Sono quasi 80 milioni gli immobili censiti dal Catasto e più del 50% è costituito da abitazioni. A dirlo sono le Statistiche Catastali 2025 dell’Agenzia delle Entrate, che registrano un aumento dello stock immobiliare italiano dello 0,7%, circa 525mila unità rispetto al 2024. Circa il 43% del patrimonio immobiliare del nostro Paese è costituito invece dalle pertinenze delle abitazioni e dagli immobili commerciali.
Il volume, arrivato alla diciannovesima edizione, fornisce per le unità immobiliari urbane le informazioni sulla numerosità dello stock, sulla consistenza fisica, vani, superfici o volumi a seconda delle categorie tipologiche, e la base imponibile fiscale determinata sulla base della rendita catastale.
Lo stock immobiliare italiano
Le Statistiche Catastali pubblicate dall’Agenzia delle Entrate hanno mostrato che nel 2025 lo stock immobiliare italiano è aumentato dello 0,7%, circa 525 mila unità in più del 2024. Gli immobili sono per l’89% di proprietà di persone fisiche, per il 10,8% di proprietà di persone non fisiche e circa lo 0,2% riguarda proprietà comuni.
Circa il 53,2%, quindi la maggior parte, è costituita da abitazioni (Gruppo A); il 43,6% è rappresentata da pertinenze delle abitazioni e immobili commerciali (Gruppo C), quindi soffitte, cantine, box e posti auto, negozi, magazzini e laboratori. La restante parte dello stock è costituita per il 2,6% da immobili con destinazione speciale (Gruppo D), per lo 0,3% da immobili a destinazione particolare (Gruppo E) e per lo 0,3% da immobili d’uso collettivo (Gruppo B).
La rendita catastale
In termini di rendita catastale, la quota maggiore è rappresentata dagli immobili del gruppo A e C, che corrispondono a quasi i due terzi del totale. Le unità del gruppo D rappresentano una rilevante quota di rendita, il 28,9%, nonostante siano solo il 2,6% in termini di numero di unità.
Le abitazioni (Gruppo A)
Il numero delle abitazioni in Italia è di 35,8 milioni. Si tratta però di un panorama molto diversificato, che cambia in base alla categoria, alle caratteristiche e alle dimensioni. Se l’abitazione italiana è composta in media da 5,5 vani per circa 118 m2, la situazione è molto variegata considerando le singole categorie catastali: si passa dai 2,3 vani in media per le abitazioni ultrapopolari con una superficie media di 58 m2 agli 11,4 vani delle abitazioni signorili e una dimensione media di 300 m2.
Rispetto al 2024, il numero di abitazioni civili, categoria catastale A2, e dei villini, categoria A7, è cresciuto con un tasso prossimo all’1%. Sono invece diminuite le abitazioni popolari, A4, le abitazioni di tipo ultrapopolare, A5 e rurali, A6.
Analizzando poi la composizione della tipologia di abitazioni italiane, è emerso che queste sono per la maggior parte, circa l’89%, di tipo civili A2, economiche A3 e popolari A4.
Per quanto riguarda invece la proprietà, lo stock residenziale appartiene soprattutto persone fisiche, oltre 33,3 milioni di unità, poco più del 93% del totale. Alle persone non fisiche risultano intestate meno di 2,5 milioni di unità e sono circa 11mila le abitazioni tra i beni comuni. Tra le categorie catastali delle abitazioni, quelle che presentano una maggior quota di unità delle persone non fisiche rispetto al dato complessivo, sono le abitazioni di maggior pregio A1, A8 e A9 e le abitazioni tipiche dei luoghi A11.
Gli uffici e gli studi privati
Il volume ha poi evidenziato che gli uffici e gli studi privati sono 642.001 unità e per il 56,4% sono di proprietà delle persone fisiche, per il 43,4% circa di proprietà delle persone non fisiche e per lo 0,2% sono di proprietà comune. La rendita complessiva degli uffici ammonta a circa 1,46 miliardi di euro, in calo dello 0,9% rispetto al 2024.
Gli immobili ad uso collettivo (Gruppo B)
Gli immobili ad uso collettivo (Gruppo B) come collegi, ospedali, prigioni, scuole, biblioteche, uffici pubblici e altro sono oltre 218 mila in aumento dell’1,1% rispetto all’anno precedente e con una rendita complessiva pari a circa 1,4 miliardi di euro.
La maggior parte degli immobili ad uso collettivo, il 32,6% sono scuole, seguono i collegi e i convitti con una quota del 23,3% e infine gli uffici pubblici con il 22,4%, complessivamente queste categorie crescono dell’1% circa. Gli ospedali rappresentano una piccola quota pari al 3,5% degli immobili ad uso collettivo, gli immobili di questa categoria sono aumentati dell’1,8% rispetto al 2024.
Emerge una rilevante quota di proprietà delle persone non fisiche per le unità in tutte le categorie del gruppo B, fatta eccezione per le categorie B7, cappelle e oratori, e B8, magazzini per derrate. Gli immobili censiti nel gruppo B hanno una rendita complessiva pari a circa 1,4 miliardi di euro, che nel 2025 è cresciuta dello 0,7% rispetto all’anno precedente.
Gli immobili a destinazione ordinaria commerciale e varia (Gruppo C)
Le unità a destinazione ordinaria commerciale e varia sono quasi 30 milioni, di queste la quota maggiore è rappresentata dalle unità in categoria C/6, 60,7% circa, prevalentemente box e posti auto, e dalle unità in categoria C2, 29,5%, prevalentemente cantine e soffitte. Rilevante è anche la quota dei negozi, che rappresentano circa il 6,5% del totale.
Si tratta di immobili intestati in maggioranza a persone fisiche, fatta eccezione per esercizi sportivi e stabilimenti balneari che sono solitamente di proprietà di persone non fisiche. La rendita catastale, infine, si attesta su 6,2 miliardi di euro, di cui la metà circa 3,4 miliardi di euro è relativa alla sola categoria dei negozi C1.
Gli immobili a destinazione speciale (Gruppo D)
Il Gruppo D è costituito da 1,75 milioni di immobili a destinazione speciale a fine produttivo, terziario o commerciale. Gli immobili che appartengono a questo Gruppo, pur rappresentando solo il 2,6% dello stock, hanno una rendita catastale pari a oltre 11 miliardi di euro, il 28,9% del totale. Le categorie con maggior rendita sono gli opifici, gli immobili per le attività industriali e gli immobili per le attività commerciali che sono tra quelle categorie del gruppo D con lo stock più numeroso.
Gli immobili a destinazione particolare (Gruppo E) e che non producono reddito (Gruppo F)
Gli immobili con destinazione particolare (Gruppo E) sono immobili ad uso pubblico o di interesse collettivo, come ad esempio le stazioni per servizi di trasporto terrestri e di navigazione interna, marittimi e aerei, i fari, i fabbricati destinati all’esercizio pubblico del culto, le costruzioni mortuarie e simili. Gli immobili, infine, del Gruppo F sono quelli che non producono reddito. Essendo privi di rendita, questi immobili vengono identificati solo per finalità di inventario. Si tratta di aree urbane, lastrici solari, unità in corso di costruzione o di definizione, ruderi e rappresentano 3,8 milioni di immobili in tutta Italia di cui la metà sono aree urbane F1.
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Stefania Giudice
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