Bonus mobili e arredamento 2026, quali acquisti sono detraibili? — idealista/news


La predisposizione dell’arredo domestico rappresenta sempre un investimento significativo, soprattutto all’interno di interventi di recupero o ristrutturazione edilizia. Fortunatamente, per ridurne il peso sul budget familiare, anche per il 2026 è disponibile il bonus mobili e arredamento 2026: un’agevolazione che permette di detrarre il 50% delle spese per l’acquisto di arredi e grandi elettrodomestici, fino a un tetto massimo di spesa di 5.000 euro. La detrazione è legata agli interventi di ristrutturazione edilizia realizzati entro il 31 dicembre e prevede la restituzione delle somme in 10 quote annuali. 

Cosa si intende per bonus arredamento 2026

Al fine di incentivare la riqualificazione complessiva delle abitazioni, aumentando il comfort e il valore degli immobili, i contribuenti hanno a disposizione il cosiddetto bonus mobili 2026.

Si tratta di una misura – inserita nel grande gruppo del bonus casa 2026 e strettamente legata con gli interventi di ristrutturazione – pensata per accompagnare il recupero edilizio degli edifici con il rinnovo degli ambienti interni.

L’incentivo permette di ottenere una detrazione al 50% sull’IRPEF se, all’interno di interventi di ristrutturazione, si provvede anche all’acquisto:

  • di mobili nuovi di vario tipo, come letti, armadi, tavoli, divani, cucine componibile, scrivanie e simili;
  • di grandi elettrodomestici, come lavatrici o frigoriferi, dagli elevati requisiti di efficienza energetica.

Ancora, il beneficio fiscale si applica anche alle spese accessorie collegate alla nuova mobilia e agli apparecchi, come quelle di trasporto e di montaggio.

Il bonus mobili è stato rinnovato per il 2026?

Istituto per la prima volta nel 2013 – con il D.L. 62/2013, poi convertito nella Legge 90/2013 – il bonus mobili è stato riconfermato anche per l’anno in corso. La Legge di Bilancio 2026, ovvero la Legge 199/2025, ha infatti prorogato il beneficio, mantenendone sostanzialmente inalterate le caratteristiche:

  • la detrazione si applica per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2026;
  • la misura non è separabile con gli interventi di ristrutturazione edilizia;
  • il tetto massimo di spesa è di 5.000 euro.

Come funziona il bonus mobili 2026

Entrando maggiormente nel dettaglio, è utile conoscere quali siano i dettagli fiscali e operativi degli incentivi previsti per l’arredamento. In altre parole, come funziona il bonus mobili 2026?

Il meccanismo del credito d’imposta è abbastanza lineare: l’incentivo spetta unicamente se all’interno di interventi di ristrutturazione immobiliare, purché mobili ed elettrodomestici siano acquistati dopo l’avvio dei lavori di recupero o, comunque, nell’anno in cui gli interventi sono in corso. La detrazione prevede:

  • il recupero della 50% sulla spesa sostenuta;
  • un tetto massimo di 5.000 euro per unità abitativa, quindi per una detrazione complessiva fino a 2.500 euro;
  • la restituzione in 10 quote annuali. 

È inoltre utile analizzare i requisiti del bonus arredamenti 2026: affinché il beneficio sia valevole, è infatti necessario che l’acquisto di mobili ed elettrodomestici riguardi beni nuovi, destinati unicamente all’arredo dell’immobile ristrutturato.

Fra i mobili ammessi vi rientrano praticamente tutti gli arredi fissi o componibili utili, inclusi anche i materassi e gli apparecchi per l’illuminazione. Per gli elettrodomestici, è invece indispensabile rispettare specifiche classi energetiche:

  • classe A o superiore per i forni;
  • classe E o superiore per lavatrici, asciugatrici e lavastoviglie;
  • classe F o superiore per frigoriferi e congelatori.

Non sono invece inclusi nel bonus arredamento le porte, le pavimentazioni, le tende, i tendaggi, i complementi d’arredo non strutturali, tutti i piccoli elettrodomestici o, ancora, i grandi apparecchi che non rientrano nei requisiti di classe energetica.

Il bonus arredamento vale anche senza ristrutturazione?

Una delle domande più frequenti fra i contribuenti riguarda la possibilità di accedere agli incentivi fiscali, anche senza lavori di recupero edilizio in corso. Ma è possibile avvalersi del bonus mobili 2026 senza ristrutturazione?

A discapito delle credenze comuni, ai sensi dell’articolo 16 del TUIR gli incentivi sugli arredi possono esistere solo all’interno del più esteso bonus ristrutturazioni. Quest’ultimo prevede una detrazione del 50% per la prima casa e del 36% della seconda, con un tetto massimo di 96.000 euro, per le opere di riqualificazione e recupero strutturale degli edifici. 

