Padre Benanti: «Intelligenza artificiale? Contro i nuovi algoritmi del potere serve una governance condivisa»


«Quando abbiamo costruito le automobili, abbiamo messo i guardrail ai bordi della strada. La stessa cosa dobbiamo fare oggi con l’Intelligenza artificiale». È con questa immagine, semplice quanto efficace, che padre Paolo Benanti, teologo, francescano ed esperto di etica delle tecnologie, sintetizza la sfida lanciata dall’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV.

L’occasione è un incontro promosso dall’Ufficio Pastorale Sociale, Lavoro e Custodia del Creato del Vicariato di Roma, dedicato proprio al nuovo documento pontificio. Siamo nel quartiere Prenestino, alla periferia della Capitale. Nonostante il caldo estivo, oltre ottanta persone affollano una piccola libreria di quartiere per discutere di intelligenza artificiale, democrazia e futuro.

L’intelligenza artificiale e i monopoli

Benanti entra subito nel merito. «Uno strumento che costa poco più di mille euro, un drone, con un semplice aggiornamento software può distruggere un carro armato Abrams, completamente rivestito d’acciaio, costato centinaia di milioni. In Ucraina abbiamo scoperto che quel codice viene aggiornato ogni cinque o sei minuti, rendendo ogni volta quell’arma completamente diversa».

Da buon francescano e allievo dei gesuiti, Benanti individua immediatamente il cuore dell’enciclica: il passaggio in cui Papa Leone XIV invita la comunità internazionale a “disarmare l’Ai”. “Vuol dire – scrive il Pontefice – rompere l’alleanza fra potenza tecnica e diritto di governare”. In altre parole, significa “sottrarla ai monopoli, impedirle di dominare l’umano”. 

Chi controlla il software controlla tutto

«Chi controlla il software controlla tutto», osserva Benanti. È il potere della software-defined reality, della realtà definita dal software. Per spiegare quanto questo tema riguardi la vita quotidiana, il professore di Etica della tecnologia alla Luiss Guido Carli, a Roma, e alla Seattle University, negli States, ricorre a un’altra immagine. «Se domani volete entrare all’aeroporto di Fiumicino con un’arma, non potete farlo. Con l’Intelligenza artificiale, invece, potenzialmente sì. Con tre righe di codice si potrebbe trasformare perfino uno smartphone in un’arma, modificando il funzionamento della batteria fino a provocarne l’incendio». 

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Come si governa una realtà di questo tipo? È la domanda attorno alla quale ruota l’intera enciclica. La questione decisiva, infatti, non è scegliere se accettare o rifiutare l’Intelligenza artificiale, ma decidere se lasciarne il governo agli interessi di pochi oppure costruire una governance orientata al bene comune.
«Quel potere che abbiamo imparato ad addomesticare nei secoli – dall’Impero romano agli Stati moderni fino alle democrazie occidentali – oggi rischia di spostarsi nelle mani di pochi», avverte. «E non sono mani democratiche. Sono mani private che possono trasformare un giocattolo in un’arma con un semplice aggiornamento software». 

Che fare?

Durante il dibattito interviene anche Alessandra Poggiani, direttore generale del Cineca, il più grande centro di calcolo in Italia. La domanda che attraversa l’incontro è inevitabile: che cosa bisogna fare?
«Il messaggio del Papa è molto chiaro», risponde Benanti. «Davanti a una macchina che può prendere decisioni capaci di incidere sulla vita delle persone, è evidente che tali decisioni non possono essere affidate a cinque soggetti in tutto il mondo». 

Il riferimento è ai paragrafi 106, 107 e 108 di Magnifica Humanitas. Papa Leone XIV invita alla prudenza, chiede controlli rigorosi e, quando necessario, anche un rallentamento nell’adozione dell’Ai. Non per ostacolare il progresso, ma perché lo sviluppo tecnologico corre molto più velocemente della capacità delle istituzioni, del diritto e della società di comprenderne e governarne gli effetti. Per questo motivo, secondo il Pontefice, non bastano richiami generici all’etica. Servono norme giuridiche adeguate, organismi indipendenti di vigilanza, cittadini consapevoli e una politica capace di esercitare il proprio ruolo.

Condividere i processi perché siamo in democrazia

Soprattutto, non basta chiedere che l’Ai sia programmata secondo principi morali. Occorre, infatti, prima di tutto, chiedersi chi definisce quei valori e con quale legittimazione democratica. Se quei criteri vengono stabiliti da un numero ristretto di soggetti, saranno loro a imporre, spesso in modo invisibile, la propria visione del mondo attraverso gli algoritmi. «Il processo va condiviso», insiste Benanti. «Perché siamo in democrazia». 

Non tutti, però, condividono questa impostazione. «Peter Thiel, per esempio, ha reagito dicendo: “Se il Papa assume questa posizione, allora sta lavorando per i comunisti cinesi”. Lascio a voi ogni giudizio su queste parole», osserva Benanti con ironia.
Poi conclude: «o mi sento di parte. Tifo per la democrazia». Il rischio, spiega ancora, è che l’Intelligenza artificiale finisca per incidere su ogni ambito della vita: dall’accesso alle cure alla scuola, dal lavoro ai diritti fondamentali. «Per tali ragioni, questo strumento non può rimanere nascosto. Deve essere condiviso, negoziato, governato», ribadisce. 

Fondamentali infrastrutture e una Ai Factory europea

Ma oggi non tutti partono dalle stesse condizioni. Le piattaforme e le grandi infrastrutture dell’Ai sono concentrate nelle mani di pochissimi attori, anche perché gli investimenti richiesti sono enormi. In questo scenario assume particolare rilievo il ruolo del Cineca, che ha ottenuto dalla Commissione europea 430 milioni di euro per la realizzazione di una Ai Factory europea.

«È fondamentale», osserva Alessandra Poggiani, «che insieme alle regole l’Europa costruisca anche una propria forza infrastrutturale, industriale e scientifica. Solo così potremo essere protagonisti e non semplici consumatori delle nuove tecnologie». 

La sfida è anche culturale. Occorrono formazione, educazione e consapevolezza. Occorre coinvolgere il decisore politico, ma anche la scuola, l’università e tutti quei corpi intermedi nei quali si costruisce la società. «Il fenomeno va governato e condiviso», insiste Benanti. «Non è più soltanto una questione tecnica ma politica».

Il problema del potere

Quando, il 15 maggio scorso, Papa Leone XIV ha firmato Magnifica Humanitas, in occasione del 135° anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII, molti hanno colto immediatamente la portata sociale e politica del documento. Come la Rerum Novarum interpretò le trasformazioni della rivoluzione industriale, oggi l’enciclica affronta le nuove concentrazioni di potere generate dall’Intelligenza artificiale. «È un problema di potere», conclude Benanti. «E oggi quel potere risiede in luoghi diversi da quelli tradizionali, dove interessi privati iniziano perfino a sostenere che la democrazia sia un esperimento fallito». 

Serve una governance condivisa

«È il Far West, dove esiste un solo diritto: quello del più forte». L’alternativa indicata dall’enciclica è una governance condivisa dell’Intelligenza artificiale. O, per usare l’immagine di Papa Leone XIV, ricostruire una nuova Gerusalemme: una civiltà che non nasce dall’iniziativa del singolo, ma dalla comunità, dalla cooperazione e dalla responsabilità condivisa.

Nell’immagine in apertura padre Benanti, foto fornita dall’autore dell’articolo

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 Antonietta Nembri

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