Chat Delmastro-Caroccia, richiesta dei pm alla Camera


Il caso compie un salto di sede: dal telefono sequestrato agli uffici della Camera. Il passaggio ha sostanza, perché decide se i messaggi tra un indagato e un parlamentare potranno diventare materiale del procedimento.

Avvertenza di lettura: la vicenda riguarda un’indagine in corso. Le posizioni personali vanno tenute distinte: Caroccia è indagato nel filone sul riciclaggio, Delmastro allo stato non è indagato.

Il passaggio che cambia il fascicolo

La novità riguarda l’oggetto dell’acquisizione. Il dispositivo di Caroccia era già nella disponibilità degli investigatori, però i messaggi scambiati con un deputato restano coperti da una soglia costituzionale autonoma. La Procura chiede quindi alla Camera di poter leggere e acquisire le comunicazioni intercorse con Delmastro, trasformando una traccia digitale già localizzata in un elemento utilizzabile agli atti.

Questo spostamento pesa perché porta dentro il fascicolo un filtro esterno all’indagine. I pm possono avere il telefono, conoscere l’esistenza di una chat e ritenere quel materiale rilevante; per usare la parte che coinvolge un parlamentare serve l’autorizzazione del ramo di appartenenza.

Perché serve la Camera

L’articolo 68, terzo comma, della Costituzione protegge i parlamentari rispetto a intercettazioni e sequestro di corrispondenza. La richiesta attuale si colloca in questa area: riguarda comunicazioni già memorizzate in un telefono sequestrato a un soggetto terzo e scambiate con un deputato in carica.

La cornice è stata resa più netta dalla sentenza n. 170 del 2023 della Corte costituzionale, che ha ricondotto e-mail e messaggi WhatsApp conservati su dispositivi alla nozione di corrispondenza quando conservano attualità rispetto all’interesse alla riservatezza. Per questo la partita non si risolve aprendo materialmente un file: occorre il via libera parlamentare sulla porzione di comunicazioni coperta dalla guarentigia.

Che cosa cercano i pm

Il punto operativo è ricostruire rapporti, contatti e decisioni che portarono alla nascita di Le 5 Forchette srl, la società collegata alla Bisteccheria d’Italia. Una chat può fissare date, intensità dei contatti, ruoli effettivi e passaggi informativi che un verbale o un atto notarile mostrano solo in forma statica.

Nel nostro precedente approfondimento sul cellulare sequestrato a Caroccia avevamo indicato proprio questo snodo: quando un fascicolo societario incrocia messaggi, cronologie di contatto e possibili flussi economici, il telefono diventa il luogo in cui verificare la distanza tra assetto formale e gestione reale.

La sequenza societaria da tenere ferma

Il quadro documentale colloca la costituzione di Le 5 Forchette srl a Biella il 16 dicembre 2024. Nella compagine comparivano Andrea Delmastro con una quota del 25 per cento e Miriam Caroccia con il 50 per cento. L’unità locale indicata negli atti parlamentari è in via Tuscolana 452 a Roma, indirizzo collegato alla Bisteccheria d’Italia.

Questo dato riduce un equivoco ricorrente. Il fascicolo ruota attorno a una società, alle sue quote, alla titolarità del locale e alla possibile corrispondenza tra chi appariva negli atti e chi interveniva nelle scelte operative. La frequentazione del ristorante conta perché entra in una sequenza economica più ampia.

Il peso dell’audizione in Antimafia

Il 26 maggio 2026 Delmastro è stato ascoltato a Palazzo San Macuto dalla Commissione parlamentare Antimafia. La collocazione temporale è rilevante: prima il racconto in sede parlamentare, poi l’accesso chiesto alle chat che potrebbero verificare calendario, contatti e contenuto dei rapporti.

L’audizione può entrare nel fascicolo come materiale di confronto. La parte pubblica serve a fissare la versione dell’ex sottosegretario; l’eventuale parte secretata può avere peso se contiene passaggi utili a raccordare dichiarazioni, atti societari e dati tecnici.

La maggioranza e il vincolo costituzionale

Il centrodestra si presenta orientato a respingere la richiesta. La linea politica richiama la tutela delle prerogative parlamentari e la natura costituzionale della corrispondenza. Il punto decisivo, però, sarà la congruità tra oggetto dell’indagine, materiale richiesto e necessità dichiarata dagli inquirenti.

La Giunta dovrà nominare un relatore e istruire la pratica. Poi la relazione entrerà nel circuito decisionale della Camera. Qui la scelta avrà un doppio effetto: processuale, perché incide sull’accesso ai messaggi; istituzionale, perché misura il confine tra autonomia parlamentare e accertamento giudiziario.

Che cosa cambia con il sì o con il no

Con il via libera, le comunicazioni possono entrare negli atti e diventare base di confronto con documenti societari, interrogatori e verifiche patrimoniali già sotto esame. Il telefono assumerebbe una funzione piena nella ricostruzione della genesi dei rapporti tra Caroccia e il gruppo societario.

Con il diniego, la Procura resterebbe sul materiale già disponibile e perderebbe l’accesso alla porzione diretta della corrispondenza con Delmastro. La differenza pratica è netta: nel primo scenario il dispositivo diventa una fonte piena; nel secondo resta una prova incompleta nella parte coperta dalla guarentigia.

La posizione della difesa di Caroccia

La difesa di Mauro Caroccia, affidata all’avvocato Fabrizio Gallo, sostiene che nelle conversazioni siano presenti frasi inopportune rispetto al ruolo ricoperto all’epoca da Delmastro, senza agganci con criminalità organizzata o denaro del clan. È una linea processuale precisa: presentare le chat come materiale potenzialmente favorevole, capace di restringere il perimetro dei rapporti alla dimensione del ristorante.

Proprio per questo l’autorizzazione può servire anche alla difesa. Se i messaggi confermassero una relazione limitata alla gestione del locale, la difesa potrebbe usarli per indebolire la lettura investigativa. Se invece mostrassero un livello diverso di interlocuzione, il fascicolo cambierebbe qualità probatoria.

Perché questo è un aggiornamento sostanziale

Ad aprile avevamo fissato il momento in cui il sequestro del cellulare spostava il baricentro dal racconto politico alla prova digitale. L’atto arrivato alla Camera completa quel passaggio: la traccia esiste, la Procura la ritiene utile e il Parlamento deve decidere se autorizzarne l’uso nella parte che coinvolge un deputato.

Il collegamento con il nostro approfondimento su Antimafia e infiltrazioni nei partiti è altrettanto concreto. La questione supera la dimensione personale, perché tocca la permeabilità dei circuiti politici rispetto a reti imprenditoriali opache e alla loro capacità di presentarsi come relazioni ordinarie.

Cosa seguire nelle prossime ore

Il primo segnale sarà il nome del relatore. Da quella scelta si capirà il ritmo dell’esame e il tipo di relazione che la Giunta intende costruire. Il secondo segnale arriverà dal linguaggio usato dai gruppi: una difesa astratta dell’articolo 68 produce un esito diverso da una valutazione puntuale sulla pertinenza dei messaggi richiesti.

Il punto finale resta l’Aula. La decisione della Camera lascerà impregiudicate le responsabilità penali e il prosieguo del fascicolo Bisteccheria d’Italia; stabilirà se quella specifica corrispondenza potrà essere letta, acquisita e confrontata con il resto degli atti.


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 Junior Cristarella

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