a chi spetta, calcolo e deducibilità — idealista/news


Grazie all’evoluzione della fiscalità locale in Italia, il sistema economico nazionale ha beneficiato di rilevanti semplificazioni che hanno alleggerito il carico tributario sui patrimoni immobiliari aziendali. A decorrere dal periodo d’imposta 2022, l’IMU sugli immobili strumentali (uffici, capannoni, negozi) è deducibile al 100% dal reddito d’impresa e di lavoro autonomo (IRES/IRPEF), ma resta indeducibile ai fini IRAP.

Tale beneficio si applica sugli immobili utilizzati direttamente o destinati all’attività, inclusi quelli a uso rurale. In questo scenario si inserisce la complessa disciplina che regola il pagamento dell’IMU sui fabbricati strumentali per l’anno 2026.

Quali sono gli immobili strumentali ai fini IMU

L’inquadramento dei beni strumentali deriva dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR). L’articolo 43, comma 2, stabilisce che per società ed enti commerciali sono strumentali gli immobili destinati in via esclusiva all’attività d’impresa

Diversamente, per gli imprenditori individuali, l’articolo 65 vincola tale riconoscimento alla necessaria iscrizione del bene nell’inventario aziendale, mentre per i lavoratori autonomi la norma riconosce la strumentalità dei locali adibiti unicamente all’esercizio dell’arte o della professione del titolare. 

Sotto il profilo strettamente tributario, il legislatore distingue due macro-categorie: gli immobili strumentali per natura e quelli per destinazione. I primi comprendono i fabbricati che, per le proprie specificità strutturali, precludono destinazioni d’uso alternative in assenza di radicali trasformazioni edilizie. Ne costituiscono un chiaro esempio i capannoni industriali accatastati in categoria D o i negozi in categoria C/1. 

I secondi raggruppano i cespiti che, pur presentando connotati ordinari, acquisiscono valenza strumentale in ragione del loro effettivo e comprovato impiego nel ciclo aziendale.

Si paga l’IMU sui beni strumentali?

L’imposta municipale grava sui possessori di fabbricati commerciali e industriali sul territorio nazionale. In assenza di un’esenzione generalizzata, le società, gli artigiani e i professionisti sono tenuti ad assolvere il debito tributario tramite il modello F24, articolando i pagamenti secondo due scadenze canoniche:

  • il versamento dell’acconto entro il 16 giugno dell’anno di riferimento;
  • il pagamento del saldo a titolo di conguaglio finale entro il 16 dicembre.

Poiché il prelievo colpisce la titolarità del diritto reale a prescindere dall’andamento economico dell’attività, in sede di redazione del bilancio diventa strategico gestire la deducibilità dell’IMU sugli immobili strumentali, evitando di sovrapporre tali agevolazioni al regime previsto per l’IMU sugli immobili merce, disciplinato da un impianto normativo del tutto differente.

Come si calcola l’aliquota per i fabbricati strumentali

Il calcolo dell’aliquota IMU applicabile ai fabbricati ad uso commerciale o industriale richiede la definizione di una percentuale di partenza dello 0,86%, concedendo ai comuni ampi margini di manovra fino all’1,06% (o 1,14% per effetto dell’ex maggiorazione Tasi). 

Tuttavia, per i capannoni industriali censiti nella categoria D, la legge riserva direttamente all’Erario una quota di gettito fissa pari allo 0,76%, limitando il potere impositivo locale alla sola frazione eccedente. La determinazione della base imponibile e la successiva liquidazione seguono una rigorosa procedura matematica che prevede:

  • l’acquisizione della rendita catastale non rivalutata risultante dall’ultima visura aggiornata;
  • la rivalutazione obbligatoria della rendita stessa nella misura fissa del 5%;
  • la moltiplicazione dell’importo rivalutato per il coefficiente normativo associato alla categoria del bene;
  • l’applicazione dell’aliquota deliberata dal comune al risultato ottenuto, definendo così l’imposta lorda;
  • la ripartizione finale dell’onere tributario in funzione dei mesi effettivi di possesso e delle relative quote di proprietà.

Quali sono i coefficienti moltiplicatori

Ai fini della corretta applicazione della formula, il legislatore ha stabilito coefficienti moltiplicatori differenziati per gli immobili d’impresa, assegnando nello specifico il valore di:

  • 130 ai capannoni e agli immobili industriali di categoria D;
  • 140 agli uffici, alle scuole e ai laboratori artigianali censiti nelle categorie B e C/3;
  • 55 ai negozi e alle botteghe rientranti nella categoria C/1.

Quali sono gli immobili strumentali esenti dall’IMU? 

La legislazione nazionale individua specifiche fattispecie di esenzione per salvaguardare funzioni pubbliche, sociali o aree geografiche svantaggiate, esonerando dal pagamento del tributo municipale:

  • gli immobili di proprietà dello Stato, delle Regioni, delle Province e dei Comuni destinati esclusivamente a compiti istituzionali;
  • i fabbricati adibiti all’esercizio del culto e le relative pertinenze;
  • le strutture appartenenti a enti non commerciali impiegate per attività assistenziali, sanitarie, didattiche o previdenziali, rigorosamente senza scopo di lucro;
  • i cespiti situati all’interno di specifiche zone franche urbane, nel pieno rispetto dei decreti attuativi ministeriali.

Nel comparto privato e produttivo, l’agevolazione di maggiore impatto riguarda i fabbricati rurali ad uso strumentale, un ambito specifico che richiede una disamina approfondita delle regole catastali e delle qualifiche professionali.

Come non pagare l’IMU su un capannone

Sebbene l’ordinamento tributario non preveda l’annullamento dell’imposta per il solo fatto che un capannone risulti vuoto o privo di macchinari – specialmente durante i periodi di inattività o di profonda ristrutturazione aziendale – la legislazione disciplina alcune fattispecie che permettono di abbattere o azzerare la base imponibile, riconoscendo:

  • la riduzione del 50% per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto inutilizzati, a patto che tale condizione sia accertata dall’ufficio tecnico comunale o documentata da una perizia sostitutiva presentata dal contribuente;
  • l’esclusione totale dal prelievo qualora il fabbricato subisca una variazione radicale e venga classificato come unità collabente nella categoria F/2, certificandone a tutti gli effetti lo stato di rudere privo di capacità reddituale;
  • l’esenzione totale per i capannoni impiegati nella produzione agricola, a condizione che i cespiti posseggano i rigorosi requisiti catastali previsti dalla legge.

IMU fabbricati strumentali agricoli e rurali: le regole

Il settore agricolo gode di un trattamento di favore finalizzato alla salvaguardia delle attività produttive primarie e del territorio rurale. L’introduzione di una disciplina agevolata che preveda l’esenzione dall’IMU per i fabbricati strumentali agricoli rappresenta uno strumento di politica economica volto a contenere i costi fissi delle imprese del settore. 

La normativa di riferimento, stabilita dall’articolo 1, comma 750, della Legge numero 160 del 2019, fissa l’aliquota di base per i fabbricati rurali ad uso strumentale nella misura ridotta dello 0,1%. Le amministrazioni comunali dispongono della sola facoltà di deliberare una riduzione di tale aliquota, fino ad arrivare al suo totale azzeramento. 

Per accedere a questa tassazione di favore, è necessario che gli immobili rispondano ai requisiti di strumentalità previsti dal Decreto Legge numero 557 del 1993. Il provvedimento contiene un elenco delle strutture interessate, destinate in particolare:  

  • alla conservazione dei prodotti agricoli;  
  • alla protezione delle…


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Carlo Iacubino

Source link

Di