La trappola delle case ereditate


Il passaggio generazionale dei grandi appartamenti si trasforma in un labirinto di spese di gestione e ristrutturazione per i nuovi eredi.

L’Italia affronta una rivoluzione senza precedenti che scuote la stabilità economica delle famiglie. Un immenso patrimonio immobiliare cambia padrone e svela un pericolo nascosto per chi riceve un lascito. Non si tratta di una semplice fortuna economica. La regola generale che governa la proprietà immobiliare oggi impone una dura realtà per tutti e sempre: il valore reale di un immobile non si calcola più sulla metratura catastale, ma sulla sostenibilità dei suoi costi di gestione e sulla sua immediata commerciabilità. Chi riceve in dote una casa deve fare i conti con la trasformazione del mercato e con norme edilizie severe. La ricchezza del passato rischia di diventare una pesante eredità se il bene non risponde alle attuali richieste abitative nazionali.

I numeri della montagna di denaro in mano ai settantenni

L’Italia affronta una colossale staffetta patrimoniale che sposta circa il cinquanta per cento dello stock abitativototale. Nel nostro Paese ci sono circa ventisei milioni di proprietari di casa. Nel corso del duemilaventicinque il mercato ha registrato settecentosettantamila compravendite ed esisterebbe una previsione di superamento delle ottocentomila unità per l’anno in corso. La vera notizia non riguarda la quantità dei passaggi di proprietà, ma il tipo di beni coinvolti. Attualmente, una ricchezza immensa che supera i duemilasettecentoventi miliardi di euro si trova blindata nei portafogli di cittadini che hanno superato i settanta anni di età. Se si considera lo stock abitativo complessivo, comprese le pertinenze, il valore totale raggiunge i cinquemilaseicentosessantatré miliardi di euro (Bankitalia; Istat). Una quota ulteriore di milleottocentotrenta miliardi appartiene invece alla fascia di popolazione compresa tra i cinquantuno e i settanta anni. La generazione dei baby boomer concentra la fetta più ricca del patrimonio nazionale. Ora questa ricchezza accumulata da chi è nato poco prima o durante la Seconda guerra mondiale si riversa su figli e nipoti.

La grande illusione dei maxi appartamenti da mantenere

I cinquantenni di oggi ricevono in eredità immobili dalle metrature enormi. Si parla di appartamentiche misurano duecento, trecento o persino quattrocento metri quadri. Queste dimore nacquero in un’epoca caratterizzata da famiglie numerose, ma oggi risultano difficili da abitare, vendere o valorizzare. Esiste una profonda spaccatura nel mercato. Se l’immobile sorge in una posizione centrale e ricca di servizi, la vendita si perfeziona con facilità. I grandi acquirenti sono spesso manager o cittadini stranieri. Questi ultimi scelgono l’Italia attratti dalle agevolazioni fiscali della flat tax da trecentomila euro sui redditi esteri. Questo fenomeno si manifesta con forza a Milano. La richiesta di case di lussoad ampia metratura in questa città è altissima e l’offerta resta minima. La concentrazione di questi grandi patrimoni di pregio caratterizza le zone noble dei grandi centri urbani. Si tratta delle aree storiche di Milano come via Vincenzo Monti o corso Magenta, ma anche della Roma dei Parioli e dei quartieri nati dopo l’Unità d’Italia. Lo stesso schema si riproduce nel centro storico di Torino, nei grandi appartamenti centrali di Napoli, a Bologna e a Palermo.

Le tre vie della legge per gestire la ricchezza

Quando gli eredi entrano in possesso di un immobile di tali proporzioni devono confrontarsi con le regole di gestione previste dall’ordinamento. La legge offre opzioni precise per la valorizzazione del bene. Il codice civile tutela il diritto di proprietà e permette ai titolari di scegliere una strada per non subire il peso economico del lascito (cod. civ.).

Gli eredi possono optare per tre soluzioni distinte:

  1. la vendita immediata sul mercato per monetizzare il valore del bene;
  2. la locazione ordinaria per ottenere un canone mensile costante;
  3. il frazionamento edilizio per dividere la struttura in più unità.

Ognuna di queste scelte comporta adempimenti precisi. Ad esempio, il frazionamento richiede il rispetto dei regolamenti urbanisticicomunali e dei limiti strutturali dell’edificio. Non si tratta di una scelta immediata. I costi di trasformazione pesano come macigni e la manodopera ha subito rincari eccezionali negli ultimi tempi.

