28 maggio 2026 – ore 15:30 – Situazione e primo apprezzamento valutativo – In tutta l’Ucraina si percepisce una forte e diffusa agitazione a seguito delle esplicite dichiarazioni formulate fin dal 24 maggio u.s. dai massimi vertici di Mosca, all’indomani dell’attacco ucraino condotto da droni contro un dormitorio di studenti a Starobelsk, nella regione di Lugansk, sotto controllo russo. Come abbiamo già ampiamente descritto, la minaccia di Mosca di attaccare prossimamente e ripetutamente Kiev, verosimilmente con l’impiego di missili balistici, nei suoi “centri direzionali e posti di comando”, evidenzia un palese innalzamento delle tensioni, anche perché accompagnata dall’invito esplicito, rivolto al personale delle missioni diplomatiche e delle organizzazioni internazionali, a lasciare la capitale ucraina il prima possibile. In questi ultimi giorni abbiamo assistito anche a un cambio di “postura” del prode guitto Zelensky, apparso decisamente meno sicuro, meno tracotante e, contemporaneamente, “implorante” gli USA di un immediato e urgente supporto in termini di difesa missilistica.
Vladimir Putin si trova attualmente in Kazakistan, impegnato in colloqui con il presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev, mentre il ministero degli Esteri di Mosca si è limitato a lanciare un duro comunicato sulla “asserita” violazione dei diritti umani in Ucraina. In tale contesto, decisamente volatile, colmo di fibrillazione e incertezza, il diplomatico Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, nella mattina del 28 maggio, rispondendo alla stampa, ha affermato che Mosca attende l’arrivo dell’inviato speciale presidenziale statunitense Steve Witkoff e dell’imprenditore americano Jared Kushner “non appena saranno pronti”.
La posizione europea appare oltremodo ondivaga e, se dobbiamo attenerci alle recenti dichiarazioni rese dall’Alto rappresentante UE Kaja Kallas, risulta decisamente confusa, colma di incertezza, priva di concretezza e, soprattutto, di una visione strategica anche nel breve periodo.
Non dimentichiamo, sempre rimanendo nella UE, le assurde dichiarazioni espresse recentemente dal ministro degli Esteri lituano Kestutis Budrys al quotidiano svizzero Neue Zürcher Zeitung, nelle quali ha affermato, tra molto altro, che la NATO deve dimostrare a Mosca di essere in grado di radere al suolo l’enclave russa di Kaliningrad.
Kaliningrad, ricordiamolo, è un’enclave russa situata tra la Lituania e la Polonia, entrambi membri della NATO, sulla costa baltica. Ha una popolazione di circa un milione di abitanti ed è fortemente militarizzata, ospitando il quartier generale della Flotta del Baltico russa.
Testualmente il ministro ha dichiarato sul punto: “Dobbiamo dimostrare ai russi che siamo in grado di penetrare la piccola fortezza che hanno costruito a Kaliningrad. La NATO ha la capacità, se necessario, di radere al suolo le difese aeree e le basi missilistiche russe presenti in quella zona”. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha commentato l’affermazione “improvvida” del ministro lituano, dichiarando che tali espressioni dimostravano l’imprudenza dei politici dei Paesi baltici e che, pertanto, non andavano prese sul serio, chiudendo il commento con un lapidario: “Questa dichiarazione rasenta la follia”.
Il 26 maggio lo stesso ministro Budrys ha cercato goffamente di giustificarsi, mentre sia il presidente Gitanas Nausėda sia la prima ministra lituana Inga Ruginien hanno cercato di riportare un clima di serenità, “invitando alla moderazione” il ministro.
In estrema sintesi, complessivamente, possiamo affermare che la situazione appare al momento apparentemente calma, suscettibile, però, anche di violente e improvvise accelerazioni.
LA RUSSIA CAMBIA STRATEGIA?
La Russia potrebbe essere intenzionata a dimostrare a Kiev, ma anche all’Europa, con particolare riferimento ai “bellicosi” Paesi baltici, di poter cambiare rotta, avviando una strategia militare non più limitata all’uso di sistemi d’arma convenzionali, nel solco della cd. “operazione militare speciale”, ma impiegando massicciamente il suo arsenale missilistico balistico, potenzialmente armabile con ordigni nucleari, sapendo perfettamente che l’Ucraina non dispone di difese atte a frenare una tale tipologia di sistemi d’arma strategici.
