Restauro carta, a Fabriano focus sulla deacidificazione


La scelta del tema è sostanziale. La deacidificazione della carta è una procedura di confine tra chimica del supporto, restauro manuale, conservazione preventiva e gestione di collezioni estese. Portarla dentro un programma con convegno e laboratorio significa trattare la carta come materia viva e come documento materiale.

Perimetro verificato: le informazioni operative oggi pubbliche riguardano date, sede, costi, destinatari, programma scientifico, limiti di accesso al workshop e cronologia delle iscrizioni.

Il fatto centrale: Fabriano mette la carta acida al centro del dossier

La IV edizione di Fabriano tra storia e innovazione porta il restauro dei materiali cartacei su un nodo concreto: come intervenire sull’acidità senza ridurre il trattamento a una ricetta unica. La deacidificazione entra nel programma come problema operativo perché riguarda carte di epoche diverse, media grafici sensibili, archivi stratificati e libri che conservano insieme valore storico e funzione d’uso.

Il punto da fissare subito è questo: il convegno del 14 ottobre 2026 serve a ordinare metodo, limiti e criteri di scelta; il workshop del 15 e 16 ottobre porta gli stessi temi sul banco di laboratorio. La sequenza è coerente con un principio conservativo elementare e spesso trascurato: prima si definisce quando ha senso trattare, poi si valuta come farlo.

Il calendario che decide la partecipazione

La finestra di pre-iscrizione va dal 25 maggio all’8 giugno 2026. Dopo la chiusura, tra il 9 e il 15 giugno, la Fondazione comunicherà via email le modalità di partecipazione e le istruzioni di pagamento; il versamento della quota è previsto dal 16 al 26 giugno. La struttura del cronoprogramma evita una raccolta indistinta di adesioni e separa subito chi chiede l’intero percorso da chi punta al solo convegno.

La quota per convegno più workshop è di 350 euro; l’accesso esclusivo al convegno costa 100 euro. Viaggio, vitto e alloggio restano a carico del partecipante. Un vincolo pesa sulla programmazione individuale: dopo il 31 luglio 2026 la quota versata resta acquisita. È una soglia utile da conoscere prima di impegnarsi perché il workshop richiede presenza piena e gestione da attività specialistica.

Il convegno del 14 ottobre: dalla chimica della cellulosa al quadro normativo

Il convegno si svolgerà nella Sala Forme della Fondazione Fedrigoni Fabriano. Alle 9:30 è prevista la registrazione; alle 10:00 l’apertura con Chiara Medioli-Fedrigoni, Livia Faggioni e Benedetto Luigi Compagnoni. La sessione mattutina in lingua inglese inizierà alle 10:15 con il tema Acidity and Paper Deterioration: When and How to Act, introdotto da Gerhard Banik, visiting professor alla University of Applied Arts di Vienna.

Il baricentro scientifico della mattina è dichiarato già dai titoli. Antje Potthast interverrà sul ruolo dell’acido acetico nella chimica e degradazione della cellulosa; Antonio Mirabile affronterà i metodi tradizionali ed emergenti; Giovanna Poggi porterà il tema del controllo del pH; Alessandro Sidoti collegherà deacidificazione, standard nazionali e sfide future. In altre parole, il programma tiene insieme reazione chimica e decisione conservativa.

Il pomeriggio italiano: casi studio e revisione del Capitolato

Alle 14:00 la sessione pomeridiana in italiano passerà alle best practice e ai casi di laboratorio. Margherita Molteni discuterà uno studio comparativo sulla deacidificazione di carte industriali del XX secolo; Pietro Livi porterà l’esperienza dell’impianto Bookkeeper di Bologna; Ilaria Partenzi si concentrerà su un’opera d’arte contemporanea composita e di grandi dimensioni; Alberto Benato tratterà un caso di deacidificazione alcolica con nanoparticelle di carbonato di calcio.

Alle 16:00 la tavola rotonda entrerà nella parte più sensibile per gli operatori: ricerca europea, innovazione e trasferimento tecnologico in rapporto alla revisione del Capitolato Speciale Tecnico Tipo. La presenza di figure legate a Biblioteca nazionale centrale di Roma, Biblioteca nazionale centrale di Firenze, ICpAL, ICR, OPD, Università degli Studi di Firenze e Abbazia di Praglia permette di leggere la deacidificazione come procedura professionale da normare con attenzione, con un peso che supera l’esperienza del singolo laboratorio.

Il workshop: due giorni per misurare, trattare e capire quando fermarsi

Il workshop di alta formazione sarà curato da Silvia Sotgiu, Margherita Molteni e Stefania Zeppieri. Il 15 ottobre partirà con una sessione teorica sulle principali questioni emerse nel convegno e sui prodotti per la deacidificazione. Nel programma compaiono bicarbonato di calcio, propionato di calcio, Bookkeeper, dispersioni deacidificanti CSGI e nanocarbonato di calcio NASIER. L’indicazione “perché evitare l’idrossido di calcio” segnala un approccio comparativo: ogni sostanza viene valutata sul rapporto tra supporto, pH e rischio conservativo.

La parte pratica è costruita su test preliminari e documentazione: bagnabilità, misurazione del pH con sonda per contatto, uso del pHmetro Horiba Laquatwin, test di solubilità e stabilità dei media grafici. Il 16 ottobre il lavoro proseguirà con applicazione dei trattamenti, test pH su carte umide, tecniche di asciugatura, misurazione su carte asciutte e conservazione preventiva. La sessione su quando non deacidificare è decisiva perché in restauro il rifiuto di un trattamento può essere la scelta più conservativa.

Posti e accesso: il workshop resta selettivo

Il convegno è aperto a restauratori, conservatori, archivisti, bibliotecari, studenti e persone interessate alla conservazione dei materiali cartacei, con posti limitati fino a esaurimento. Il workshop invece è riservato a 12 restauratori professionisti o studenti del PFP5; l’ammissione segue l’ordine dei primi iscritti e l’attivazione richiede almeno 8 partecipanti. Questa soglia ha un valore operativo: in un laboratorio sulla carta il numero di mani, campioni e strumenti determina la qualità del controllo.

Sarà rilasciato un attestato di partecipazione. La comunicazione separata per chi richiede l’intero programma chiarirà se la domanda rientra tra i posti disponibili; chi resta fuori dal workshop potrà partecipare al solo convegno pagando la quota corrispondente. La distinzione evita un equivoco frequente negli eventi di formazione: il laboratorio è uno spazio in cui ogni scelta deve essere osservata sul manufatto o sul campione.

Perché Fabriano è il luogo naturale di questo confronto

La sede ha un peso preciso. La Fondazione Fedrigoni Fabriano opera nel complesso storico delle Cartiere Miliani e cura un patrimonio legato alla storia della carta, della filigrana e dell’industria cartaria. L’archivio delle Cartiere Miliani conserva documenti datati dal 1782, oltre 1.500 filigrane, più di 1.200 fotografie storiche, circa 3.000 volumi e 2.295 forme per la produzione della carta a mano.

Questo patrimonio dà alla tre giorni un valore particolare. Discutere di deacidificazione a Fabriano significa lavorare nel luogo in cui il supporto cartaceo è allo stesso tempo oggetto di studio, prodotto storico e bene da proteggere. Il Corpus Chartarum Fabriano, catalogo digitale delle carte fabbricate a Fabriano dal tardo XIII secolo a oggi, completa questo quadro perché collega la conservazione materiale alla possibilità di confronto scientifico tra carte, filigrane e contesti di produzione.


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 Junior Cristarella

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