Decadenze, Tranchida alza lo scontro: “E’ delinquenza politica” 


Lo scontro sulle decadenze dei consiglieri comunali di Trapani cambia ancora livello. 

Non è più soltanto una disputa sull’interpretazione dell’articolo 29 dello Statuto comunale, né una battaglia tra maggioranza e opposizione. Adesso è il sindaco Giacomo Tranchida ad alzare il tono dello scontro, puntando dritto contro il presidente del Consiglio comunale Alberto Mazzeo e attribuendogli una responsabilità politica personale nella gestione dell’intera vicenda.

 

Lo ha fatto durante la trasmissione In Vino Veritas, utilizzando parole pesantissime.

“È un atto di delinquenza politica quello del presidente del Consiglio Alberto Mazzeo. C’è un atteggiamento che va oltre le prerogative del suo ruolo, con l’aggravante che è condizionato da ambienti politici esterni. Io individuo una responsabilità in capo a Mazzeo. Mi assumo la responsabilità di definirla delinquenza politica”.

Parole durissime, che arrivano mentre il procedimento per la possibile decadenza di sei consiglieri comunali si avvicina al passaggio decisivo in aula, dopo che sarà predisposta dal segretario generale Giovanni Panepinto. 

Le dichiarazioni del primo cittadino paventano anche degli ipotetici “condizionamenti politici esterni su Mazzeo”, che aveva già anticipato in altre occasioni.

 

 

Dal Pala Daidone alle decadenze

L’intera vicenda nasce dalle sedute del Consiglio comunale del 22 e 23 ottobre 2025, convocate nel pieno dello scontro politico sul Pala Daidone.

In quelle occasioni alcuni consiglieri di maggioranza decisero di non partecipare ai lavori, spiegando pubblicamente che si trattava di una protesta politica contro una convocazione che ritenevano impropria e su temi considerati estranei alle competenze dell’aula.

Queste assenze diedero però origine alle richieste di decadenza, previste dall’articolo 29 dello Statuto comunale, che disciplina la perdita della carica in caso di assenze reiterate e ingiustificate.

Da allora il procedimento ha attraversato mesi di istruttorie, richieste di chiarimento, pareri giuridici e riunioni della Conferenza dei capigruppo, trasformandosi progressivamente in uno dei terreni di scontro più aspri della politica trapanese.

 

Il segretario generale Giovanni Panepinto e, successivamente, anche l’Assessorato regionale delle Autonomie Locali hanno richiamato un principio consolidato della giurisprudenza amministrativa: la decadenza costituisce una misura eccezionale e l’astensione collettiva motivata da una protesta politica non coincide automaticamente con il disinteresse verso il mandato elettivo.

 

Nonostante ciò, la Conferenza dei capigruppo ha deciso di archiviare le posizioni di Salvatore Braschi, Giovanni Carpinteri e Claudia La Barbera, rimettendo invece al voto del Consiglio comunale il destino di Marzia Patti, Giovanni Parisi, Angela Grignano, Andrea Genco e Vincenzo Guaiana. Nel frattempo però, una richiesta di una cittadina trapanese ha riportato Salvatore Braschi nel “gruppo decadenti”.

 

L’accusa al presidente del Consiglio

È proprio questo passaggio che, secondo Tranchida, segna il superamento del normale confronto politico.

“Io penso che accadrà qualcosa di molto antipatico che non farà onore alle istituzioni trapanesi”, ha dichiarato il sindaco.

Per il primo cittadino il nodo non sarebbe infatti la sorte dei singoli consiglieri, bensì il modo in cui il procedimento viene condotto.

“Il tema non è la decadenza dei consiglieri, ma abusare di un potere rispetto a fatti evidenti e acclarati”.

Un’accusa che si traduce in una contestazione diretta dell’operato della Presidenza del Consiglio comunale.

 

“Si sta ledendo il diritto di scelta degli elettori”

Nella ricostruzione del sindaco, la vicenda avrebbe ormai assunto una portata che travalica il confronto tra maggioranza e opposizione ed intacca il concetto di partecipazione democratica dell’elettorato attivo.

“I cittadini hanno votato alcuni consiglieri e quando si renderanno conto che qualcuno, per giochi di palazzo, sta togliendo il loro diritto di elettori abusando con le carte, ci sarà una levata di scudi”.

 

Per Tranchida, quindi, la questione non riguarda soltanto l’applicazione di una norma statutaria ma investe direttamente il principio della rappresentanza democratica, perché una dichiarazione di decadenza incide sulla volontà espressa dagli elettori e, proprio per questo, secondo la consolidata giurisprudenza amministrativa, può essere adottata soltanto in presenza di una grave e dimostrata negligenza nell’esercizio del mandato.

 

Il fronte giudiziario

Il sindaco annuncia anche un ulteriore passaggio.

“Io dico che c’è delinquenza politica nel condurre i lavori d’aula a Palazzo Cavarretta su questo tema e su questo ho chiesto che si esprima l’autorità giudiziaria”.

Parole che si inseriscono in un quadro già segnato dagli esposti depositati in Procura da alcuni consiglieri comunali, tra cui Salvatore Braschi, che contestano il protrarsi di un procedimento ritenuto privo dei presupposti indicati dai pareri tecnici acquisiti dal Comune.

Si ipotizzano possibili profili di abuso nell’esercizio delle funzioni della Presidenza del Consiglio e contestate alcune scelte procedurali adottate durante la gestione della pratica.

 

Lo scontro politico continua

Le dichiarazioni di Tranchida arrivano pochi giorni dopo la nota del segretario generale Giovanni Panepinto alla VII Commissione che aveva chiesto contezza dei tempi. Il segretario, ricostruendo la cronologia degli atti, aveva chiarito come uno degli ultimi rallentamenti del procedimento fosse dipeso dalla mancata sottoscrizione del verbale della Conferenza dei capigruppo da parte del presidente del Consiglio Alberto Mazzeo, passaggio necessario per consentire l’avvio della fase successiva dell’istruttoria. Dal canto suo, Alberto Mazzeo ha fatto sapere di aver ricevuto i verbali poche ore prima. 

 

Una precisazione amministrativa che aveva già alimentato nuove polemiche.

Adesso, però, lo scontro compie un ulteriore salto di qualità. 

La battaglia sulle decadenze non si gioca più soltanto tra pareri giuridici, interpretazioni dello Statuto e votazioni d’aula. 

Con le accuse rivolta dal sindaco al presidente del Consiglio comunale, il confronto assume i toni di un conflitto istituzionale senza precedenti e asprissimo nella recente storia di Palazzo Cavarretta, mentre l’ultima parola rischia di spostarsi dalle sedi politiche alle aule della magistratura.

 




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 redazione@tp24.it (Luca Sciacchitano)

Source link

Di