In tale contesto, merita ricordare che recentemente, presso la Residenza dell’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, è stato presentato il libro “Dalla deterrenza alla coercizione: la nuova dottrina nucleare russa”, con la partecipazione degli autori Sergej Karaganov, Sergej Avakyants e Dmitrij Trenin, tutti politologi russi sempre più ascoltati dai vertici del Cremlino, di grande esperienza, che potrebbero esercitare un’influenza su un possibile e drastico cambio di rotta da parte di Putin nel conflitto in corso.
Nell’occasione della presentazione del libro, gli autori si erano espressi in maniera chiara, estremamente dura sia nei confronti di Kiev sia nei confronti dell’atteggiamento assunto dall’Europa nel conflitto.
Sergej Karaganov: “Il problema è che le élite europee sono impazzite. Non capiscono che stanno mandando i propri popoli al macello. Esattamente come, del tutto consapevolmente, lo garantisco, hanno mandato al macello il povero popolo ucraino. Laggiù sono già morti milioni di persone, non solo sul campo di battaglia, ma anche nelle retrovie. Ora le élite europee stanno mandando i propri popoli al macello per mantenere le proprie posizioni: sono, semplicemente, fuori di senno. Dobbiamo fermarle con ogni mezzo possibile. Al momento lo stiamo facendo sul campo di battaglia, ma, se le élite europee non porranno fine alla guerra aggressiva contro la Russia e non si ritireranno, prima o poi, ormai, molto probabilmente, abbastanza presto, la Russia sarà costretta a salire ulteriormente, in modo ancora più deciso, la scala dell’escalation”.
Dmitrij Trenin: “La stabilità strategica in Europa, in queste condizioni, è gravemente compromessa. La causa è la crisi ucraina, iniziata nella sua forma attuale alla fine del 2013, e la responsabilità ricade sugli Stati Uniti e sull’Europa. Vorrei sottolineare, in particolare, che oggi, per la prima volta dal 1945, l’Europa è diventata il principale avversario della Russia”.
28 maggio 2026 – Riunione informale dei Ministri degli Affari Esteri: dichiarazioni alla stampa dell’Alto Rappresentante Kaja Kallas al suo arrivo a Cipro.
L’Alto rappresentante ha voluto rispondere alla stampa arrivando a Cipro per partecipare a una riunione informale dei ministri degli Esteri della UE. La Kallas, davanti ai microfoni, è apparsa decisamente impacciata, confusa, frammentaria, ferma nella consueta narrazione e incapace di proporre una linea europea condivisa tra i 27 Paesi.
La Kallas ha testualmente dichiarato che: “Stiamo discutendo anche di altri aspetti della situazione in Medio Oriente, di come ci influenza e di come possiamo cooperare su questi temi. In seguito discuteremo anche dei nostri interessi principali riguardo alla Russia. Nei negoziati di pace, al momento, non si registrano grandi progressi e, anche sul campo di battaglia, vediamo che la Russia è in difficoltà. Per questo motivo è fondamentale discutere con i ministri degli Esteri gli interessi principali e le richieste principali che abbiamo nei confronti della Russia. Perché, una volta seduti al tavolo delle trattative, sarà altrettanto chiaro cosa intendiamo fare e quali sono gli argomenti che vogliamo discutere. È nel nostro interesse che ci sia una pace duratura e sostenibile. Una pace duratura, naturalmente, implica elementi come la responsabilità, di cui dobbiamo discutere. Infine, l’ultimo punto all’ordine del giorno è la strategia di sicurezza europea, quindi un approccio globale per raccogliere le opinioni degli Stati membri, capire come la vedono e come intendiamo procedere”.
