Lavoro, quale Italia emerge dal Rapporto del Cnel


Presentando il XXVII Rapporto del Cnel sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva, il presidente Renato Brunetta ha affermato che: ‘’I dati confermano, innanzitutto, la buona tenuta del nostro sistema di relazioni industriali rispetto alle complesse sfide che il Paese attraversa’’. Il Cnel ha nei suoi compiti istituzionali quello della tenuta dell’Archivio nazionale della contrattazione collettiva, pertanto il commento di Brunetta poggia su dati ufficiali, che possono dar luogo a differenti interpretazioni. E soprattutto le statistiche arrivano sempre dopo a commentare la realtà. Quale è l’Italia che emerge dal Rapporto del Cnel?

Occupazione

Nel quarto trimestre 2025 gli occupati raggiungono 24 milioni e 121 mila unità, con un incremento dello 0,4 per cento rispetto al corrispondente trimestre del 2024. Il tasso di occupazione 15-64 anni si attesta al 62,5 per cento e il tasso di disoccupazione al 5,5 per cento. La composizione dell’occupazione conferma l’andamento verso una maggiore stabilità: i dipendenti a tempo indeterminato aumentano dell’1,0 per cento su base annua e gli indipendenti crescono del 3,0 per cento, mentre si riducono i dipendenti a termine (-8,6 per cento rispetto al quarto trimestre 2024). l tasso di attività nella fascia 50-64 anni sale dal 67,6 per cento del 2024 al 69,1 per cento nel 2025, a conferma del contributo delle fasce mature alla tenuta occupazionale complessiva. Questo trend fa dire ai critici che l’occupazione cresce solo per le coorti anziane a cui è precluso il pensionamento a causa dell’incremento dell’età pensionabile, mentre si tratta di un riflesso dell’invecchiamento e della denatalità che rovescia la piramide delle generazioni anche per quanto riguarda il mercato del lavoro. Tanto che nel 2003 le nuove pensioni previdenziali sono state 677mila e 727mila nel 2024.

Disoccupati e inattivi

Nel quarto trimestre 2025 il numero di disoccupati è pari a 1 milione e 436 mila unità, in calo dell’8,9 per cento rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Il tasso di disoccupazione si attesta al 5,5 per cento. Gli inattivi tra 15 e 64 anni sono pari a 12 milioni e 509 mila unità, in aumento dello 0,4 per cento su base annua. La crescita dell’inattività è concentrata soprattutto tra coloro che non cercano lavoro per motivi familiari (+6,4 per cento rispetto al 2024), per motivi di studio (+5,6 per cento) o in attesa di esiti di precedenti ricerche, mentre diminuisce la componente degli scoraggiati. Il Rapporto conferma il divario territoriale: il tasso di occupazione nel IV trimestre 2025 si attesta al 69,5 per cento nel Nord, al 66,8 per cento nel Centro e al 50,0 per cento nel Mezzogiorno, dove il tasso di inattività raggiunge il 44,6 per cento contro il 27,6 per cento del Nord.

Occupazione femminile

Il tasso di occupazione femminile nella fascia 15-64 anni si attesta al 53,8 per cento nel 2025, in aumento rispetto al 53,3 per cento del 2024. L’incremento più marcato si registra tra le donne tra i 50 e i 64 anni, con un aumento del 2,1 per cento, effetto in parte dell’andamento demografico. Il dato delle donne con contratti a tempo pieno e indeterminato registra un andamento positivo, +3,89 per cento rispetto all’anno precedente. La crescita del tasso di occupazione femminile coinvolge tutte le aree del Paese: +0,9 punti nel Mezzogiorno, +0,6 al Centro e +0,3 al Nord rispetto al IV trimestre 2024. Nel IV trimestre 2025 il tasso di inattività femminile si attesta al 42,7 per cento, in lieve riduzione di 0,1 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2024; risultano in diminuzione le donne inattive per scoraggiamento (-19,4 per cento). Il Rapporto individua come aree di lavoro prioritarie il rafforzamento dei servizi per l’infanzia e per la non autosufficienza, la diffusione di forme di flessibilità organizzativa e la valorizzazione della contrattazione collettiva su conciliazione vita-lavoro e welfare aziendale.

