dieci anni senza Silvio Mirarchi, il maresciallo dei carabinieri ucciso in servizio


Ci sono date che restano scolpite nella memoria collettiva. Date che segnano un prima e un dopo, che trasformano un fatto di cronaca in una pagina di storia civile. Il 31 maggio 2016 è una di quelle date per Marsala, ma anche per il Paese. Dieci anni fa, nelle campagne di contrada Ventrischi, il maresciallo capo dei Carabinieri Silvio Mirarchi veniva colpito mortalmente durante un servizio di controllo del territorio. Aveva 53 anni. Morì il giorno successivo all’ospedale Villa Sofia di Palermo, lasciando la moglie Antonella e i figli Debora e Valerio.

 

A distanza di un decennio, il suo nome continua a rappresentare il volto più autentico del senso del dovere, della dedizione allo Stato e del coraggio silenzioso di chi ogni giorno indossa una divisa per proteggere la collettività. Marsala non ha mai dimenticato quel maresciallo che viveva da anni in città, che era diventato parte integrante della comunità e che quella notte perse la vita mentre stava semplicemente facendo il proprio lavoro. Oggi, nel decimo anniversario della sua scomparsa, una cerimonia commemorativa e un concerto al Teatro Impero, per rendere omaggio a un uomo diventato simbolo di legalità e sacrificio.

 

Chi era Silvio Mirarchi

 

Silvio Mirarchi era nato a Catanzaro il 5 maggio 1963. Calabrese d’origine, aveva però costruito la propria vita in Sicilia, a Marsala, dove risiedeva da molti anni insieme alla famiglia. Maresciallo Capo dell’Arma dei Carabinieri, ricopriva l’incarico di vice comandante della Stazione di Ciavolo, uno dei presìdi più importanti dell’hinterland marsalese. Colleghi e cittadini lo descrivevano come un militare preparato, equilibrato, disponibile e profondamente legato ai valori dell’Arma.

La sua era una carriera costruita sul campo, tra indagini, controlli e presenza costante sul territorio. Una figura conosciuta nelle contrade marsalesi, dove il rapporto tra i carabinieri e la popolazione rappresenta spesso il primo baluardo contro criminalità e illegalità. Quella sera del 31 maggio 2016, però, il destino trasformò un normale servizio operativo nell’ultimo atto della sua vita.

L’agguato nelle serre di contrada Ventrischi

 

La ricostruzione dei fatti è ormai consegnata agli atti giudiziari. Nella serata del 31 maggio 2016, il maresciallo Mirarchi e l’appuntato Antonello Massimo Cammarata erano impegnati in un servizio di polizia giudiziaria nelle campagne marsalesi. Durante l’attività notarono delle luci sospette provenire da alcune serre nella zona di contrada Ventrischi. Insospettiti, decisero di avvicinarsi per verificare cosa stesse accadendo. I due militari sentirono delle voci in dialetto siciliano. Accesero le torce in dotazione e si qualificarono come appartenenti all’Arma dei Carabinieri, intimando l’alt ai presenti.

Fu in quel momento che esplose la violenza. Dall’oscurità partirono diversi colpi di arma da fuoco. Secondo gli investigatori furono almeno sette i proiettili esplosi da due armi diverse. Uno di quei colpi raggiunse Silvio Mirarchi, recidendogli l’aorta.

L’appuntato Cammarata riuscì miracolosamente a salvarsi. Trasportato d’urgenza all’ospedale Villa Sofia di Palermo, il maresciallo lottò per ore tra la vita e la morte. Ma le ferite erano troppo gravi. Il 1° giugno 2016 il suo cuore smise di battere. L’Italia perdeva un servitore dello Stato. Marsala perdeva uno dei suoi uomini migliori.

 

La scoperta della maxi piantagione di marijuana

 

Le indagini avviate immediatamente dopo l’agguato portarono alla scoperta di ciò che si nascondeva dietro quella sparatoria. Nelle serre di contrada Ventrischi venne rinvenuta una gigantesca coltivazione illegale di cannabis: circa seimila piante di canapa afgana destinate al mercato dello spaccio.

Gli investigatori ipotizzarono da subito che quella sera qualcuno stesse operando all’interno dell’area coltivata e che l’arrivo improvviso dei carabinieri avesse innescato la reazione armata culminata nell’omicidio.

Le serre si trasformarono nel centro di un’inchiesta complessa che avrebbe coinvolto diverse persone e fatto emergere un articolato sistema di produzione e traffico di sostanze stupefacenti.

 

Un mese di indagini senza sosta

 

Le indagini furono coordinate dalla Procura della Repubblica di Marsala e condotte dal Comando Provinciale dei Carabinieri con il supporto dei ROS, del RIS di Messina e dei Cacciatori di Calabria. Per settimane gli investigatori lavorarono senza sosta. Fondamentali furono le analisi scientifiche, i rilievi tecnici, i tabulati telefonici, i dati di localizzazione e gli accertamenti effettuati sul luogo del delitto. Poche ore dopo l’omicidio venne arrestato Francesco D’Arrigo, individuato come proprietario e gestore della piantagione di marijuana. L’inchiesta, però, era destinata ad allargarsi.