La Kallas, incalzata dai giornalisti, ha voluto precisare che: “No, non si tratta di essere invitati al tavolo delle trattative. Perché, se pensiamo a cosa interessa alla Russia, ad esempio la revoca delle sanzioni, si tratta di una decisione europea. Quindi, per poterla effettivamente decidere, dobbiamo anche dimostrare di avere un interesse molto, molto chiaro. Naturalmente, tutte queste questioni che riguardano l’Ucraina possono essere negoziate e trovare un accordo solo tra l’Ucraina e la Russia. Ma ci sono molte cose che riguardano l’Europa. Ora, credo che sia una trappola in cui la Russia vuole farci cadere, ovvero che discutiamo su chi possa parlare con loro, mentre loro scelgono già chi è adatto e chi no. Non cadiamo in questa trappola. I negoziati sono sempre un lavoro di squadra. Ci sono poliziotti buoni, poliziotti cattivi, c’è una strategia su come sedersi al tavolo. Ecco perché la sostanza è molto più importante del chi. Ho già presentato un documento a febbraio, elencando tutte le questioni che mi sono venute in mente. A cominciare dal rispetto, da parte della Russia, degli accordi internazionali che ha sottoscritto, dell’obbligo di non attaccare i Paesi vicini e di rispettarne la sovranità. Ma, ovviamente, ci sono altre cose, ad esempio il rispecchiamento delle concessioni richieste all’Ucraina in merito alla limitazione militare, che dovrebbero essere replicate anche alla Russia, se previste dall’accordo. E naturalmente ci sono anche questioni di più ampio interesse. Se pensiamo alle truppe russe in Paesi come la Georgia e la Moldavia, è anche nell’interesse della sicurezza europea che queste truppe non siano presenti e che non interferiscano con le elezioni in altri Paesi. Quindi, certo, si tratta di un approccio massimalista, ma lo è anche l’approccio della Russia finora, che rappresenta rivendicazioni massimaliste”.
Leggendo e rileggendo queste dichiarazioni ho provato unicamente amarezza e una delusione profonda.
Cara Europa, il senso di irresponsabilità che fai trasparire attraverso le parole dei tuoi funzionari appare drammaticamente ampio e sembra trovare le sue radici nel non avere ancora preso la decisione di “divenire adulta”.
Europa, smettila di giocare, smettila di bleffare, cresci e abbi il coraggio di assumere decisioni sagge per i popoli che rappresenti e riconosciti il ruolo che rivesti da quando sei nata, anche per il mondo intero.
28 maggio: Rapporto del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa
Il ministero degli Esteri russo il 28 maggio ha diffuso il seguente comunicato, colmo anche di retorica, estremamente duro nei confronti dell’Ucraina che, secondo diversi analisti, potrebbe sottintendere anche un sottile avvertimento circa un possibile prossimo attacco russo contro le infrastrutture sensibili di Kiev.
“Le informazioni contenute nel rapporto, unitamente a quelle pubblicate quotidianamente dalla stampa e online in merito alle violazioni su larga scala dei diritti umani nel Paese, sottolineano ripetutamente la portata del deterioramento della situazione in questo ambito in Ucraina. Innanzitutto, e in misura significativa, la causa principale di tutto ciò è la presenza al potere a Kiev di un regime neonazista illegittimo, che ora emula apertamente e meticolosamente la sua fonte d’ispirazione ideologica: la Germania nazista. Una delle numerose e convincenti testimonianze di ciò è una recente intervista all’ex addetta stampa del presidente ucraino, Yulia Mendel, nella quale ha affermato che Vladimir Zelensky, di fronte al calo dei consensi, ha chiesto ai suoi subordinati di intraprendere una ‘propaganda alla Goebbels’. Con le autorità che si affidano a tali metodi, le diffuse e sistematiche violazioni dei diritti umani in tutti gli ambiti pubblici non dovrebbero sorprendere.
Tuttavia, questo non preoccupa nessuno in Ucraina. A Kiev non si tiene in considerazione il diritto dei concittadini, né la necessità di creare per loro nemmeno minime opportunità di esercitare i propri diritti legali. Al contrario, le autorità continuano a trarre profitto dallo spargimento di sangue e dalla perdita di vite umane che ne conseguono. Recentemente, l’Occidente ha confermato l’assegnazione di nuove tranche di aiuti finanziari e armamenti al regime di Zelensky. Le mostruose opportunità di corruzione generate da questi ingenti flussi di fondi, insieme alla necessità di preservare il potere, preoccupano coloro che lavorano in via Bankovaya e chi vi risiede. Nella realtà ucraina contemporanea, questo significa una sola cosa: la continuazione delle ostilità ‘fino all’ultimo ucraino’.
