Come cambia il porto di Cagliari con i fondi del Pnrr


C’è una data, il 30 giugno scorso, che per mesi ha tenuto in allerta le notti di sindaci, dirigenti regionali e responsabili delle Autorità di Sistema Portuale. È la scadenza che il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha imposto a tutti gli enti attuatori per certificare il raggiungimento dei target intermedi: opere concluse, collaudate, rendicontate. Nessuno sconto, nessuna proroga scontata. Il ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di coesione e il Pnrr, Tommaso Foti, l’ha definito senza mezzi termini un “lavoro immane”. E in Sardegna, a giudicare dai numeri che stanno emergendo in queste settimane, quel lavoro sembra aver prodotto risultati concreti, in particolare sul fronte della sanità territoriale e, soprattutto, su quello delle infrastrutture portuali.

Al centro di questa trasformazione c’è il Porto Canale di Cagliari, che si appresta a vivere una delle stagioni più intense della sua storia recente grazie alla realizzazione del Terminal Ro-Ro nell’avamporto ovest, un’opera dal valore complessivo di circa 338 milioni di euro. Non è un cantiere banale: è l’intervento infrastrutturale più rilevante finanziato con risorse Pnrr in tutti gli scali marittimi sardi, e uno dei più corposi dell’intero sistema portuale del Mediterraneo occidentale.

Un finanziamento cresciuto in corsa

Il capitolo economico dell’opera racconta da solo la portata dell’investimento. Sul totale dei 338 milioni, oltre 137 milioni e 350 mila euro arrivano da risorse del Fondo Complementare al Pnrr e dal Pnrr-Zes, le Zone economiche speciali pensate per accelerare lo sviluppo produttivo del Mezzogiorno. Una cifra che, va detto, non era quella di partenza: nel mese di maggio, agli iniziali 99 milioni e 350 mila euro stanziati per il progetto, sono stati aggiunti altri 38 milioni, segno di un cantiere che non solo prosegue ma che nel suo avanzamento ha dimostrato di meritare un rafforzamento delle risorse messe in campo.

Su questa base si innesta un dato ancora più significativo dal punto di vista amministrativo: l’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna ha già speso e rendicontato circa 157 milioni di euro, raggiungendo pienamente i target fissati per il 30 giugno. È la prova che l’ente ha saputo tradurre l’opera in spesa certificata, superando lo scoglio più temuto di ogni grande progetto finanziato con fondi europei: la capacità di rendicontare nei tempi previsti, senza perdere risorse per strada.

Al Terminal Ro-Ro è strettamente collegato un secondo intervento, più contenuto nelle cifre ma decisivo dal punto di vista logistico: la nuova strada di accesso al terminal, finanziata con circa 10 milioni di euro attinti sempre dai fondi Pnrr destinati alle Zes. Senza una viabilità dedicata, capace di reggere il traffico pesante generato dalle nuove banchine, l’intero investimento sul terminal rischierebbe di restare imbrigliato nei colli di bottiglia della rete stradale esistente. La scelta di finanziare contestualmente infrastruttura portuale e collegamento viario racconta un approccio progettuale che guarda all’insieme del sistema logistico, e non al singolo manufatto.

Cosa significa, concretamente, per Cagliari

Un Terminal Ro-Ro moderno non è soltanto cemento e banchine: è la possibilità per il Porto Canale di intercettare quote crescenti del traffico Roll-on/Roll-off che attraversa il Mediterraneo, quello dei tir, dei rimorchi e dei veicoli commerciali che si imbarcano e sbarcano senza bisogno di gru. È il segmento su cui negli ultimi anni si è giocata gran parte della competizione fra gli scali del Sud Europa, e su cui Cagliari, grazie a questo investimento, si candida a un ruolo che finora non aveva mai potuto rivestire pienamente.

Per il tessuto economico dell’Isola la ricaduta potenziale riguarda l’intera filiera dell’autotrasporto e della logistica: più capacità di movimentazione significa, in prospettiva, nuove rotte, nuovi armatori interessati a scalare Cagliari, e quindi nuova occupazione diretta e indotta legata alla movimentazione merci, alla manutenzione dei mezzi, ai servizi di supporto portuale. È presto per parlare di numeri occupazionali certi, ma la direzione tracciata dall’investimento è quella di un porto che punta a uscire dal ruolo di semplice scalo di transito per diventare un hub organizzato attorno a servizi ad alto valore aggiunto.