In altre parole, senza un intervento qualificante avviato – e documentato con un titolo abilitativo valido, come la CILA, la SCIA, il permesso di costruire o la dichiarazione sostitutiva, quando prevista – l’acquisto di nuovi mobili ed elettrodomestici non dà diritto alla detrazione. Entrando maggiormente nel dettaglio, garantiscono l’accesso all’incentivo:

  • gli interventi di manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia di appartamenti residenziali;
  • lavori sulle parti comuni condominiali, purché l’arredo sia appunto destinato alle aree comuni dello stabile e non agli appartamenti dei singoli condomini;
  • il ripristino post-calamità, previa dichiarazione formale dello stato di emergenza da parte delle autorità competenti;
  • l’acquisto di immobili da imprese di costruzione e ristrutturazione, purché i fabbricati facciano parte di piani di ammodernamento e restauro, con un’assegnazione o il trasferimento di proprietà che avvenga entro 18 mesi dal termine dei lavori.

Si può chiedere il bonus mobili 2026 sulle seconde case?

A differenza di altre agevolazioni fiscali, per le esigenze di ristrutturazione e arredamento gli incentivi non sono limitati all’abitazione principale del contribuente. È perciò possibile approfittare del bonus arredamento 2026 sulla seconda casa, in modo del tutto analogo alla residenza abituale.

Anche sugli immobili secondari, ad esempio nelle località di villeggiatura, le aliquote e i requisiti rimangono identici al bonus arredamento 2026 sulla prima casa:

  • il 50% di detrazione, per un tetto massimo di 5.000 euro;
  • purché all’interno di più estesi interventi di ristrutturazione edilizia.

Sul calcolo dei massimali, è però utile sapere che:

  • è possibile procedere a moltiplicazione, se un contribuente ristruttura contemporaneamente l’abitazione principale e la seconda casa. In altre parole, godrà di due tetti massimi distinti di 5.000 euro, per un massimo di 10.000 euro;
  • non è invece possibile trasferire il massimale, ovvero sommare i tetti massimi di due case distinte, concentrando però l’acquisto di arredi e mobili all’interno di una sola abitazione, superando i 5.000 euro previsti dalla normativa.

Come ottenere il bonus arredamento

Il recupero della detrazione avviene in sede di dichiarazione dei redditi, inserendo la relativa spesa direttamente nel Modello 730 o nel Modello Redditi Persone Fisiche. Affinché l’incentivo sia riconosciuto, è però indispensabile:

  • essere in possesso di titoli abilitativi validi, che confermino l’inizio formale del cantiere edilizio, come la CILA, la SCIA o l’autodichiarazione per lavori in edilizia libera;
  • comunicare all’ENEA, tramite l’apposita piattaforma telematica, i dati tecnici degli eventuali elettrodomestici acquistati, entro 90 giorni dal termine dei lavori o dalla data d’installazione dell’apparecchio;
  • effettuare i pagamenti con modalità tracciabili.

Sul fronte della comunicazione ENEA, è bene specificare che l’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione 46/E/2019, ha specificato che il mancato o tardivo inoltro non comporta automaticamente la perdita del beneficio, pur rimanendo un adempimento formalmente richiesto al contribuente.

Come effettuare i pagamenti e quali documenti conservare

Infine, è utile soffermarsi sulle modalità di pagamento delle fatture per mobili ed elettrodomestici, proprio perché la tracciabilità rappresenta un requisito inviolabile per accedere alla detrazione.

In linea generale, sono ammessi il bonifico bancario o postale, nonché le carte di debito, credito o prepagate. Non sono invece ammessi contanti, assegni o altri mezzi non tracciabili. Qualora si proceda con il bonifico, con la Circolare 17/E/2023 l’Agenzia delle Entrate ha specificato che per questa agevolazione non è indispensabile il bonifico parlante, è sufficiente sia tracciabile. 

In ogni caso, è utile inserire una congrua causale del bonifico per il bonus mobili 2026, ad esempio specificando il codice fiscale sia del beneficiario della detrazione che la Partita IVA del venditore e, ancora, i riferimenti normativi all’articolo 16 comma 2, del D.L. 62/2013. La maggiore completezza possibile riduce la possibilità di contestazioni future.

Ancora, in vista di possibili controlli in itinere, è certamente consigliato conservare:

  • scontrini, ricevute e fatture parlanti, con l’indicazione dei beni comprati;
  • ricevute tracciabili dei pagamenti;
  • documentazioni idonee ad attestare l’avvio dei lavori di ristrutturazione;
  • eventuali etichette o certificazioni energetiche per gli elettrodomestici.

Il mancato rispetto delle modalità di pagamento o l’assenza di documentazione di controprova può portare alla perdita del beneficio fiscale.


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 Marco Grigis

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