Il fabbisogno occupazionale

Le stime sui fabbisogni occupazionali e professionali di medio termine proiettano la domanda di lavoro per il quinquennio 2025-2029 in un numero compreso tra 3,279 e 3,721 milioni di unità. La componente di sostituzione (replacement demand) rappresenta l’elemento prevalente, incidendo tra l’80 e il 90 per cento del totale. Il settore dei servizi assorbirà tra 2,423 e 2,740 milioni di unità, pari al 73-74 per cento del fabbisogno complessivo, mentre l’industria in senso stretto contribuirà per circa il 17 per cento. Dal punto di vista del livello di istruzione richiesto, oltre il 44-46 per cento delle posizioni riguarderà persone con formazione tecnico-professionale di secondo grado, seguite da una ancor corposa richiesta di profili con istruzione terziaria (37-39 per cento); la domanda di lavoratori con bassa scolarizzazione continuerà a ridursi, rappresentando solo il 12-13 per cento del totale. I Report sul mismatch del CNEL e di Unioncamere segnalano la fatica del mercato del lavoro italiano a colmare i divari derivanti dal disallineamento tra competenze disponibili e fabbisogni occupazionali.

La copertura contrattuale

Il grado di copertura della contrattazione collettiva nel settore privato si colloca su valori prossimi al 100 per cento, con il 99,7 per cento dei lavoratori coperti da contratti sottoscritti da almeno una organizzazione sindacale aderente alle principali confederazioni presenti al CNEL. I 28 Ccnl più grandi, ciascuno applicato a oltre 100.000 lavoratori, coprono da soli oltre l’80 per cento dei dipendenti del settore privato; i 69 contratti di dimensione intermedia, tra 10.000 e 100.000 lavoratori, coprono un ulteriore 17 per cento. I 97 contratti con applicazione superiore ai 10.000 lavoratori coprono complessivamente il 97,2 per cento della forza lavoro privata. Con queste rilevazioni è stato possibile – ha affermato il presidente della Commissione informazione Michele Tiraboschi – fare definitiva chiarezza sul funzionamento del sistema di contrattazione collettiva, dove la frammentazione è solo apparente e strumentale, nonché sul fenomeno del dumping contrattuale nella sua esatta dimensione e reali finalità.

I contratti pirata: un fenomeno sopravvalutato. Il 72,4% dei contratti depositati copre lo 0,4 per cento dei dipendenti

Sono 626 i contratti collettivi nazionali di categoria depositati presso l’Archivio del CNEL (pari al 72,4 per cento del totale) con applicazione marginale o nulla, sotto cioè i 500 lavoratori. Questi contratti, che operano al di fuori del perimetro della rappresentanza di CGIL, CISL, UIL, UGL e Confsal, coprono lo 0,4 per cento dei dipendenti del settore privato. Il dato consente di ridimensionare il tema della frammentazione contrattuale: essa riguarda principalmente la dimensione formale del sistema, ossia la proliferazione di contratti privi di reale incidenza, mentre la quasi totalità dei lavoratori è coperta da un numero ristretto di Ccnl sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Il CNEL, pertanto, attraverso la riorganizzazione dell’Archivio nazionale e l’utilizzo dei dati Uniemens, ha offerto per la prima volta una ricostruzione sistematica e fondata su basi empiriche attendibili della cosiddetta contrattazione minore, permettendo di superare narrazioni strumentali o ideologiche del fenomeno, che invece continuano ad imperversare nel dibattito.

I rinnovi contrattuali

Nel 2025 i contratti rinnovati hanno…


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 Giuliano Cazzola

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