L’Italia è in prima fila nel risiko sottomarino per il controllo dei fondali: tecnologie innovative e visione di sistema capaci di proiettare il paese nella partita per il predominio subaqueo. E’ il 1° Rapporto nazionale sulla Dimensione Subacquea Italiana a sancirlo non solo con numeri, che pure ci sono: le imprese sono circa 1700 di cui 189 al centro del business e nel complesso l’underwater fattura 3,5 miliardi di euro, con una crescita in dieci anni in termini di valore del 216%.
E’ però quello che fanno le imprese e come lo fanno che lascia pensare a una filiera che sta cogliendo al meglio i cambiamenti geopolitici. Le attività e le tecnologie underwater italiane si stanno sviluppando seguendo queste direttrici:
• Difesa e sicurezza (sorveglianza subacquea, dispositivi warfare e contromisure, protezione di cavi e condutture strategiche, mezzi autonomi e semi-autonomi),
• Energia offshore (istallazione, monitoraggio e manutenzione di piattaforme oil & gas, Impianti eolici offshore),
• Telecomunicazioni e infrastrutture critiche (posa, manutenzione e monitoraggio di cavi sottomarini),
• Ricerca scientifica e ambientale (oceanografia, monitoraggio climatico, biodiversità̀ marina, mappatura dei fondali),
• Deep sea mining (estrazione di terre rare, noduli polimetallici).
Filoni ricchi dove il made in Italy sta dicendo la sua a colpi di invenzioni: le imprese censite nel rapporto detengono complessivamente 12.659 brevetti, dei quali 2.840 riconducibili alle tecnologie STEP, tra Deep Tech e Net-Zero Technologies, con Lombardia e Lazio che concentrano oltre il 91% dell’intero patrimonio brevettuale strategico. E non è forse un caso che vi sono 25.403 laureati, pari al 40% degli addetti totali, una quota quasi doppia rispetto alla media manifatturiera nazionale. Una bella potenza di fuoco. Casualità? Genio e sregolatezza italica? No, a sentire le parole del ministro del Mare Nello Musumeci durante la presentazione del rapporto:
”Questo governo -ha sottolineato- è riuscito a fare del mare e della dimensione subacquea una priorità e una sfida che, insieme al mondo dello spazio, può dare all’Italia un prestigio internazionale”. Ma non solo. il ministro ha ricordato che il nostro Paese ”è fra i primi in Europa a lavorare sulla subacquea e siamo fra i primi ad esserci dotati di un quadro normativo senza il quale ci sarebbe un farwest. Il compito del contesto normativo è ora inserire sostenere questo processo di crescita per le imprese dell’underwater. Esaurito il Pnrr dobbiamo guardare a degli obiettivi concreti d’accordo con l’Ue per stimolare le piccole e medie imprese a sfidarsi sulla dimensione subacquea che non sarà più solo militare, ma sempre aperta al mondo civile, interessata a conoscere i fondali marini. Conosciamo appena il 27% del mondo subacqueo ed è qui la sfida che deve vedere il mondo scientifico accompagnato dall’attività di governo”.
Per comprendere perchè sotto il mare occorra tanta tecnologia sofisticata basti pensare a tre elementi sottolineati nello stesso rapporto:
1) l’attenuazione del segnale elettromagnetico, che rende impossibili le comunicazioni radio tradizionali;
2) le pressioni estreme alle grandi profondità;
3) la corrosività dell’ambiente salino
Condizioni che rendono lo spazio subacqueo, sotto molti aspetti, persino più complesso di quello extra-atmosferico. E in questa cornice, prima appannaggio militare, c’e’ sempre più lo sfruttamento civile: dal trasporto di dati (cavi sottomarini) al trasporto energetico(gasdotti, oleodotti, cavi elettrici); dall’estrazione di idrocarburi a quella di minerali critici (terre rare) dai fondali. Ecco perchè ritagliarsi un ruolo nel risiko sottomarino in un mondo instabile diventa una priorità e saper dominare i fondali strategico e necessario, dato che su questo fronte la competizione internazionale sta iniziando a farsi sentire. La partita però è tutta da giocare e lo spazio dove farsi notare enorme se si pensa che il 90% del mondo underwater è sostanzialmente inesplorato. Forse è più mappato Marte.
“Tutti noi -ha detto durante la presentazione del rapporto Simona Petrucci, presidente dell’Intergruppo Parlamentare sull’Economia del Mare- sappiamo che oggi conosciamo solo il 2% dei fondali marini che invece sono una risorsa importante e possono dare un impulso produttivo alle nostre aziende. Ringrazio i ministri Crosetto, Urso e in particolare Nello Musumeci che con la sua visione strategica è riuscito a fare qualcosa di innovativo: penso, ad esempio, al Piano del Mare che contiene interventi strategici da fare sulle nostre coste. Un piano innovativo che è anche una grande occasione di sviluppo per le imprese italiane del settore”.
Nel rapporto è spiegato bene che ”l’opacità dell’ambiente subacqueo rende difficile il monitoraggio diventando un nuovo spazio di competizione internazionale, dove i principali attori investono in sommergibili speciali per grandi profondità, navi “di ricerca” con capacità dual use, droni subacquei sempre più autonomi. In Europa, la concentrazione di colli di bottiglia marittimi (Mediterraneo, stretti strategici) accresce ulteriormente i rischi. In questo contesto, l’ambiente underwater si configura come un vero e proprio laboratorio di innovazione tecnologica, destinato a diventare sempre più centrale. Il settore comprende l’insieme delle tecnologie, attività industriali e servizi operativi svolti sotto la superficie marina, sia in acque costiere sia in ambienti deep sea (oltre i 1.000 metri), ed è caratterizzato da un’elevata intensità tecnologica e da una forte trasversalità rispetto a diversi ambiti applicativi”. E l’Italia è partita già quasi tre anni fa, come ha ricordato in un messaggio inviato per la presentazione del rapporto il ministro della Difesa Guido Crosetto, con la creazione del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, con l’obiettivo di mettere a sistema le eccellenze nazionali e favorire lo sviluppo di tecnologie e competenze in un comparto destinato ad assumere una rilevanza crescente.
A riassumere le possibilità offerte da questo comparto e a confermare che ci sia dietro un piano vero è proprio è stato lo stesso Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso che ha sottolineato durante la presentazione come la filiera della subacquea sia ”un’infrastruttura strategica per la nostra economia e per la nostra vita quotidiana: sotto il mare scorrono dati, energia e sicurezza, elementi essenziali per le nostre connessioni e i nostri approvvigionamenti. Non è un comparto verticale, ma una piattaforma industriale trasversale che connette industria, servizi, logistica, turismo e tutela pubblica. Per questo, nel Libro Bianco del MIMIT Made in Italy 2030, la subacquea è al centro della strategia di sviluppo della filiera dell’Economia del Mare, inserita tra le cinque filiere strategiche del nuovo Made in Italy”.
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