I vincoli architettonici e la trappola dei costi

La proprietà di un immobile enorme e datato si trasforma facilmente in un labirinto di spese insostenibili. Le spese per il riscaldamento, le opere di manutenzione, gli adeguamenti legati all’efficienza energetica e gli interventi alle strutture possono azzerare il beneficio economico. Un patrimonio sulla carta milionario diventa così un serio problema di gestione. Molti eredi pensano al frazionamentocome soluzione ideale, ma la legge impone paletti insuperabili. Nei palazzi storici o all’interno di aree sottoposte a particolari tutele esistono forti limitazioni urbanistiche e architettoniche. Questi vincoli di legge impediscono modifiche sostanziali degli spazi interni. Nel frattempo, la domanda immobiliare ha subito un cambiamento strutturale radicale (Engel & Voelkers). I potenziali acquirenti cercano oggi unità abitative più piccole, con una metratura compresa tra i sessanta e i cento metri quadri. La preferenza assoluta si concentra sui bilocali e sui trilocali nei contesti urbani. Questo mutamento dipende dalla nascita di nuovi nuclei familiari, dall’aumento di single e di coppie senza figli, e dalla necessità stringente di ridurre i costi di gestione ordinaria.

Il divario territoriale tra immobili di serie A e di serie B

Il valore effettivo di un’eredità immobiliare non corrisponde più alla semplice estensione dei metri quadri descritti nell’atto. La ricchezza reale si misura sulla capacità del mercato di assorbire il bene in tempi brevi (Patrigest). Esiste un tema spinoso legato ai costi impliciti della riqualificazionee della manutenzione straordinaria. La differenza fondamentale la fa il territorio. Nelle grandi metropoli attrattive, la titolarità di una casa si equipara alla liquidità monetariaimmediata, perché la richiesta di acquisto è costante e dinamica. Nelle località geografiche isolate o meno strategiche, al contrario, lo stesso patrimonio diventa difficile da valorizzare. Il pericolo reale per gli eredi è che la spesa per il restauro superi o abbatta il guadagno finale. In molte aree d’Italia le quotazioni di mercato restano depresse. Eseguire interventi importanti su fabbricati enormi richiede investimenti che non trovano alcun riscontro nel prezzo finale di vendita. Il mercato divide i lasciti in patrimoni di serie A, capaci di generare profitti, e patrimoni di serie B, destinati a tramutarsi in spese fisse.

La mappa della ricchezza bloccata nelle mani degli anziani

Il patrimonio immobiliare italiano vive una fase di profonda asimmetria generazionale. Gli ultrasettantennipossiedono quasi la metà del patrimonio immobiliarecalcolato in valore. Al contrario, solo il due per cento di questa ricchezza si trova nelle mani di giovani con meno di trenta anni. La parte restante appartiene alle famiglie in età lavorativa. Rispetto alla fine del secolo scorso si registra un notevole slittamento dell’età mediadei proprietari. Questo fenomeno dipende sia dall’evoluzione demografica sia dal continuo divario tra le quotazioni delle zone centrali e le altre aree. Nei centri storici o nelle zone di pregio, gli anziani rappresentano addirittura i due terzi dei titolari delle case. Questa concentrazione raggiunge livelli altissimi in città come Roma, Torino e Genova. Nelle aree periferichee nelle zone dell’hinterland metropolitanosi trovano invece proprietà in mano a persone di età intermedie. Il codice civile regola il passaggio di questi beni (cod. civ.), ma la demografia ne altera l’equilibrio.

Il buco nero delle comproprietà e delle case fantasma

Esiste una ampia zona grigia nel Paese, localizzata soprattutto nelle aree interne. In questi territori si conta più di un milione di case che presentano proprietà indivise tra i componenti dello stesso nucleo familiare. In base alle norme sulla comunione dei beni (cod. civ.), la gestione di questi immobili richiede l’accordo dei contitolari. Di conseguenza, la loro vendibilitàdiventa molto difficile. Un esempio pratico chiarisce la gravità della situazione. Quattro parenti ereditano una quota di un vecchio immobile in un borgo isolato. Se uno solo si oppone alla vendita o risulta irreperibile, l’intero bene resta bloccato. Nessuno lo utilizza, nessuno lo compra, ma la struttura continua a degradarsi e a generare costi per tutti i comproprietari.

