Prende forma attorno al tema dell’acqua, simbolo di nutrimento, rinascita e trasformazione, la prima residenza d’artista ospitata tra i giardini e i locali della seicentesca Villa Gamberaia di Settignano, vicino Firenze. La prima edizione, inaugurata ad aprile 2026 e a cura di Emanuela Mazzonis, s’intitola Un palcoscenico nella natura e ha visto ospiti due artiste di generazioni differenti, Claudia Passeri (1977, Lussemburgo) e Federica Belli (1998, Italia).
La storia di Villa Gamberaia
L’acqua, infatti, definisce da oltre un secolo l’identità stessa della Gamberaia. Fu alla fine dell’Ottocento che la Principessa Ghyka trasformò l’antico parterre de broderie in un innovativo parterre d’eau, ridefinendo il rapporto tra natura e architettura attraverso quattro vasche simmetriche capaci di mutare con la luce, le stagioni e il passare delle ore. E l’obiettivo del progetto, oltre a promuovere la ricerca contemporanea, riattiva la vocazione storica della Villa, che tra Otto e Novecento fu punto di incontro privilegiato per artisti, scrittori e intellettuali internazionali. Da Edith Wharton a Bernard Berenson, passando per Vernon Lee, Gabriele D’Annunzio e Leo Stein, la Gamberaia è stata un laboratorio di idee e visioni, uno spazio in cui arte, letteratura e paesaggio hanno continuamente ridefinito i propri confini.
L’intervista a Emanuela Mazzonis
In questa intervista, Emanuela Mazzonis racconta la nascita del progetto, il dialogo tra memoria storica e ricerca contemporanea e la scelta di inaugurare il programma proprio con il tema dell’acqua, elemento vivo e mutevole che attraversa tanto il giardino quanto le pratiche delle artiste coinvolte.
Com’è nato il progetto Un palcoscenico nella naturaa Villa Gamberaia e a quali esigenze risponde?
Il progetto è nato in seguito alla volontà da parte della famiglia Zalum Marchi, proprietaria di Villa Gamberaia, di riaprire questo luogo all’arte. Gamberaia nella sua storia secolare è stato sempre un punto di incontro e scambio culturale, specialmente nei primi del ‘900 grazie alla figura della Principessa Jeanne Catherine Kesco, sposata con il principe moldavo Eugenio Ghyka e conosciuta come ‘la Gyka’. Prima donna straniera ad acquistare una villa in Italia, decise di trasferirsi definitivamente in Gamberaia, lasciando il marito e conducendo una vita dedicata alla cura della Villa sia da un punto di vista culturale che estetico. Trasformò il parco esterno nell’attuale giardino all’italiana con vasche d’acqua, un ninfeo e piante sempre verdi. La villa divenne così una dimora dedicata alla natura, all’arte, luogo di incontro tra letterari, musicisti, artisti e chiunque fosse amante dell’arte. L’esigenza del nostro progetto oggi è di rimettere in contatto un luogo così stimolante dal punto di vista artistico con il mondo delle arti e poter creare negli anni una collezione di opere d’arte site specific che possano dialogare con il giardino e anche con gli spazi interni della Villa.
In che modo la residenza intende reinterpretare l’eredità culturale di Villa Gamberaia mediante l’invito di artiste e artisti contemporanei?
L’idea della residenza è nata dalla volontà espressa dai proprietari di entrare in contatto con il mondo dell’arte contemporanea. Dunque invece che portare la famiglia a scoprire l’arte nei luoghi istituzionali, abbiamo deciso di aprire le porte della Villa e far arrivare l’arte direttamente dentro Gamberaia. In questo modo concediamo alle artiste e agli artisti invitati a partecipare alla residenza la possibilità di vivere il luogo per 3 settimane, entrando in sintonia con gli spazi e con le caratteristiche che lo contraddistinguono per reinterpretare con gli occhi delle nuove generazioni la simbolicità del luogo.
Le artiste della prima edizione a Villa Gamberaia
Per questa prima edizione avete invitato Claudia Passeri e Federica Belli, due artiste appartenenti a generazioni e percorsi differenti. Quali elementi del loro lavoro le hanno rese particolarmente adatte a confrontarsi con la storia della Villa?
Claudia Passeri e Federica Belli sono artiste che lavorano con medium diversi, nella loro ricerca hanno come priorità il dialogo con lo spazio, il rapporto tra la loro ricerca artistica e il luogo è fondamentale per la finalità della loro indagine. Le loro opere, che si tratti di installazioni a cielo aperto come per Claudia o fotografie prodotte in camera off direttamente a contatto con gli elementi naturali sulla carta fotosensibile come in Federica, sono strettamente legate alla relazione con lo spazio, potremmo dire che nei loro lavori è il luogo ad entrare dentro l’opera affinché questa acquisti significato. Inoltre ho voluto mettere in contatto due artiste di formazione, generazioni e percorsi diversi in modo da poter dare loro la possibilità di un confronto il più possibile arricchente e stimolante.
Tra Otto e Novecento Villa Gamberaia è stata un luogo di incontro per figure come Edith Wharton, Bernard Berenson e Vernon Lee. Quale ruolo può avere oggi una residenza d’artista nel ricreare quello spirito di confronto internazionale e interdisciplinare?
Dare oggi la possibilità alle artiste e agli artisti di poter prendere una pausa dalla frenesia quotidiana e dare loro l’occasione di fermarsi a riflettere, a studiare, a leggere, a immaginare nuove creazioni e a potersi integrare in un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, credo che sia una esperienza indispensabile. La decisione di invitare in contemporanea due artiste internazionali che non si conoscessero è stata la chiave per lanciare il progetto della residenza volta non solo a riportare l’arte dentro i luoghi di Gamberaia ma anche a permettere alle artiste di trarre ispirazione da questo luogo per arricchire la loro indagine artistica e stimolare la loro crescita professionale.
Caterina Angelucci
Settignano (FI) // Villa Gamberaia
Via del Rossellino, 72, 50135
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