Quando si parla di azzardo, lo sappiamo, ancora troppo spesso se ne trascurano i costi economici, sanitari e sociali. È solo un gioco, un divertimento, al massimo può diventare un vizio… Cosa vuoi che sia! Una scarsa consapevolezza che si è radicata a causa della normalizzazione dell’azzardo presente e pervasivo nei luoghi di servizio pubblico, nell’advertising, negli smartphone, fino a diventare per molte persone un’abitudine quotidiana.
A tutto questo, si aggiunge un altro costo che per lo più resta invisibile: quello ambientale. Dal riciclo dei biglietti delle lotterie istantanee alla domanda energetica delle slot machine fino all’inquinamento dell’online: un puzzle di fattori a cui basta prestare un po’ di attenzione perché si svelino in modo incontrovertibile. Anche se a oggi non esistono dati che li quantifichino complessivamente, sono al contrario ben visibili gli slogan di chi l’azzardo lo produce e lo distribuisce: sul sito ufficiale del Gratta e vinci, con quella che potremmo definire una “semantica coordinata”, si legge con fierezza che “i biglietti sono realizzati con carta proveniente da foreste gestite in modo responsabile”. Come d’altronde “responsabile” sarebbe anche l’azzardo, quando viene giocato nei luoghi legalizzati dallo Stato.
Certo, i principali concessionari italiani pubblicano report di sostenibilità annuali, richiesti come rendicontazione Esg. Eppure in nessuno di questi documenti è possibile trovare un dato disaggregato sui consumi energetici degli apparecchi da gioco fisici sul territorio italiano né sulle emissioni di Co₂ associate e nemmeno sui volumi di Raee prodotti dalla dismissione delle macchine. I report si concentrano sui consumi delle sedi operative aziendali, lasciando nella zona d’ombra l’infrastruttura capillare che genera il volume principale dell’impatto.
Nella speranza che l’Agenzia delle dogane e dei monopoli – Adm metta in chiaro i costi ambientali dell’azzardo in Italia, proviamo a fare un giro, non tanto fra gli stabilimenti di produzione e nemmeno a bordo dei camion che distribuiscono i “giochi”, bensì dove gli scarti sono meno visibili: nella pattumiera, lungo gli ingranaggi delle slot machine e dentro il cloud.
Quanto inquinano i Gratta e vinci
Dietro un qualsiasi biglietto delle oltre 50 tipologie di lotterie istantanee presenti in Italia (il Gratta e vinci è il più famoso) si muove una filiera produttiva complessa e poco green. Poi, una volta grattato, il biglietto, se non finisce per strada come molto spesso accade, si immette in un’altra filiera altrettanto complessa: quella dello smaltimento e, se va bene, del riciclo.
Ma prima di arrivare alla pattumiera, fermiamoci al momento in cui grattiamo il biglietto. La pellicola argentata che si asporta non scompare: si riduce in una polvere finissima di microparticelle di polimeri sintetici e pigmenti metallici che non sono biodegradabili e che contribuiscono all’inquinamento da microplastiche. In una scala non trascurabile, se rapportata agli enormi volumi dei biglietti prodotti.
E adesso diamo un’occhiata al bidone della spazzatura. Comieco, il Consorzio nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base cellulosica, dice che i biglietti vanno gettati nella carta, perché “se anche non dovessi vincere… vince comunque la raccolta differenziata”. Tuttavia il biglietto non è carta al 100%. È un materiale a strati, composto da un supporto cellulosico, uno strato di inchiostri da stampa e infine il rivestimento grattabile; quella pellicola argentata che è di fatto plastica sottile ed è anche il principale ostacolo al riciclo.
Certo, quasi tutti i biglietti prodotti in Italia recano la certificazione Fsc (Forest Stewardship Council), che dovrebbe rassicurare sulla “gestione responsabile delle foreste”. Significa infatti che il legname da cui deriva la cellulosa è stato abbattuto in aree dove la copertura forestale viene ripristinata, la biodiversità locale protetta, i lavoratori tutelati e i diritti delle comunità indigene rispettati. Se dunque possiamo dormire sonni tranquilli sulla provenienza della carta, la certificazione nulla può fare però sul fronte del riciclo. È un po’ come dichiarare che il legno di un mobile è certificato come sostenibile, anche se è stato verniciato con prodotti tossici che lo rendono impossibile da smaltire separatamente.
Cosa succede quindi quando finiamo di grattare i biglietti? Se va bene la ricevitoria ha il secchio apposito, giallo e inconfondibile; altrimenti si butta nel sacco della carta. Fin qui chi ha “giocato” ha fatto il suo dovere ambientale. Sul piano normativo non esista una normativa uniforme sullo smaltimento dei biglietti delle lotterie istantanee che viene gestita in autonomia dai Comuni. Sul piano tecnico-industriale, la classificazione Aticelca B (quella che si applica ai materiali cartacei con componenti non cartacee) conferma che i biglietti sono riciclabili, ma che il processo richiede più energia e genera più scarti rispetto alla carta semplice.
La scala del problema diventa comprensibile solo guardando i volumi. Il numero di biglietti delle lotterie istantanee in Italia è talmente alto da essere nell’ordine delle centinaia di milioni. Esempi? La sola Lotteria Italia nel 2025 ha messo in vendita 10 milioni di biglietti, mentre il “Nuovo Miliardario” prevede blocchi iniziali da 5,28 milioni di giocate… e sono oltre 50 i titoli attivi.
Circa 320mila apparecchi sempre accesi
C’è un consumo che nessuno ha mai calcolato ufficialmente in Italia: quello elettrico delle circa 320mila slot machine e videolottery distribuite in bar, tabaccherie, sale giochi e sale dedicate, accese ogni giorno per ore, spesso in standby attivo anche quando nessuno ci gioca. Su questo immenso parco macchine non esiste, almeno pubblicamente, alcuna rilevazione energetica aggregata.
Le Amusement with Prizes – Awp, ossia le classiche slot machine presenti nei bar e nelle tabaccherie, sono dotate ognuna di una scheda di gioco interna. Una slot machine commerciale moderna consuma tipicamente tra i 150 e i 300 watt in funzione attiva. Il dato cruciale, spesso trascurato, è il consumo in standby: una slot machine non si spegne quando nessuno ci gioca, ma rimane in stato di attesa luminosa, con lo schermo acceso e le animazioni in loop, pronta ad attrarre il prossimo avventore. In questa modalità il consumo si riduce, ma non si azzera: tipicamente al 40-60% rispetto al funzionamento pieno. Per dare un’idea: tenere accesa una sola slot machine per 24 ore equivale a tenere accesi tre o quattro frigoriferi di classe A contemporaneamente, oppure a guardare una tv led da 55 pollici per 30 ore di fila. La slot non consuma quindi quanto un elettrodomestico “pesante” come il phon o il forno, che arrivano a 2mila watt; consuma però come un computer potente o una grande tv che non vanno mai a dormire, sottraendo elettricità ogni singolo minuto della giornata.
Le Video Lottery Terminal – Vlt sono terminali di nuova generazione installati esclusivamente in sale dedicate: a differenza delle Awp non contengono alcuna scheda di gioco interna, perché sono costantemente connesse a un server centrale remoto. Il loro impatto energetico è quindi doppio: l’apparecchio fisico in sala e il server che lo alimenta. Presentano inoltre un profilo di consumo più complesso, con schermi touch di grandi…
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Daria Capitani
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