La strategia per l’economia sociale, annunciata di recente dal Consiglio dei ministri, anche nota come Piano nazionale per l’economia sociale, sarà trasformata «in provvedimenti economici concreti», in «occasione della prossima manovra di Bilancio». Lo ha ribadito il vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, aprendo il suo intervento all’assemblea annuale di Federcasse, la federazione italiana delle banche di credito cooperativo, delle casse rurali e delle casse Raiffeisen. A fine 2025: più di 1,5 milioni di soci, 212 miliardi di euro di raccolta (nel 2026 erano 161), quasi 30mila dipendenti, 146,6 miliardi di impieghi lordi, un patrimonio complessivo di 29 miliardi.
Generare futuri. 135 anni della Rerum Novarum, 80 anni della Repubblica, 10 anni della Riforma delle Bcc, il titolo e il tema su cui si è articolata la riflessione dell’incontro.
«Il Governo», ha detto ancora Tajani, «ha chiaramente a cuore una strategia che punti a valorizzare l’economia sociale» che «rappresenta uno strumento fondamentale per benessere dei nostri concittadini». Il sistema bancario cooperativo, precisa poi, «di prossimità», va tutelato nella sua «specificità», come «strumento finanziario che accompagni» le imprese «nel raccogliere risparmio ed erogare prestiti».
Tessuto sociale di cui non si può fare a meno
Territorio e prossimità che si traducono anche «in un rapporto personale e in una conoscenza diretta con chi intraprende sul territorio», con la banca di riferimento. «Un aspetto questo fondamentale che deve essere difeso e sostenuto», altrimenti «snaturiamo il nostro sistema economico», chiarisce il vicepresidente del Consiglio.
«Non possiamo fare a meno di questo tessuto sociale», perché «sono le banche di comunità, che permettono la crescita, favoriscono gli investimenti e permettono al piccolo di poter diventare anche grande».
Per Tajani, la biodiversità bancaria (che VITA ha raccontato QUI), è quella specificità che «ha permesso all’Italia di «ricostruirsi», in diversi frangenti. Anche di uscire dalla «crisi del 2008» e di «continuare a lavorare per favorire la crescita».
Futuro, sviluppo e mutualità
Il credito cooperativo, ha detto a VITA il neo confermato presidente di Federcasse, Augusto dell’Erba, «oltre a guardare al suo passato deve sempre avere una grande capacità di progettazione del proprio futuro».
Un orizzonte che si traduce in «nuove proposte e nuovi impegni», ma soprattutto nel conservare la propria identità, ovvero «essere banche di comunità, legate al territorio di appartenenza» per «generare ricchezza». Un sistema, quello del credito cooperativo, come aveva già sottolineato il vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, «originale e necessario allo sviluppo del nostro Paese».
In questo quadro il credito cooperativo, «espressione storica dell’economia civile», si ritrova «perfettamente» e con «un ruolo da protagonista nel Piano nazionale per l’economia sociale».
Spiega sempre dell’Erba: «L’obiettivo che dieci anni fa avevamo nella interlocuzione e negoziazione con i decisori», ovvero «cambiare senza snaturare», «è stato raggiunto». Un obiettivo che, chiarisce, «è anche una prospettiva. In questo senso va letto l’impegno odi tutte le realtà del sistema a radicare lo sviluppo nella valorizzazione e vitalizzazione della mutualità».
La prossimità
Il presidente di Federcasse ha spiegato in particolare che «la prossimità fisica continua a generare vantaggi concreti in termini di conoscenza della clientela, qualità dell’informazione e quindi del credito, accompagnamento delle imprese e continuità dei rapporti creditizi, anche in un contesto di crescente digitalizzazione».

Dieci anni di crescita
Dal 2016, anno della riforma del credito cooperativo, a oggi, emerge nella relazione del Consiglio Nazionale letta dal presidente Augusto dell’Erba, lo stock degli impieghi lordi erogati dalle banche di credito cooperativo, ovvero il totale dei finanziamenti e prestiti che la banca ha concesso a famiglie e imprese, è passato da 133 miliardi a oltre 145 miliardi di euro. Una crescita del 9% in termini di sostegno all’economia reale.
In particolare, in termini di supporto allo sviluppo dei territori, la capacità delle bcc è stata superiore alla media dell’industria bancaria in tutte le aree geografiche. In particolare, nel Mezzogiorno, in dieci anni i finanziamenti erogati sono cresciuti del 37% e del 17% nel Sud.
«Il credito cooperativo che vogliamo costruire», ha commentato dell’Erba, «si confermerà interlocutore delle economie locali e concreta espressione dal basso, dalle comunità, di quella finanza per lo sviluppo richiamata anche nell’enciclica di Papa Leone XIV».
Mentre al 2025 i finanziamenti alle famiglie hanno fatto registrare un ritmo di crescita pari a quasi il doppio di quello rilevato mediamente nell’industria bancaria. Mutui, perlopiù. Soprattutto finalizzati all’acquisto della prima casa.
In 808 comuni l’unica banca
Le banche di credito cooperativo, casse rurali e casse Raiffeisen attive in Italia sono 215, con oltre 4 mila sportelli. Secondo i dati disponibili, in 808 comuni è l”unica presenza bancaria, segnando un incremento del 3,5% rispetto allo stesso periodo del 2025.
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In apertura il vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, con il presidente di Federcasse Augusto dell’Erba: foto di Caterina Fattori per ufficio stampa Federcasse. Nel testo foto e video di Alessio Nisi
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Alessio Nisi
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