Il lento passaggio generazionale che impoverisce i giovani

L’impatto del passaggio generazionale sul mercato sarà lento. La vita mediadella popolazione si allunga e, salvo improvvise epidemie, non si verificherà un trasferimento rapido dei beni. La struttura delle famiglie italianemostra oggi una composizione con molti nonni e pochissimi nipoti. Dal punto di vista statistico, i giovani si troveranno in possesso di case vecchie. Queste strutture richiedono immediatamente investimenti consistenti per l’ammodernamento e per il riuso. Inoltre, la legge impone il pagamento delle imposte sui beni immobili (cod. civ.). Gli eredi devono versare i tributi, a meno che non decidano di trasferire la propria residenza nell’immobile ereditato. Nelle grandi città si nota già un aumento evidente di immobili molto usati sul mercato. Questo afflusso costante determina un ribasso nelle quotazioni medie, fino a raggiungere l’assoluta invendibilità di molti oggetti. Nonostante l’impossibilità di vendere, gli obblighi di legge non spariscono. Gli eredi si trovano a fronteggiare una serie di oneri finanziari immediati, come:

  • le imposte sulla proprietà immobiliare;
  • le spese di manutenzione straordinaria;
  • i costi fissi condominiali ordinari.

Questi pagamenti gravano su eredi con stipendi medi non alti, che subiscono un vero e proprio salasso economico per immobili che non possono sfruttare.

Il paradosso delle donazioni che si trasformano in beffa

Tra le situazioni inedite e preoccupanti del settore immobiliare emerge il fenomeno delle case abbandonate. Molti proprietari decidono di cedere questi beni direttamente ai Comuni. Anche la donazione di immobili a enti benefici registra una crescita costante. Il codice civile disciplina la donazione (cod. civ.), ma la realtà pratica ribalta il beneficio. Spesso il lascito di un immobile vecchio o fatiscente si traduce in un onere aggiuntivo per chi deve gestirlo, anziché rappresentare un reale aiuto economico per l’ente che lo riceve. Le associazioni e le amministrazioni pubbliche si trovano così a dover amministrare strutture prive di valore commerciale, che richiedono fondi per la messa in sicurezza e per le tasse locali.

La crisi dei maxi appartamenti impossibili da frazionare

Un tema che assume una rilevanza sempre maggiore riguarda gli appartamenti di grandi dimensioni, con superfici che superano i duecento metri quadri, situati nelle aree centralidelle città. Le difficoltà economiche e gestionali si ingigantiscono a causa dei pesanti costi di ripristino. A questo elemento si aggiungono le difficoltà urbanisticheche impediscono la riduzione delle dimensioni dei locali. Dividere la superficie per ottenere appartamenti più piccoli, e quindi meglio vendibili o affittabili, risulta spesso impossibile a causa dei vincoli edilizi (l. urbanistica). Nei centri storici delle città esaminate si stimano almeno centomila alloggi grandi con queste caratteristiche penalizzanti. Già oggi il mercato immobiliare mostra i primi segnali di allarme. Si nota infatti un incremento di circa il dieci per cento, rispetto a un anno fa, dell’offerta di abitazioni sopra i 200 mq. Questo dato indica che gli eredi non hanno la capacità finanziaria per gestire questi oggetti. Per questo motivo, i proprietari si mostrano disposti a cederli accettando forti ribassi sui prezzi medi. La svalutazione non colpisce ancora le zone top, ma la situazione richiede una attenta osservazione. Ad esempio, un erede riceve una casa di trecento metri quadri in un palazzo d’epoca. Vorrebbe creare tre bilocali per affittarli, ma le norme urbanistiche a tutela del centro storico vietano il frazionamento e costringono l’erede a svendere l’intero blocco a prezzi stracciati.

Il futuro del mattone tra culle vuote e regole rigide

In conclusione, la demografiarimodella profondamente il volto del settore immobiliare nazionale. Si assiste a una netta polarizzazione dei fenomeni, che si concentrano in modo opposto nella fascia più alta e in quella più bassa del mercato. In diversi capoluoghiitaliani queste tendenze distruttive risultano già evidenti e misurabili, ma i cambiamenti si allargheranno presto al resto del Paese. Questa deriva appare inevitabile, a meno di una totale inversione del trend di natalitànazionale. L’unica altra via di uscita per evitare il collasso del sistema consiste nell’introduzione di norme che consentano una maggiore flessibilità di uso degli spazi interni degli appartamenti, misura che riduce i vincoli attuali che bloccano le proprietà.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Angelo Greco

Source link

Di