Export cinese da record, oltre un milione di auto vendute all’estero


La locomotiva dell’export cinese continua a correre a una velocità superiore alle aspettative dei mercati e dimostra, ancora una volta, una notevole capacità di adattamento alle tensioni commerciali internazionali. A giugno le esportazioni della Cina hanno registrato una crescita del 27% su base annua, raggiungendo il valore record di 412 miliardi di dollari, ben oltre il +18,2% atteso dagli analisti e in forte accelerazione rispetto al +19,4% registrato nel mese di maggio.

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Non è soltanto il dato sulle vendite oltreconfine a sorprendere. Anche le importazioni hanno evidenziato una crescita molto sostenuta, aumentando del 36% rispetto allo stesso periodo del 2025, il ritmo più elevato dal giugno del 2021. Un risultato che riflette sia la ripresa degli acquisti di materie prime sia l’effetto dell’aumento dei costi energetici legati alle tensioni geopolitiche nell’area del Golfo.

Il risultato complessivo è un surplus commerciale che continua ad allargarsi. A giugno l’avanzo della bilancia commerciale cinese ha raggiunto i 125,6 miliardi di dollari, in netto aumento rispetto ai 105,4 miliardi registrati a maggio. Numeri che confermano la solidità della macchina esportatrice di Pechino nonostante i dazi occidentali, le restrizioni tecnologiche e le crescenti accuse di concorrenza favorita dai sussidi statali.

A trainare questa nuova fase di espansione non è soltanto la tradizionale forza della manifattura cinese, ma soprattutto la crescita dei comparti a più alto contenuto tecnologico. L’intelligenza artificiale, la produzione di semiconduttori, i server, le infrastrutture digitali e l’automotive rappresentano oggi i principali motori della competitività internazionale della seconda economia mondiale.

Il dato simbolo di giugno arriva proprio dall’industria automobilistica. Per la prima volta nella storia le esportazioni mensili di veicoli hanno superato la soglia di un milione di unità. In termini di valore, il comparto ha registrato un incremento del 70-71% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, confermando il ruolo crescente dell’automotive, e in particolare dei veicoli elettrici, nella strategia industriale cinese.

Parallelamente continua a espandersi l’intero ecosistema dell’elettronica avanzata. Nei primi sei mesi dell’anno il commercio di componenti elettronici, parti per computer e hardware informatico è cresciuto di quasi il 57%, raggiungendo i 5,1 trilioni di yuan, pari a circa 760 miliardi di dollari.

A sostenere questa espansione contribuisce il boom della domanda mondiale di tecnologie legate all’intelligenza artificiale. Occhiali intelligenti, dispositivi di traduzione automatica, esoscheletri industriali e numerosi altri prodotti ad alta innovazione stanno diventando una componente sempre più rilevante delle esportazioni cinesi, insieme ai semiconduttori, il cui valore resta fortemente influenzato dalla crescente richiesta di capacità di calcolo per le applicazioni di IA.

Particolarmente significativo è il balzo registrato proprio dai circuiti integrati. A maggio le esportazioni di semiconduttori sono aumentate del 110,9% rispetto allo stesso mese del 2025 e, considerando l’intero primo semestre del 2026, le spedizioni risultano quasi raddoppiate rispetto all’anno precedente.

Anche il comparto delle infrastrutture digitali continua a mostrare tassi di crescita molto elevati. Le esportazioni di apparecchiature per l’elaborazione dati, server e sistemi di rete sono aumentate del 66,1%, sostenute dagli ingenti investimenti che Pechino ha destinato negli ultimi anni allo sviluppo dell’economia digitale e delle tecnologie strategiche.

L’espansione dell’export rappresenta anche un elemento di compensazione rispetto alle persistenti fragilità dell’economia domestica. La debolezza dei consumi interni e il rallentamento degli investimenti immobiliari continuano infatti a pesare sulla crescita, rendendo ancora più importante il contributo del commercio internazionale.

Nel frattempo le imprese cinesi stanno ridefinendo la propria presenza produttiva globale per limitare l’impatto delle barriere commerciali. Molte aziende hanno trasferito parte delle produzioni all’estero, anche in Europa, mentre l’orientamento geografico dell’export si sta spostando progressivamente verso nuovi mercati.

Il Sud-est asiatico rappresenta oggi una delle principali destinazioni delle merci cinesi, con esportazioni cresciute di quasi il 35% nel mese di giugno rispetto a un anno prima. Anche i flussi commerciali verso l’Unione Europea continuano ad aumentare, con un incremento superiore al 18%, mentre verso l’America Latina la crescita raggiunge il 28%.

Persino il mercato statunitense, nonostante le tensioni commerciali e le misure tariffarie introdotte negli ultimi anni, continua a mostrare una dinamica positiva. Le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti sono aumentate di quasi il 14% su base annua. Una parte di questa crescita viene attribuita dagli analisti al cosiddetto front loading, ovvero l’anticipo degli ordini da parte delle imprese americane nel timore di futuri aumenti dei dazi.

L’attenzione degli investitori è ora rivolta ai dati sul Pil del trimestre aprile-giugno, attesi nelle prossime ore. Il governo cinese ha fissato per il 2026 un obiettivo di crescita compreso tra il 4,5% e il 5%, leggermente inferiore al 5% registrato nel 2025. Il Fondo Monetario Internazionale ha recentemente rivisto al rialzo le proprie previsioni, portando la stima di crescita per quest’anno al 4,6%, con un incremento di 0,2 punti percentuali rispetto alle precedenti valutazioni. Rimane però un quadro più prudente nel medio periodo: per il 2027 il Fondo prevede un’espansione dell’economia cinese limitata al 4,1%.

Dietro la straordinaria performance del commercio estero restano infatti alcune fragilità strutturali. Il mercato interno continua a mostrare segnali di debolezza e il settore automobilistico ne è una delle dimostrazioni più evidenti. A maggio le vendite di automobili in Cina sono diminuite del 22% rispetto all’anno precedente, proseguendo una lunga serie di flessioni a doppia cifra. Un dato che, trattandosi di uno dei principali acquisti delle famiglie, viene interpretato dagli economisti come il segnale di una fiducia dei consumatori ancora insufficiente.


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 Cristina Giua

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