17 luglio 2026 – ore 16:30 – Una città raccolta nel silenzio, un lungo applauso al termine della celebrazione e una Cattedrale di San Giusto gremita di cittadini, amministratori e rappresentanti delle istituzioni. Trieste ha tributato oggi l’ultimo saluto a Giorgio Rossi, assessore comunale alle Politiche della Cultura e del Turismo, scomparso lo scorso 11 luglio all’età di 78 anni. Dopo la partecipata camera ardente allestita nella Sala del Consiglio comunale del Palazzo Municipale, le esequie sono state celebrate nella Cattedrale di San Giusto, prima dell’accompagnamento del feretro al Cimitero di Opicina. La mattinata si era aperta con l’omaggio della città nella sede del Municipio. Fin dall’apertura della camera ardente centinaia di cittadini hanno raggiunto piazza Unità d’Italia per rendere omaggio a una delle figure più longeve della politica cittadina. Nella Sala del Consiglio comunale, accanto al feretro, erano presenti il Gonfalone della Città di Trieste e gli agenti della Polizia Locale in alta uniforme e in divisa storica. Numerosi gli omaggi floreali deposti da collaboratori, associazioni, gruppi consiliari, dipendenti comunali e semplici cittadini. Tra i fiori anche quelli dei dipendenti della portineria di Largo Granatieri, dove Rossi passava quotidianamente durante la sua attività amministrativa. Alle 11.15 la camera ardente si è conclusa e il feretro ha lasciato Palazzo Municipale, accompagnato dalla Polizia Locale, per raggiungere la Cattedrale di San Giusto. Qui, alle 12, don Ettore Malnati ha celebrato la messa esequiale davanti a una folla che ha riempito la chiesa in ogni ordine di posti.
Presenti il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, il sindaco Roberto Dipiazza, gli assessori regionali Riccardo Riccardi, Alessia Rosolen, Pierpaolo Roberti e Fabio Scoccimarro, i componenti della Giunta comunale, consiglieri di maggioranza e opposizione, autorità civili, militari e religiose. Alla celebrazione hanno preso parte anche il vescovo emerito Giampaolo Crepaldi e il protopresbitero della Chiesa ortodossa Raško Radović, mentre il vescovo Enrico Trevisi, impegnato in pellegrinaggio a Lourdes, ha fatto pervenire il proprio messaggio di vicinanza alla famiglia. Davanti al feretro, scortato dal picchetto d’onore della Polizia Locale e adornato da composizioni floreali e da una fotografia dell’assessore, don Ettore Malnati ha ricordato il lungo percorso umano e amministrativo di Rossi, partendo dalle sue origini di esule istriano. “Nessuno vive per se stesso e nessuno muore per se stesso. Questa è la vocazione del cristiano e, se permettete, del politico”, ha affermato il sacerdote, ricordando come Giorgio Rossi “si è fatto strada non con i gomiti ma con la fatica delle braccia”, richiamando il sacrificio della sua famiglia dopo l’esodo da Umago. Nel corso dell’omelia Malnati ha ricordato anche il rapporto personale instaurato con Rossi negli anni. “Gli dissi che la politica è un cammino irto di tante difficoltà, ma che è importante non sposare un’ideologia bensì la polis, la gente. Lui mi rispose: ‘Io sono uno della gente‘”. Un passaggio è stato dedicato anche all’impegno culturale dell’assessore: “Quando divenne assessore mi disse: ‘Non sono un uomo di cultura’. Eppure era convinto che senza cultura non si vive e ripeteva spesso: ‘Si può vivere senza soldi, ma non senza cultura‘”.
Al termine dell’omelia, don Malnati ha salutato Rossi con un semplice e commosso: “Grazie Giorgio“. Particolarmente intenso anche l’intervento del sindaco Roberto Dipiazza, che ha preso la parola al termine della funzione dopo aver letto un messaggio inviato da Pietro Signoriello, già prefetto di Trieste e da pochi giorni nominato prefetto di Catania. “Ha lavorato per venticinque anni al servizio della città. Ha cambiato intere zone di Trieste: la grande viabilità, le Rive, la Piscina Bianchi, i parcheggi, San Giacomo. A me mancherà un fraterno amico. Siamo stati venticinque anni insieme, sono stati venticinque anni straordinari, lui mi voleva bene veramente”, ha detto il primo cittadino, concludendo tra la commozione generale: “Ciao Giorgio, ci rivedremo in cielo“. Le parole pronunciate in cattedrale hanno ripreso il ricordo espresso dallo stesso Dipiazza poche ore prima durante la camera ardente. “Venticinque anni insieme: abbiamo fatto di tutto e di più, dalla grande viabilità alla Piscina Bianchi, alle Rive. È stato un grande uomo, ma per me è stato soprattutto un fratello, un amico fraterno. Mi è stato vicino nei momenti belli e in quelli difficili. Non potrò mai dimenticarlo e mi mancherà, perché già solo l’idea che lunedì non prenderò il caffè con lui mi fa impazzire”, aveva dichiarato il sindaco ai cronisti. Al termine della celebrazione il feretro ha lasciato la Cattedrale di San Giusto per raggiungere il Cimitero di Opicina, dove Giorgio Rossi è stato sepolto.
Nato a Umago il 9 ottobre 1947 e arrivato a Trieste da bambino con la famiglia come esule istriano, diplomato perito edile e imprenditore nel settore delle costruzioni, Rossi aveva iniziato il proprio percorso politico all’inizio degli anni Duemila al fianco di Roberto Dipiazza. Nel corso di oltre vent’anni di amministrazione aveva ricoperto gli incarichi di assessore ai Lavori Pubblici, all’Educazione, allo Sport, alla Cultura e ai Giovani, fino all’attuale delega alle Politiche della Cultura e del Turismo, diventando uno dei protagonisti della trasformazione urbanistica e culturale della città. La partecipazione registrata tra Palazzo Municipale, la Cattedrale di San Giusto e il Cimitero di Opicina ha restituito il ritratto di una città unita nel ricordo di un amministratore che ha segnato un quarto di secolo di vita pubblica triestina e che, come ricordato più volte durante la giornata, per molti è stato prima ancora un collega e un amico.
Articolo di Francesco Viviani
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