Se qualcuno nei giorni scorsi fosse entrato negli uffici del Comune di Frosinone senza conoscere la vicenda, avrebbe potuto pensare di essere finito sul set di «Suits», la celebre serie Tv degli avvocati Harvey Specter e Mike Ross. Gli ingredienti c’erano tutti: Codici di Diritto Amministrativo, interpretazioni dello Statuto Comunale, richiami al Testo Unico degli Enti Locali, quesiti giuridici, pareri autorevoli e perfino un professore universitario fondatore della Gazzetta Amministrativa della Repubblica Italiana.
Parte da qui la risposta che il Comune capoluogo ha inviato alla Prefettura di Frosinone, dopo la lettera recapitata dagli undici consiglieri comunali al Palazzo del Governo e al Ministero dell’Interno, nella quale venivano sollevati dubbi sulla legittimità dell’attuale Ufficio di Presidenza del Consiglio Comunale. E soprattutto, sulla competenza del vicepresidente vicario a convocare l’assemblea dopo le dimissioni del presidente e di altri componenti dell’organo. (Leggi qui: Undici consiglieri scrivono a Prefetto e Ministero: delibere dubbie a Frosinone. E qui: Il significato politico della lettera degli 11 al Prefetto ed al Ministero dell’Interno).
Una vicenda che, ancora una volta, racconta quanto questa consiliatura del sindaco Riccardo Mastrangeli sia riuscita a trasformare ogni passaggio amministrativo in una partita politica.
La nota del Comune: lo Statuto prevale sul TUEL
Con la nota 0046865 del 16/07/2026 il Segretario Generale Mauro Andreone ha inviato alla Prefettura la posizione del Comune di Frosinone. Sostiene una tesi precisa: lo Statuto comunale prevale sulla disciplina generale del TUEL, laddove quest’ultimo consente espressamente una diversa regolamentazione statutaria. Cioè: il Testo Unico è la norma di riferimento, però su alcuni argomenti prevede che il Comune possa agire in maniera diversa a condizione di scrivere sullo Statuto la nuova regola.
Il cuore del ragionamento è nell’articolo 39 dello Statuto comunale. E’ stato modificato con nel 2025 con la Deliberazione Consiliare n. 24: prevede come, in caso di assenza, impedimento o vacanza del Presidente, le sue funzioni vengano esercitate dal vicepresidente, con precedenza per il vicario. Secondo il Segretario Generale Mauro Andreone, quella disposizione rappresenta una deroga espressamente consentita dal TUEL. Tradotto in linguaggio non giuridico: per il Comune di Frosinone, anche se il presidente si dimette, il vicepresidente vicario continua ad avere il potere di convocare il Consiglio.
Il parere Michetti: chi è e cosa dice
Consapevole della delicatezza della questione, il Comune non si è limitato a un’autonoma interpretazione. Ha chiesto un parere alla Fondazione Gazzetta Amministrativa, affidato al professor avvocato Enrico Michetti: docente universitario, esperto di Diritto Amministrativo. E figura nota anche sul piano politico, per essere stato il candidato sindaco del centrodestra alle elezioni comunali di Roma del 2021, poi vinte da Roberto Gualtieri. Il parere, acquisito al protocollo del Comune il 10/07/2026 con prot. 0045384, arriva sostanzialmente alle stesse conclusioni del Comune.
Michetti ricostruisce il quadro normativo — TUEL, Statuto, Regolamento consiliare — e parte da una premessa importante: «In forza dell’articolo 38, comma 2, del citato decreto legislativo, lo Statuto comunale ed il Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale possono integrare le predette disposizioni, ma non possono derogarvi». Poi entra nel caso concreto: presidente dimissionario, dimissioni di altri due componenti dell’Ufficio di Presidenza, organo «falcidiato» da tre dimissioni su cinque.
Per Michetti bisogna riconvocare il Consiglio per eleggere presidente e intero Ufficio di Presidenza. La domanda è: chi convoca? Il sindaco, come nella prima seduta post-elezioni, oppure il vicepresidente vicario ancora in carica? Michetti definisce la situazione «ambivalente»: qualunque delle due strade si scelga porta allo stesso risultato, perché l’ordine del giorno è «rigido» con un solo punto — la ricomposizione dell’organo. Ragionando sul ruolo del vicario, il professore propende per una soluzione: «La presenza attiva di un vicepresidente, ancorché in un Consiglio di Presidenza falcidiato dalle dimissioni dei 3/5 dei suoi componenti, al solo ed esclusivo fine di porre in essere un atto rigenerativo di un organo essenziale alla liturgia consiliare, appare legittimare la stimolazione di poteri sostitutivi in una procedura all’esito vincolata».
In sintesi: il vicepresidente vicario può convocare il Consiglio, ma solo per ricostituire l’Ufficio di Presidenza. Se l’ordine del giorno contiene altri punti, questi possono essere discussi solo dopo che l’organo è stato ricomposto.
I 4 punti della risposta del Segretario agli 11 consiglieri
La nota di Andreone risponde così ai quesiti posti dagli undici consiglieri:
Chi convoca il Consiglio — In caso di vacanza del presidente, le funzioni passano al vicepresidente vicario come previsto dallo Statuto. Il vicario è legittimato a convocare, ma la sua competenza è «vincolata»: la seduta ha un oggetto unico e prioritario, la ricostituzione dell’Ufficio di Presidenza e l’elezione del presidente.
Ordine del giorno «blindato» — La proposta di deliberazione per ricostituire l’Ufficio deve essere il primo punto, inderogabile. Se non viene ricostituito, non si può procedere con gli altri punti.
Quorum e votazioni per il presidente — Lo Statuto prevede l’elezione con almeno i due terzi dei consiglieri assegnati in prima votazione; in seconda basta la maggioranza. Il presidente entra in carica subito dopo la proclamazione. La norma non prevede una «continuità ad oltranza» delle votazioni: la seconda votazione può avvenire anche in una seduta successiva.
Vicepresidenti e Ufficio di Presidenza — Per vicepresidenti e consiglieri segretari non è previsto un quorum speciale: vengono eletti con le regole ordinarie ed entrano in carica immediatamente, ricostituendo l’Ufficio e facendo cessare le competenze del vicepresidente vicario prima delle successive deliberazioni.
Due letture: una giuridica, una politica
Sul piano strettamente amministrativo, la risposta del Comune appare costruita in maniera certosina per offrire alla Prefettura una motivazione giuridica coerente e documentata. Spetta ora all’ufficio del Governo fare le proprie valutazioni.
In punto di Diritto, il parere del professor Michetti testimonia che la questione sollevata dal consigliere Pasquale Cirillo — che di professione fa l’avvocato — e dagli altri dieci firmatari non era campata in aria, ma aveva un fondamento fattuale e giuridico. Uno dei rari casi in cui tutti hanno ragione e nessuno ha torto.
Sul piano politico, invece, il dato più interessante è un altro. Il fatto stesso che undici consiglieri comunali abbiano ritenuto necessario rivolgersi direttamente al Prefetto e al Ministero dell’Interno fotografa un clima di sfiducia istituzionale che difficilmente si era visto nelle precedenti consiliature. È il segno di un’Aula in perenne fibrillazione, nella quale ogni passaggio regolamentare rischia di trasformarsi in uno scontro politico.
Se perfino la scelta su chi deve presiedere il Consiglio diventa un caso da sottoporre alla Gazzetta Amministrativa, significa che la fiducia politica a Frosinone è ormai prossima allo zero.
Rien ne va plus.
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