Catanzaro. Forza Italia in mezzo al guado sfoglia la margherita: stare (ancora) con Occhiuto conviene o no? Mugugni, promesse e progetti



Cosa succede in Forza Italia a Catanzaro? La situazione è davvero ingarbugliata e l’affaire “ospedale” lo dimostra. Da una parte abbiamo i forzisti pro Pugliese dall’altra abbiamo i forzisti pro Germaneto. Alla fine l’hanno spuntata i primi, un atto di indirizzo con il quale si vincola il presidente “cosentino” Roberto Occhiuto in merito all’ubicazione “che non si tocca”. Non è stato facile raggiungere un tale risultato nel pieno della calura estiva quando di solito la città sembra ancor più distratta. A tenere sveglie le coscienze dei catanzaresi ci ha dovuto pensare un “comitato civico” voluto da cittadini che hanno avuto l’intelligenza e la maturità di mettere da parte le divisioni ideologiche per battersi tutti per lo stesso obiettivo. Dove la politica è assente interviene fortunatamente la sana cittadinanza attiva, ma veniamo alla geografia dei fatti.

Un consiglio comunale caotico, rinviato di volta in volta proprio perché non si riusciva a trovare la quadra. Forza Italia arriva, per l’ennesima volta, sfilacciata, logorata e lacerata dalle lotte di potere che si consumano al suo interno. Un segretario provinciale oggettivamente privo di autorevolezza e, quindi, di leadership, incapace di guidare quella che, almeno sulla carta, dovrebbe rappresentare la truppa più numerosa del consiglio comunale.

Il partito di Tajani oggi conterebbe tra i 10 e gli 11 consiglieri comunali, riconducibili a Marco Polimeni, Elisabetta Aiello e Antonello Talerico. Qualche malizioso ci suggerisce che siano più 11 che 10. Il voto espresso in Consiglio, però, è lo specchio di quelle lotte intestine e di una leadership che il segretario provinciale, ex delfino di Piero Aiello, non è mai riuscito a vedersi riconoscere.

Ma andiamo con ordine. Ufficialmente Roberto Occhiuto ha demandato ai catanzaresi la decisione sull’ubicazione del nuovo ospedale. Più precisamente, alla massima assise cittadina: il consiglio comunale. Ufficiosamente, però, Roberto Occhiuto ha parallelamente affidato al Politecnico di Milano una consulenza da quasi 400.000 euro per decidere dove e come dovrà sorgere il nuovo ospedale.

Morale della favola? Occhiuto avrebbe già deciso, ma fa finta di lasciare la scelta ai consiglieri comunali. E pare abbia anche sussurrato a Polimeni di far passare la linea di Germaneto, facendo credere che quella linea non provenga da Cosenza.

Ora che il consiglio comunale di Catanzaro si è espresso per mantenere tutto com’è, a favore della zona centro-nord della città, capiremo se Occhiuto abbia semplicemente finto di essere democratico oppure abbia preso in giro tutti, cittadini compresi, decidendo poi, come spesso gli viene contestato, da imperatore-dittatore.

Forza Italia, però, non è certo così stupida. Sa bene che una simile presa di posizione da parte del governatore cosentino comporterebbe risvolti elettorali nefasti per un partito ormai a trazione reggina e cosentina. Chi voterebbe, alle prossime amministrative, un partito percepito come al soldo di Occhiuto? Il peggior nemico della città, quello che vuole distruggere la sanità catanzarese, pubblica e privata, e che ha già smantellato la facoltà di Medicina.

Qualche consigliere nel frattempo ha già sentito puzza di bruciato. Su tutti Sergio Costanzo, ormai da tempo in una palese condizione di contestazione, seppur timorosa, nei confronti del presidente Occhiuto.

Costanzo è un politico navigato e sa di non potersi logorare su posizioni schiacciate sull’anti-catanzaresità. Ha attaccato Occhiuto quando quest’ultimo si è fatto operare dal professor Maselli gratuitamente e senza passare da CUP o liste d’attesa, come un tipico esponente della casta, mentre i suoi elettori fanno file interminabili anche solo per un semplice esame diagnostico. Non ha partecipato al congresso regionale proprio per manifestare il proprio dissenso verso una gestione del partito giudicata troppo reggio-cosenzacentrica. Contesta settimanalmente Antonio Battistini, un generale della sanità occhiutana, in maniera puntuale ma feroce. Additandolo come il “peggiore” sulla piazza.