Tutto ciò conferma pienamente quanto già osservato in precedenza: la servile disponibilità della leadership di Kiev a sacrificare il proprio Paese, il proprio popolo, la storia e la memoria del suo autentico passato è proprio il motivo per cui i burattinai occidentali continuano non solo a ignorare l’ideologia neonazista e i crimini della giunta di Zelensky, ma addirittura a giustificarli e a incoraggiare ulteriori crimini. La storia è ricca di esempi simili di Occidente che ha favorito regimi apertamente razzisti e fascisti. Il loro destino poco invidiabile è ben documentato e questo, forse, è l’unico aspetto che ne garantisce un posto negli annali della storia. Questo è stato un tema ampiamente dibattuto durante le recenti commemorazioni per l’81° anniversario della Vittoria nella Grande Guerra Patriottica.”
https://mid.ru/en/foreign_policy/news/2112728/
La lettera di Zelensky a Washington
Tutta la stampa ucraina apre la giornata del 28 maggio affermando testualmente che: “Il presidente Volodymyr Zelensky ha inviato una lettera al presidente statunitense Donald Trump, avvertendolo del peggioramento della carenza di sistemi di difesa aerea dell’Ucraina, in particolare per quanto riguarda le capacità di difesa contro i missili balistici. L’appello accorato giunge mentre la Russia intensifica i massicci attacchi aerei contro l’Ucraina e minaccia pubblicamente una nuova ondata di attacchi a lungo raggio su Kiev, compresi attacchi contro quelli che Mosca ha definito i centri decisionali dell’Ucraina”. “Quando si tratta di difesa aerea contro i missili, ci affidiamo ai nostri amici”, si legge nella lettera visionata dal Kyiv Independent. “Quando si tratta di difenderci dai missili balistici, ci affidiamo quasi esclusivamente agli Stati Uniti”.
Il messaggio riflette, sempre secondo Kyiv Independent, anche la crescente preoccupazione ucraina nell’ottenere armi attraverso il programma PURL (Prioritized Ukraine Requirements List), che consente agli alleati della NATO di finanziare l’acquisto di armi statunitensi per l’Ucraina. “L’attuale ritmo delle consegne tramite il programma PURL non è più al passo con la reale minaccia che affrontiamo”, si legge nella lettera. “Chiedo il vostro aiuto per proteggere i cieli dell’Ucraina dai missili russi”.
Testo integrale della lettera nel link in descrizione.
Conclusione
Desidero lasciarvi con alcuni brevi stralci delle riflessioni di Papa Leone XIV pronunciate durante la Veglia di preghiera per la pace, che si è svolta nella Basilica Vaticana il decorso 11 aprile.
“Cari fratelli e sorelle,
la vostra preghiera è espressione di quella fede che, secondo la parola di Gesù, sposta le montagne (cfr Mt 17,20). Grazie per avere accolto questo invito, radunandovi qui, presso la tomba di San Pietro, e in tanti altri luoghi del mondo, a invocare la pace. La guerra divide, la speranza unisce. La prepotenza calpesta, l’amore solleva. L’idolatria acceca, il Dio vivente illumina. Basta un poco di fede, una briciola di fede, carissimi, per affrontare insieme, come umanità e con umanità, quest’ora drammatica della storia. La preghiera, infatti, non è rifugio per sottrarci alle nostre responsabilità, non è anestetico per evitare il dolore che tanta ingiustizia scatena. È invece la più gratuita, universale e dirompente risposta alla morte: siamo un popolo che già risorge! In ognuno di noi, in ogni essere umano, il Maestro interiore insegna infatti la pace, sospinge all’incontro, ispira l’invocazione. Alziamo allora lo sguardo! Rialziamoci dalle macerie! Niente ci può chiudere in un destino già scritto, nemmeno in questo mondo in cui sembrano non bastare i sepolcri, perché si continua a crocifiggere, ad annientare la vita, senza diritto e senza pietà… Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra! La vera forza si manifesta nel servire la vita. San Giovanni XXIII, con semplicità evangelica, scrisse: ‘Dalla pace tutti traggono vantaggi: individui, famiglie, popoli, l’intera famiglia umana’. E, ripetendo le parole lapidarie di Pio XII, aggiungeva: ‘Nulla è perduto con la pace. Tutto può essere perduto con la guerra’ (Lett. enc. Pacem in terris, 62).
… Fratelli e sorelle di ogni lingua, popolo e nazione: siamo una sola famiglia che piange, che spera e che si rialza. ‘Mai più la guerra, avventura senza ritorno, mai più la guerra, spirale di lutti e di violenza’ (S. Giovanni Paolo II, Preghiera per la pace, 2 febbraio 1991).”
https://www.chiesacattolica.it/papa-leone-xiv-fermatevi-e-il-tempo-della-pace/
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Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.
È autore di quattro saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; e “Un altro mondo” (2025), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.
Articolo di Stefano Silvio Dragani
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Stefano Silvio Dragani
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