Non solo Cagliari: il traguardo di Oristano

Il capoluogo non è l’unico protagonista di questa fase. Anche il porto di Oristano-Santa Giusta ha tagliato il traguardo fissato dal cronoprogramma europeo, portando a termine e collaudando i lavori del Centro Servizi Polifunzionale per la Logistica Agroalimentare, noto con l’acronimo CE.S.P.L.A., finanziato con oltre 7,6 milioni di euro di fondi Pnrr. Si tratta di un’infrastruttura pensata per rafforzare la vocazione agroalimentare dello scalo oristanese, offrendo spazi e servizi dedicati alla movimentazione e alla lavorazione delle merci di questo comparto, cruciale per l’economia del Campidano e dell’Oristanese.

Nello stesso perimetro rientra anche la realizzazione, completata nei tempi previsti, della piattaforma digitale Sardinia Port Community System, uno strumento che punta a mettere in rete i diversi attori della catena logistica portuale sarda, autorità portuali, operatori, spedizionieri, dogane, per digitalizzare procedure che fino a oggi hanno spesso viaggiato ancora su base cartacea o su sistemi non comunicanti fra loro. È la parte meno visibile ma non meno importante della trasformazione in corso: un porto più moderno non è solo fatto di banchine nuove, ma anche di processi più rapidi ed efficienti nello scambio di informazioni.

La transizione verde negli scali sardi

Il capitolo ambientale degli interventi Pnrr negli scali sardi merita un approfondimento a parte, perché disegna un cambiamento che nei prossimi mesi diventerà visibile a chiunque frequenti i porti dell’isola. Sono infatti arrivate, negli scali di Cagliari, Olbia, Porto Torres, Golfo Aranci, Santa Teresa Gallura, Oristano, Arbatax e Portovesme, le colonnine di ricarica rapida per veicoli elettrici, un intervento dal valore di 585 mila euro che segna un primo passo verso l’elettrificazione della mobilità portuale.

Ma il cambiamento più strutturale riguarda il cosiddetto Cold Ironing, ovvero l’elettrificazione delle banchine che permetterà alle navi ormeggiate di alimentarsi con energia elettrica da terra invece di tenere accesi i motori ausiliari a gasolio durante la sosta. Un intervento da oltre 70 milioni di euro, finanziato dal Fondo Complementare al Pnrr, che nella maggior parte degli scali sardi dovrebbe essere completato entro la fine dell’anno. Si tratta di una delle innovazioni più significative in termini di impatto ambientale: meno emissioni nelle aree portuali, spesso a ridosso di centri abitati, e un allineamento agli standard che l’Unione Europea sta progressivamente imponendo al trasporto marittimo.

A completare il quadro della sperimentazione energetica c’è “Millepiedi”, il progetto avviato nello scalo di Porto Torres per produrre energia elettrica sfruttando il moto ondoso, finanziato con 3,8 milioni di euro di fondi Pnrr. Un intervento più contenuto nelle dimensioni economiche rispetto al Terminal Ro-Ro di Cagliari, ma di grande valore simbolico: la Sardegna, isola circondata dal mare, prova a trasformare la propria posizione geografica in un laboratorio per le energie rinnovabili marine, un settore su cui pochi altri territori italiani possono vantare condizioni naturali altrettanto favorevoli.

Una corsa contro il tempo

Il quadro che emerge dalla Sardegna in questi giorni di rendicontazione non riguarda soltanto i porti. Sul fronte sanitario, la Regione ha centrato e superato gli obiettivi fissati dal Pnrr per le case di comunità, le nuove strutture territoriali pensate per avvicinare l’assistenza sanitaria di base ai cittadini. A fronte di un target di 50 strutture il numero raggiunto ha superato le attese, un risultato che si affianca idealmente a quello dei porti come ulteriore segnale di una macchina amministrativa regionale capace, in questa fase, di trasformare i finanziamenti europei in opere reali e verificabili.

È proprio questo l’aspetto che rende la scadenza del 30 giugno un banco di prova prezioso per valutare l’efficacia del Pnrr in Sardegna: la verifica sul campo della capacità di enti locali, Regione e Autorità Portuale di trasformare risorse straordinarie in infrastrutture che restano, che continuano a produrre effetti ben oltre la scadenza dei fondi. Il Terminal Ro-Ro di Cagliari, in questo senso, potrebbe diventare la fotografia di un’Isola che prova a giocare d’anticipo sul proprio futuro logistico ed energetico con un porto che, banchina dopo banchina, sta diventando grande.


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