Riapre il Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona


Custode di una delle più importanti collezioni private d’arte del Novecento, il Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona è un edificio modernista immerso in un parco di otto ettari. Grazie a un importante intervento di restauro, l’edificio ha recuperato la visione originaria aggiornandone al contempo infrastrutture tecniche e standard conservativi, ed è pronto alla riapertura al pubblico a partire dal 18 luglio 2026.

Il Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona. La storia

Inaugurato nel 1969, il Gulbenkian è considerato uno dei capolavori della museografia modernista europea. Pensato fin dall’origine per ospitare la straordinaria collezione enciclopedica riunita da Calouste Sarkis Gulbenkian – oltre seimila opere che spaziano dall’antico Egitto ai grandi maestri della pittura europea, passando per arte islamica, porcellane cinesi e arti decorative – rappresenta uno dei rari casi in cui edificio, allestimento e raccolta sono stati concepiti come un unico progetto. Firmato dagli architetti Frédéric Ladonne e Teresa Nunes da Ponte, il progetto ha ristabilito quel dialogo tra collezione, architettura e paesaggio immaginato dagli autori dell’edificio – Ruy Jervis d’Athouguia, Alberto Pessoa e Pedro Cid – e progressivamente alterato nel corso dei decenni.

L’intervento di restauro del Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona

Come ha spiegato Nunes da Ponte, l’intervento si è concentrato su tre elementi fondamentali: “trasparenza, luce e materiali”. La rimozione di gran parte delle tende e delle schermature dalle grandi vetrate, sostituite da pellicole filtranti ad alte prestazioni, ha ristabilito la continuità visiva tra gli spazi espositivi e il giardino progettato da Gonçalo Ribeiro Telles e António Viana Barreto. Parallelamente, un attento studio della vegetazione e del ciclo stagionale degli alberi ha permesso di modulare la luce naturale senza compromettere la conservazione delle opere, mentre il nuovo progetto illuminotecnico ha restituito agli spazi espositivi la luce dalla tonalità dorata che caratterizzava il museo alla sua inaugurazione.

Organizzato secondo un percorso circolare articolato in tre grandi sezioni dedicate alle Antichità, all’Asia e all’Europa, il museo ha richiesto interventi differenziati. Se nelle sale dedicate ai primi due nuclei della collezione il restauro si è concentrato sul recupero delle superfici originarie in marmo Lioz e granito, è nelle gallerie europee che il progetto ha comportato le trasformazioni più significative. Qui è stato eliminato il pavimento in legno introdotto nel 2000, ripristinando la moquette verde presente in origine. Una scelta fortemente sostenuta dal direttore Xavier F. Salomon:“Camminare sulla moquette”, ha osservato, “restituisce una dimensione sensoriale e acustica più piacevole rispetto al legno, contribuendo a ricreare quell’atmosfera domestica che caratterizzava questa sezione del museo alla sua apertura. Allo stesso tempo”, ha aggiunto, “il suo colore ristabilisce la continuità visiva con il giardino: in determinate condizioni di luce sembra quasi che il prato entri nelle sale”. Oltre alla pavimentazione, sono stati ripristinati i rivestimenti in seta delle pareti e il soffitto a listelli di legno che diffonde una luce uniforme. È stata inoltre ricostruita la schermatura lignea che separava le gallerie dedicate alla Cina e al Giappone da quelle europee, uno degli espedienti museografici più raffinati del progetto del 1969: attraverso una successione di scorci, questo dispositivo accompagna gradualmente il visitatore verso la sezione europea, lasciando emergere capolavori come il Vecchio con bastone e la Pallade Atena di Rembrandt e il Ritratto di Helena Fourment di Rubens.

Le tracce del passato emergono nel nuovo Museo Calouste Gulbenkian

Un altro intervento fondamentale per il recupero dell’identità originaria del museo ha riguardato la ricostruzione di numerosi display storici: dalle vetrine ai piedistalli, alcuni dei quali richiamano chiaramente il linguaggio progettuale di Franca Helg e Franco Albini, coinvolto come consulente del progetto museografico, fino al ripristino delle piattaforme orizzontali destinate all’esposizione di tappeti e arredi. Come ha sottolineato Salomon, “questi elementi contribuivano a rendere più leggibile la collezione, guidando lo sguardo del visitatore e restituendo chiarezza al percorso espositivo”. Allo stesso tempo, alcuni display sono stati riorganizzati secondo criteri tematici più aggiornati e alle essenziali scritte in bronzo che introducevano le diverse sezioni si affiancano nuovi pannelli di approfondimento, che accompagnano il visitatore nella lettura degli oggetti esposti senza alterare la sobrietà originaria dell’allestimento.

Un equilibrio tra il carattere dell’edificio e l’esperienza di visita

La riapertura ha offerto anche l’occasione per rinnovare in parte la selezione delle opere esposte: alcune sono tornate nella collocazione prevista dal progetto originario, mentre altre fanno il loro ingresso nel percorso espositivo per la prima volta, come un monumentale paravento di Coromandel finora conservato nei depositi. È inoltre previsto un programma di rotazione per i nuclei più sensibili alla luce, come le stampe giapponesi e i tessuti, che consentirà di ampliare progressivamente la porzione della collezione accessibile al pubblico, oggi in misura pari a circa un sesto delle oltre seimila opere custodite dal museo. Alcuni capolavori hanno trovato invece una diversa collocazione: è il caso dello straordinario bassorilievo assiro raffigurante un guardiano alato, riposizionato nella sezione dedicata alla Mesopotamia per valorizzarne la lettura nel percorso di visita. L’operazione ha compreso infine la creazione di un nuovo gabinetto numismatico, il recupero della storica vetrina a Z per le porcellane cinesi e il riallestimento delle lampade mamelucche in teche individuali, restituendo leggibilità a nuclei della collezione che nel tempo avevano perso parte della loro efficacia espositiva. Un insieme di interventi puntuali e ben ponderati che riflette quella ricerca di “un equilibrio tra il rispetto del carattere dell’edificio e un’esperienza di visita contemporanea”, che, come ha sottolineato Salomon, “ha guidato l’intero progetto”. Di questo e di molto altro parleremo con il direttore in una prossima intervista. Intanto, nella gallery trovate le prime immagini del museo dopo il restauro, realizzate durante l’anteprima stampa.

Marta Atzeni

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