Sergio Costanzo, insomma, non sembra affatto un fedelissimo di Occhiuto e quindi di Forza Italia. E le voci si rincorrono nei vicoli dei suoi quartieri: «Sergio mi ha detto che farà una lista civica, come sempre. Altro che Forza Italia».

Per non parlare di Antonello Talerico. Sulla stampa il noto avvocato aveva già espresso chiaramente la propria posizione: «Il Pugliese non si tocca. A Germaneto possiamo concedere, al massimo, un secondo pronto soccorso». Lasciamo stare il fatto che poi non si sia presentato in consiglio: le buone intenzioni, almeno sulla carta, c’erano. Anche se non ci dice il motivo della sua assenza, non c’è motivo di dubitare della sua posizione. Anche Talerico, però, appare in profonda contestazione. Scrive note in cui attacca Reggio Calabria e Cosenza e, non contento, punzecchia anche la colonnella di Occhiuto, Simona Carbone, alla guida della Dulbecco. La Carbone pare sia rimasta molto irritata dall’ultima uscita di Talerico, che l’avrebbe data in partenza dalla Calabria già a settembre.

Ma la Carbone ha abboccato, probabilmente anche perché non può contare su una grande scuola politica alle spalle. E c’è chi sostiene che la sua risposta stizzita sia stata addirittura suggerita da un alto esponente di Forza Italia che, sottotraccia, starebbe cercando di logorare proprio Talerico. E non soltanto lui, anche -o forse soprattutto- la Aiello, ormai terzo incomodo -con un forte consenso- nello scacchiere locale.

Elisabetta merita un capitolo a parte: la più giovane esponente azzurra. Un viso d’angelo, almeno all’apparenza. I più informati raccontano di un patto di ferro con Occhiuto: Betty entrerà in Consiglio, o addirittura in giunta. E i tempi, assicurano alcuni esperti politologi, non saranno lunghissimi.

Nel frattempo l’imperatore le avrebbe concesso piena agibilità alla SORICAL (e non solo), l’ente regionale più importante e finanziariamente più imponente dell’intera galassia regionale. Una partecipata che fa gola a molti, trovandosi in una fase di forte espansione. Elisabetta appare molto combattuta, perchè tirata dalla giacchetta. Da una parte vorrebbe svincolarsi dalla morsa letale di Occhiuto (e Gentile, il cinghiale); dall’altra deve dare risposte ai propri elettori, altrimenti rischia di non avere una lunga vita politica. Soprattutto per come funzionano le cose in Calabria. AHINOI! Insomma, la situazione e i giochi (sporchi) restano tutt’altro che chiari.

Veniamo allora al voto in consiglio. Aiello aveva dichiarato pubblicamente la propria posizione, così come Talerico. Polimeni, invece, ha scelto il silenzio e ufficialmente non ha preso posizione sulla questione dell’ospedale. Ponzio Pilato docet.

I voti degli azzurri in Consiglio, tuttavia, sembrano seguire una logica difficile da decifrare. Luigi Levato e Sergio Costanzo, vicini a Polimeni, hanno votato a favore del mantenimento del Pugliese nel centro cittadino. Assisi ed Emanuela Costanzo, molto vicini a Talerico, hanno invece votato a favore di Germaneto. La stessa posizione è stata assunta da Lobello e Passafaro, considerati vicinissimi al segretario provinciale. I consiglieri più vicini a Elisabetta Aiello, invece, hanno confermato con il loro voto la linea indicata dalla stessa Aiello.

Talerico, dopo aver annunciato il proprio voto a favore del Pugliese, è rimasto inspiegabilmente assente. Qualche malalingua sostiene che l’avvocato sia in attesa di una nomina regionale di peso. A pensar male si fa peccato… ma quasi sempre ci si azzecca. Fincalabra vi dice qualcosa? Le nostre ovviamente sono solo ipotesi e se l’avvocato ritiene che ci sia qualcuno che scrive… al posto nostro – come va insinuando – stavolta deve fare nome e cognome altrimenti è meglio che taccia… 
Il risultato è l’immagine di una Forza Italia fratricida e senza né capo né coda, priva di una leadership riconosciuta e, di conseguenza, incapace di esprimere una vera linea politica.

E le elezioni amministrative del 2027? Tutto lascia presagire fuochi d’artificio e colpi di scena: franchi tiratori, liste civetta e battaglie per il consenso combattute fino all’ultimo voto (o sangue).
Nel frattempo, però, Catanzaro continua a morire. E, soprattutto, continua a non avere nessuno (o quasi) disposto a difenderla.


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