Se ti tiri indietro dopo il preliminare di locazione paghi caro. Scopri perché devi versare sei mesi di canone e la provvigione all’agenzia.
Trovare l’immobile giusto per la propria attività o per vivere è spesso un percorso lungo e faticoso. Quando finalmente si trova il locale adatto, la prassi prevede quasi sempre la firma di un accordo iniziale. Questo documento serve a bloccare l’affare prima di andare dal notaio o di registrare il contratto finale. Molti inquilini, o aspiranti tali, pensano che questo pezzo di carta sia solo una promessa formale. Credono che, in caso di ripensamento, basti chiedere scusa o al massimo perdere una piccola somma. Purtroppo la realtà legale è molto diversa e decisamente più severa. Tirarsi indietro all’ultimo minuto comporta conseguenze economiche pesanti. Non si tratta solo di aver fatto perdere tempo al proprietario. Si tratta di aver violato un vero e proprio vincolo giuridico. La Cassazione ha chiarito che il conto da pagare comprende i canoni che il proprietario non incasserà per colpa del tuo rifiuto e le spese vive sostenute. In questo articolo rispondiamo alla domanda che molti si pongono quando i piani cambiano improvvisamente: chi si rifiuta di firmare il contratto affitto quali danni deve pagare? Analizzeremo la regola generale partendo da un caso concreto, spiegando perché non basta risarcire il tempo perso nelle trattative ma bisogna coprire l’utilità perduta dal mancato affitto.
Il preliminare di affitto è vincolante come il contratto finale?
Per capire a cosa si va incontro, bisogna definire bene cos’è il documento che si firma prima del contratto vero e proprio. Spesso lo si chiama “proposta” o “impegno”, ma giuridicamente è un contratto preliminare.
Molti credono che, essendo un atto preparatorio, si resti ancora nella fase delle trattative. Chi la pensa così commette un grave errore. La Corte di Cassazione (Cass. ord. 20989/20) ha stabilito che il preliminare è un accordo perfettamente compiuto. Anche se è proteso alla stipulazione di un ulteriore negozio (il definitivo), esso ha già superato lo stadio precontrattuale. Questo dettaglio tecnico cambia tutto per il portafoglio.
Se ti rifiuti di firmare il definitivo, non si applica la regola della responsabilità precontrattuale (C.c. art. 1337). Non devi risarcire solo l’interesse negativo, ovvero il fastidio di essere stati coinvolti in trattative inutili. Devi risarcire il danno pieno per la mancata conclusione dell’affare. Il proprietario aveva un diritto acquisito alla firma del contratto e tu lo hai leso.
Quanti mesi di affitto devo pagare se cambio idea?
Il problema principale per i giudici è quantificare questo danno. Il proprietario si ritrova con un immobile vuoto quando pensava di averlo affittato. La legge prevede che il danno venga liquidato in via equitativa. Significa che il giudice deve fare una stima giusta basata sulla realtà dei fatti.
Nel caso analizzato dalla Suprema Corte, il risarcimento è stato fissato nella misura di sei canoni mensili. Perché proprio sei mesi? Questo è il tempo ritenuto necessario e utile per:
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rimettere l’immobile sul mercato;
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trovare un nuovo conduttore interessato;
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concludere un nuovo contratto.
Quindi, se avevi pattuito un affitto di 3.000 euro al mese e ci ripensi, rischi di dover versare 18.000 euro sull’unghia. Questo importo copre l’utilità perduta dal proprietario nel periodo in cui l’ufficio o la casa rimangono sfitti per colpa del tuo rifiuto.
Chi paga l’agenzia immobiliare se l’affare salta?
Oltre al danno per i mancati canoni, c’è un’altra voce di spesa che pesa sul conto finale. Quasi sempre, tra locatore e inquilino c’è di mezzo un mediatore o un’agenzia immobiliare.
Il proprietario paga una provvigione all’agente per il lavoro svolto. Se il contratto salta perché l’inquilino si tira indietro, quei soldi spesi dal proprietario diventano inutili. La Cassazione ha chiarito che anche questa spesa va risarcita. Il promissario conduttore inadempiente deve rimborsare la provvigione inutilmente versata al mediatore.
Nel caso specifico, alla somma dei canoni è stata aggiunta la cifra di 3.700 euro. Si tratta di un danno emergente diretto: il proprietario ha tirato fuori dei soldi per un affare che tu hai mandato a monte.
Pago la differenza se il proprietario affitta a meno?
Esiste però un limite alle pretese del proprietario.
Immaginiamo che, dopo il tuo rifiuto, il locatore trovi un nuovo inquilino dopo sei mesi. Tuttavia, il mercato è cambiato e riesce ad affittare l’immobile a un prezzo più basso. Magari con te aveva pattuito 39.000 euro l’anno, mentre col nuovo arrivato ne spunta solo 32.400. Il proprietario potrebbe provare a chiederti la differenza. In questo caso, i giudici hanno detto di no.
Non conta che il locatore riesca poi ad affittare l’immobile soltanto a un canone più basso. Questa circostanza non dipende dal tuo inadempimento. La differenza di prezzo è causata dalle:
Non puoi essere ritenuto responsabile se il valore degli immobili scende o se la domanda cala. Tu paghi per il tempo perso (i sei mesi), non per la svalutazione del bene.
Un caso pratico: quanto ha pagato l’inquilino inadempiente?
Per rendere tutto più chiaro, vediamo i numeri esatti della sentenza (Cass. ord. 20989/20).
Una società aveva promesso di prendere in affitto un immobile a uso non abitativo, ma poi non si è presentata alla firma. Il conto presentato dai giudici è stato salato. Il risarcimento totale è stato fissato a circa 23.200 euro (ridotto dai 26.000 iniziali).
La somma è composta da:
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19.500 euro, pari a sei mensilità dell’affitto pattuito;
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3.700 euro per la provvigione dell’agenzia.
Inoltre, il proprietario ha avuto il diritto di trattenere la caparra che era stata versata al momento del preliminare.
Sia il ricorso della società locatrice (che voleva di più) sia quello dell’aspirante inquilino (che voleva pagare solo il disturbo delle trattative) sono stati rigettati.
La sentenza d’appello è diventata definitiva, confermando che tirarsi indietro è un lusso che costa molto caro.
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Raffaella Mari
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