La pensione è sempre più al centro delle preoccupazioni finanziarie dei risparmiatori, ma tra l’intenzione di costruire un patrimonio per il futuro e la capacità di trasformare i risparmi in un vero piano di investimento resta un divario significativo. È quanto emerge dalla terza edizione di “Decoding Investors”, lo studio realizzato da Amundi su 18.000 investitori retail in 26 Paesi, che analizza aspettative, comportamenti, conoscenze e fonti di informazione degli investitori.
Il quadro che emerge mette in evidenza il ruolo crescente della previdenza complementare e degli investimenti personali, ma anche il peso della liquidità, della paura delle perdite e di una conoscenza finanziaria spesso inferiore alla percezione che gli stessi investitori hanno delle proprie competenze.
Pensioni e investimenti: quanti italiani ricorrono alla consulenza finanziaria
Soffermandoci sull’Italia, per gli investitori nostrani, la previdenza pubblica continua a rappresentare una componente importante del reddito atteso durante la pensione. Il 38% del reddito pensionistico viene infatti previsto come proveniente da una fonte pubblica, come la previdenza obbligatoria o altri benefici, una quota leggermente superiore alla media europea del 34%. La dipendenza dalla componente pubblica risulta ancora più elevata tra gli investitori con 51 anni e oltre.
Un altro 38% del reddito atteso durante il pensionamento dovrebbe invece arrivare da risparmi e investimenti personali, una percentuale sostanzialmente in linea con la media europea del 37%. Il dato conferma quindi il ruolo crescente che la gestione del risparmio individuale può assumere nella costruzione del reddito futuro.
Sul fronte dell’alfabetizzazione finanziaria, gli investitori italiani mostrano però una preparazione leggermente inferiore rispetto alla media europea. Il 43% è infatti riuscito a rispondere correttamente a tutte e tre le domande di base sull’educazione finanziaria, contro il 47% in Europa. In questo scenario assume particolare rilievo la consulenza professionale. Il 68% degli investitori italiani dichiara di avere accesso a una qualche forma di consulenza finanziaria, una quota superiore alla media europea del 62%. Nel dettaglio, il 26% ricorre alla consulenza con regolarità, mentre il 42% lo fa occasionalmente.
Quali sono le fonti di informazione
Accanto ai canali tradizionali stanno però emergendo nuove fonti di informazioni e orientamento. Gli assistenti basati sull’intelligenza artificiale, come ChatGPT o Gemini, sono ancora utilizzati da una quota relativamente contenuta di investitori italiani: appena il 9% li indica tra le fonti utilizzate per prendere decisioni di investimento, contro il 15% della media europea.
Più diffuso è invece il ricorso agli influencer. Il 33% degli investitori italiani ha cercato attraverso questi canali informazioni, consigli o indicazioni sugli investimenti, anche in questo caso al di sotto del 39% registrato in Europa. Gli utilizzi principali riguardano l’approfondimento delle conoscenze finanziarie, indicato dal 37%, la comprensione di come iniziare a investire, segnalata dal 29%, e l’aggiornamento sull’andamento dei mercati finanziari, citato dal 28%.
Il ricorso agli influencer non si traduce tuttavia automaticamente in decisioni operative. Tra gli investitori italiani che utilizzano questi canali per ricevere informazioni e indicazioni, il 41% afferma di aver preso una decisione di investimento sulla base dei loro suggerimenti. Una percentuale inferiore sia alla media europea del 49% sia a quella globale del 56%.
Paolo Proli, Co-General Manager di Amundi SGR, sottolinea come i risultati evidenzino ancora una distanza tra la consapevolezza dell’importanza della previdenza complementare e la capacità di trasformarla in una scelta concreta. Secondo Proli, molti investitori italiani continuano a fare affidamento sulla previdenza pubblica, pur riconoscendo un ruolo importante anche ai risparmi e agli investimenti personali, mentre la previdenza complementare rimane la componente meno considerata.
In questo contesto, osserva Proli, la consulenza professionale può offrire ascolto e orientamento, aiutando gli investitori a prendere decisioni più consapevoli. Allo stesso tempo, resta centrale il rafforzamento dell’educazione finanziaria e la diffusione di soluzioni di investimento diversificate, accessibili e trasparenti, così da trasformare la pianificazione della pensione da semplice obiettivo dichiarato a scelta concreta per un numero sempre maggiore di famiglie.
Pensione, il risparmio personale diventa sempre più importante
Secondo la ricerca, gli investitori a livello globale prevedono che il 42% del reddito durante il pensionamento possa derivare da risparmi e investimenti personali. La restante parte dovrebbe arrivare dalla previdenza pubblica e dalle forme di previdenza complementare. Nonostante il ruolo crescente attribuito al patrimonio accumulato individualmente, soltanto il 36% degli investitori considera il pensionamento una delle principali motivazioni alla base delle proprie scelte di investimento. Ancora più significativo è il dato sulla fiducia: appena il 23% di chi investe si dichiara molto fiducioso di poter garantire la propria sicurezza finanziaria nel lungo periodo, in calo rispetto al 26% rilevato nella precedente edizione dello studio.
Il rapporto tra previdenza e consulenza appare particolarmente evidente. Tra gli investitori che ricevono una consulenza professionale, infatti, la metà dichiara di sentirsi molto fiduciosa sulla propria capacità di finanziare il pensionamento. La percentuale scende al 14% tra coloro che non hanno mai utilizzato una consulenza.
Quasi un risparmiatore su due vuole iniziare a investire
Il problema non riguarda soltanto chi è già sui mercati. Il 43% dei risparmiatori afferma di voler iniziare a investire nei prossimi 12 mesi. Tra i giovani tra i 21 e i 30 anni la percentuale sale al 62%. L’intenzione, tuttavia, si scontra con la prudenza. Il 39% degli intervistati indica infatti la paura di perdere denaro come uno dei principali ostacoli all’investimento.
Questo atteggiamento può tradursi in una permanenza eccessiva nella liquidità. Secondo Amundi, il 52% dei risparmiatori ritiene sufficiente un fondo di emergenza inferiore a sei mesi di reddito per affrontare spese impreviste, ma una parte degli investitori continua comunque a mantenere disponibilità liquide superiori a questa soglia. Il risultato è un paradosso: da una parte cresce la consapevolezza della necessità di costruire un capitale per il futuro, dall’altra la paura della volatilità e delle perdite può spingere a rinviare le decisioni di investimento.
Il nodo resta trasformare il risparmio in un piano di lungo periodo
La fotografia scattata da Amundi mostra quindi una questione che va oltre la semplice scelta degli strumenti finanziari. Per molti risparmiatori la necessità di costruire risorse per la pensione è ormai evidente, ma tra la consapevolezza del problema e la capacità di agire rimane una distanza significativa.
La paura delle perdite, l’eccesso di liquidità e una conoscenza finanziaria non sempre adeguata possono frenare l’investimento anche quando esiste una disponibilità di risparmio. In questo scenario, educazione finanziaria e consulenza diventano componenti centrali della pianificazione previdenziale. Le nuove tecnologie, dall’intelligenza artificiale ai canali digitali, ampliano le possibilità di accesso alle informazioni, ma rendono allo stesso tempo ancora più importante saper distinguere tra informazione, opinione e consulenza.
Per gli investitori italiani il tema è particolarmente rilevante: con il 38% del reddito pensionistico atteso affidato a risparmi e investimenti personali e soltanto il 30% che indica la pensione come principale obiettivo di investimento, la costruzione del futuro finanziario passa sempre più dalla capacità di pianificare per tempo e di mantenere una prospettiva di lungo periodo.
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