 

 

 

L’arresto di Nicolò Girgenti e il ruolo nella vicenda

 

Il 22 giugno 2016 arrivò la svolta investigativa. I carabinieri arrestarono Nicolò Girgenti, vivaista e bracciante agricolo marsalese, ritenuto il responsabile dell’omicidio del maresciallo Mirarchi. Secondo l’accusa, Girgenti era presente nelle serre la notte della sparatoria. Le indagini ricostruirono un quadro nel quale il vivaista sarebbe stato coinvolto nella gestione delle strutture utilizzate per la coltivazione della marijuana. Gli investigatori sostennero che quella notte si trovasse nell’area della piantagione e che fosse stato lui ad aprire il fuoco contro i militari. Tra gli elementi raccolti dagli inquirenti vi furono i dati relativi agli spostamenti dell’autovettura dell’indagato, le analisi tecniche effettuate dal RIS e il ritrovamento di particelle compatibili con residui di sparo sugli indumenti sequestrati.

La difesa contestò sempre la lettura accusatoria delle prove, sostenendo l’esistenza di incongruenze e possibili spiegazioni alternative. Tuttavia, il quadro investigativo venne ritenuto sufficientemente solido dalle autorità giudiziarie.

 

 

 

 

Gli altri arresti e l’inchiesta sul traffico di droga

 

L’omicidio Mirarchi aprì uno squarcio su un più vasto sistema criminale legato alla coltivazione e al traffico di marijuana tra Marsala, Castelvetrano e Partinico.

Nel febbraio 2017 una nuova ordinanza cautelare raggiunse Nicolò Girgenti e portò all’arresto anche di Fabrizio Messina Denaro, noto come “Elio”, accusato insieme ad altri soggetti di avere organizzato e realizzato la coltivazione illegale.

Secondo gli investigatori, il progetto criminale aveva coinvolto diversi soggetti con ruoli differenti nella produzione e nella gestione della droga.

Le indagini ricostruirono rapporti economici, accordi e interessi legati alla maxi coltivazione scoperta nelle campagne marsalesi, delineando un’attività che avrebbe potuto generare profitti elevatissimi sul mercato degli stupefacenti.

 

Il processo: dall’ergastolo alla conferma definitiva

 

Il procedimento giudiziario. Nel corso del dibattimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani furono ascoltati investigatori, consulenti tecnici, testimoni e specialisti del RIS.

L’accusa sostenne che Nicolò Girgenti fosse l’autore materiale degli spari che costarono la vita al maresciallo Mirarchi.

La Corte accolse la ricostruzione accusatoria. Nicolò Girgenti venne condannato all’ergastolo per l’omicidio del sottufficiale dell’Arma.

Successivamente la Corte d’Assise d’Appello di Palermo confermò integralmente la sentenza. L’ultimo capitolo giudiziario arrivò con la Cassazione, che rese definitiva la condanna al carcere a vita.

 

La Medaglia d’Oro al Valor Civile e i luoghi della memoria

 

Lo Stato ha riconosciuto il valore del sacrificio di Silvio Mirarchi conferendogli la Medaglia d’Oro al Valor Civile alla memoria.

Nella motivazione si legge: “Con eccezionale coraggio, ferma determinazione e cosciente sprezzo del pericolo, nel corso di un servizio notturno in area rurale, non esitava, insieme a un commilitone, a intervenire presso alcune serre adibite a coltivazione illecita di canapa indiana, venendo fatto segno a proditoria azione di fuoco da parte dei malfattori che, al fine di assicurarsi la fuga, lo ferivano mortalmente.”

Negli anni il ricordo del maresciallo è stato affidato anche a luoghi simbolici della città.

Nel 2018 la caserma dei Carabinieri di Marsala, sede della Compagnia di via Mazara e conosciuta come “Villa Araba”, è stata intitolata a Silvio Mirarchi.

Nel 2022 anche un parco giochi cittadino, in contrada Ciavolo, è dedicato alla memoria di Mirarchi, affinché le nuove generazioni possano conoscere la storia di chi ha sacrificato la propria vita per difendere la legalità.

Al Teatro Impero: “Il Suono del Coraggio”

 

Nel decimo anniversario della sua morte, Marsala rinnova il proprio tributo al maresciallo Silvio Mirarchi.

Questo pomeriggio, il Teatro Impero ospiterà l’iniziativa commemorativa organizzata dall’Istituto Comprensivo “Sirtori” dal titolo “Il Suono del Coraggio”.

L’evento nasce per ricordare il sottufficiale insignito della Medaglia d’Oro al Valor Civile e coinvolgerà studenti, insegnanti e famiglie in un percorso dedicato alla cultura della legalità. Sul palco si esibiranno l’orchestra dell’indirizzo musicale, il coro delle classi prime della scuola secondaria di primo grado e gli alunni delle classi quarte dei plessi Livatino, Morante, Sirtori e Pestalozzi.

Alla manifestazione parteciperà anche la Fanfara del 12° Reggimento Carabinieri “Sicilia”, protagonista di un concerto particolarmente significativo nel giorno in cui la città ricorda uno dei suoi servitori più amati.

Non sarà soltanto una cerimonia. Sarà il modo con cui Marsala continuerà a trasmettere ai più giovani il significato di parole come dovere, responsabilità e coraggio.

Perché dieci anni dopo, dietro il nome di Silvio Mirarchi, non c’è soltanto la storia di un carabiniere caduto in servizio. C’è il volto di un padre, di un marito, di un uomo che aveva scelto di servire lo Stato fino all’ultimo istante della sua vita. E c’è una comunità che, ancora oggi, non smette di dirgli grazie.

 




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