Il nuovo bando della Scuola di Giornalismo di Perugia va letto come un passaggio selettivo e come una dichiarazione di metodo sulla professione. La parte amministrativa indica chi può entrare, quando deve presentare la domanda e quale percorso dovrà affrontare. La parte pubblica, emersa nell’Open Day, mostra quale figura il Centro intende formare: un giornalista con competenza redazionale, padronanza tecnica e capacità di presidiare il racconto su più canali.
Nota di lettura: l’articolo distingue i dati vincolanti del bando dalla nostra analisi sulle conseguenze formative e professionali del percorso. Per le scadenze amministrative, il riferimento resta l’avviso ufficiale pubblicato dal Centro.
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Il bando 2026-2028: posti reali, finestra di candidatura e soglia regolamentare
La selezione riguarda il XVIII Corso biennale in Giornalismo Radiotelevisivo, con sede a Villa Orintia Carletti Bonucci, a Ponte Felcino. La finestra temporale è netta: domanda aperta dal 4 maggio fino al 20 luglio 2026. Il numero dei posti ha una forchetta amministrativa precisa: minimo 18 e massimo 24, con il vincolo ulteriore stabilito dal Quadro di indirizzi dell’Ordine dei Giornalisti. Questo significa che la capienza finale dipende anche dal numero di candidati che completano la prova scritta, una clausola tecnica spesso trascurata e decisiva per capire perché la selezione resta realmente selettiva fino alla chiusura delle prove.
La Scuola ha ottenuto il riconoscimento del corso con atto del Comitato Esecutivo del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti del 4 marzo 2026. Da qui discende il punto centrale per i candidati: gli allievi operano nella testata edita dalla Scuola e vengono iscritti nel Registro dei praticanti dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria. A conclusione del percorso, la dichiarazione del direttore sull’attività giornalistica svolta consente l’accesso all’esame di idoneità professionale nella prima sessione utile indetta dall’Ordine nazionale.
Perché l’Open Day ha dato peso politico al bando
L’Open Day del 6 maggio, ospitato nell’Aula Magna del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Perugia, ha avuto una funzione precisa: trasformare il bando da atto amministrativo a scelta professionale leggibile. Al tavolo istituzionale erano presenti il rettore Massimiliano Marianelli, il presidente del Centro Flavio Mucciante e il direttore della Scuola Carlo Fontana. Il quadro accademico è stato completato dalla direttrice del Dipartimento di Giurisprudenza Mariangela Montagna, dalla presidente del Comitato scientifico Silvia Angeletti e dal coordinatore scientifico Marco Mazzoni.
La scelta della sede conta. Portare la presentazione dentro Giurisprudenza colloca il giornalismo nella zona in cui libertà di informazione, responsabilità deontologica, diritto pubblico e tecnica redazionale si incontrano. Perugia rivendica così un modello formativo costruito su un rapporto stretto tra ateneo, Rai, Ordine professionale e laboratorio quotidiano. La presenza di volti Rai già formati o legati alla Scuola ha completato il messaggio: il corso vuole restare una porta di accesso alla professione, ma chiede ai candidati una disponibilità piena a lavorare in un ambiente informativo molto diverso da quello per cui erano nate le prime scuole post laurea.
Il profilo del giornalista ibrido: cosa cambia per chi entra oggi
La formula del giornalista ibrido, usata da Flavio Mucciante, non va letta come slogan. Nel contesto del bando indica una figura che sa produrre notizie, verificare fonti, usare strumenti digitali, adattare linguaggi e comprendere la distribuzione del contenuto. La redazione contemporanea chiede capacità di scrittura, consapevolezza audiovisiva, gestione dei tempi e familiarità con piattaforme che modificano il rapporto tra pubblico e informazione.
Qui la nostra lettura è chiara: il corso seleziona aspiranti cronisti chiamati a sostenere una trasformazione professionale ad alta intensità tecnica. Il mestiere resta fondato sui fatti, però il ciclo di produzione si è accorciato e il contenuto viaggia dentro spazi concorrenti, dai telegiornali ai podcast, dalle piattaforme video ai canali social. Per questo il valore della Scuola dipende dalla capacità di trasformare la rapidità in metodo, senza lasciare che la velocità diventi superficialità.
Chi può candidarsi: laurea, età e ammissione con riserva
Il bando ammette i candidati in possesso di diploma di laurea di qualsiasi livello, quindi triennale, specialistica o magistrale, conseguito entro il 20 luglio 2026. Le lauree ottenute presso università non italiane devono essere riconosciute equipollenti secondo le norme vigenti. Il requisito anagrafico è espresso in modo amministrativamente preciso: l’anno di nascita non deve essere anteriore al 1991. A questo si aggiungono i requisiti richiesti dalla legge 69 del 1963 per l’iscrizione al Registro dei praticanti.
La previsione più utile per i laureandi è l’ammissione con riserva. Può candidarsi anche chi conseguirà la laurea triennale dopo il 20 luglio, purché entro il 23 settembre 2026 e con trasmissione dell’autocertificazione entro la stessa data. Il passaggio è rilevante perché intercetta chi chiude il percorso universitario nella sessione estiva avanzata e impedisce che una finestra burocratica troppo stretta escluda candidati già prossimi al titolo.
La domanda: online, firma e invio materiale restano tutti passaggi necessari
La candidatura non si esaurisce con la compilazione online. Il candidato deve effettuare la pre-iscrizione sul sito del Centro, inviare digitalmente la domanda, stamparla, sottoscriverla e trasmetterla con la documentazione richiesta entro il 20 luglio 2026. L’invio può avvenire con plico raccomandato all’indirizzo della sede di Ponte Felcino oppure tramite PEC personale intestata allo stesso candidato. Il bando precisa che non sono valide domande inviate con modalità differenti, a indirizzi diversi o pervenute oltre i limiti previsti.
La documentazione richiesta racconta già il tipo di selezione. Servono curriculum in formato europeo, documento d’identità, certificato o autocertificazione del titolo di studio, certificazione o autocertificazione della conoscenza dell’inglese, eventuali titoli ulteriori valutabili e ricevuta del versamento di 150 euro per i diritti di segreteria. Il dettaglio sull’inglese va letto bene: la lingua non assegna punteggio come semplice titolo, perché viene valutata nella prova orale.
Le prove scritte: perché contano sintesi, attualità e metodo di lavoro
Le prove scritte sono fissate a partire da martedì 8 settembre 2026 nell’Aula Magna della Scuola. Prima dell’esame gli ammessi devono versare 50 euro per diritti di segreteria. La struttura delle prove è pensata per misurare capacità diverse dentro un tempo ristretto: quiz di cultura generale, sintesi di un testo giornalistico o di più lanci d’agenzia entro 900 battute spazi inclusi e svolgimento di un tema…
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Junior Cristarella
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