 2 giugno
Donne in vista. Toni Thorimbert
CAMERA CENTRO ITALIANO PER LA FOTOGRAFIA, Via delle Rosine 18
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