Buongiorno! Siamo David Carretta, Christian Spillmann e Oliver Grimm, gli autori del Mattinale Europeo.
L’analisi del giorno è dedicata ai negoziati sul bilancio 2028-34 dell’Ue. Nonostante i tentativi di mediazione di António Costa e della presidenza irlandese, i frugali mantengono le loro linee rosse. David spiega che un accordo entro dicembre è lungi dall’essere assicurato. Un bilancio ambizioso per l’Ue è ancora più incerto.
Nel briefing ci occupiamo di Ucraina: grazie a Francia e Lussemburgo due oligarchi di Putin saranno liberati dalle sanzioni. Ursula von der Leyen ottiene un altro successo sulla diversificazione commerciale, dopo una svolta per un accordo di libero scambio con le Filippine. Emmanuel Macron ha scritto alla Commissione per spingerla ad agire sui prezzi dell’energia. Giorgia Meloni vuole cancellare la condizionalità sullo Stato di diritto per i fondi dell’Ue.
Se non lo hai ancora fatto, non dimenticare di sostenerci passando a un abbonamento a pagamento.
Di David Carretta
Come nel film “Ricomincio da capo”, nel quale Bill Murray si risveglia ogni mattina rivivendo all’infinito il Giorno della Marmotta, il negoziato sul bilancio dell’Ue per il periodo 2028-34 ricomincia da capo. “Non deve essere così. È tempo di cambiare la sceneggiatura”, ha detto ieri il commissario al Bilancio, Piotr Serafin. Ma il “tour delle capitali” del presidente del Consiglio europeo, António Costa, e i contatti bilaterali tra la presidenza irlandese dell’Ue e gli altri governi non hanno portato a risultati sostanziali sul nuovo Quadro finanziario pluriennale. Solo piccoli progressi sulla possibilità di introdurre nuove risorse proprie. E la promessa da parte dei capi di Stato e di governo di impegnarsi per arrivare a un accordo a dicembre.
In una riunione del Consiglio Affari generali ieri, gli Stati membri hanno confermato le loro richieste, le loro linee rosse, le loro minacce di veto. Le posizioni non sono cambiate durante l’estate. Un accordo a dicembre è lungi dall’essere assicurato. Costa ha già iniziato a minacciare i leader nazionali di tenerli a Bruxelles per una settimana, fino a Natale. Nel 2020 ci vollero cinque giorni per raggiungere l’unanimità. Il Consiglio europeo è convocato il 17 e 18 dicembre. C’è un’intera settimana prima delle feste. Ma la situazione politica interna in alcuni Stati membri, con la progressione dell’estrema destra e le campagne elettorali già avviate in Francia, Italia, Polonia e Spagna, avvelena il clima. E Ursula von der Leyen non si sta battendo per avere un bilancio davvero ambizioso per l’Ue.
Da una parte ci sono i paesi “frugali”, guidati dalla Germania, che chiedono “tagli di diversi miliardi di euro” rispetto alla proposta della Commissione di 1.800 miliardi di euro, riducendo le risorse della Politica agricola comune e della Politica di coesione. Dall’altra, ci sono “gli amici della coesione”, che esigono un bilancio più consistente, senza sacrificare agricoltura e regioni, magari finanziandolo con debito comune. Nelle discussioni con i leader nazionali durante l’estate, Costa ha accettato il principio secondo cui gli Stati membri più ricchi hanno risorse limitate e non possono vedere aumentare in modo sostanziale il loro contributo nazionale. In cambio, il presidente del Consiglio europeo ha chiesto di accettare l’introduzione di nuove risorse proprie: tasse che finanziano direttamente il bilancio dell’Ue, compensando i contributi nazionali.
La presidenza irlandese del Consiglio dell’Ue presenterà nei primi giorni di ottobre una nuova “Nego Box” — il testo con tutti i capitoli di bilancio e le cifre per ciascuna posta, che serve da base per i negoziati tra gli Stati membri. Ci saranno tagli, ci ha spiegato il ministro irlandese per gli Affari europei, Thomas Byrne, in un incontro con un gruppo di giornalisti europei. Ma ci sarà anche un pacchetto “ambizioso” di nuove risorse proprie. I dettagli non sono ancora conosciuti. Ma i negoziati bilaterali — secondo Byrne — gli hanno permesso di capire quali sono le vere linee rosse di alcuni Stati membri e quelle che possono essere accomodate con alcune soluzioni tecniche.
Nel suo “tour di capitali”, Costa ha sottolineato l’importanza di avere un accordo entro dicembre. “In un contesto di incertezza economica, gli attori economici (che beneficiano dei fondi comunitari) si aspettano prevedibilità e stabilità dall’Ue”, ci ha spiegato un alto funzionario dell’Ue, a conoscenza delle discussioni. Senza un accordo entro la fine dell’anno, il nuovo bilancio non potrà essere operativo dal primo gennaio 2028. Ci sono implicazioni anche geopolitiche. “Sarebbe dannoso per l’Ue non avere chiarezza sul suo principale strumento di politica pubblica, il Quadro finanziario pluriennale”, ha aggiunto il funzionario. Dopo la pubblicazione della nuova Nego Box, Costa e la sua squadra prenderanno il testimone dalla presidenza irlandese per condurre direttamente i negoziati. Un vertice straordinario è già programmato a fine novembre.
La Germania ha dato il tono della discussione durante la riunione del Consiglio Affari generali di ieri. Entrando nella riunione, il ministro Gunther Krichbaum ha negato che l’avanzata di AfD nelle urne possa avere un impatto. “Il governo tedesco è stato eletto per quattro anni”, ha detto Krichbaum: “Non c’è alcun motivo di preoccuparsi, né in altri paesi europei né altrove.” Dentro la sala, prendendo per primo la parola, Krichbaum ha chiesto di “reinventare l’Ue” concentrandosi sugli investimenti in nuove tecnologie, competitività, intelligenza artificiale e tagliando i fondi per l’agricoltura e la coesione. “Se vogliamo liberare i soldi per questi investimenti, dobbiamo ridurre le risorse per le politiche tradizionali.” Per la Germania “è una chimera pensare che si potrebbero evitare tagli di bilancio e finanziare tutto con le risorse proprie.” Dentro e fuori la sala, Krichbaum ha accusato Costa di non essere “realista.”
Tutti i frugali hanno confermato la richiesta di tagliare di “diverse centinaia di miliardi di euro” la proposta della Commissione di 1.800 miliardi. Molti hanno espresso critiche per alcune delle nuove risorse proprie proposte da Ursula von der Leyen. La ministra svedese Jessica Rosencrantz ha spiegato che, dopo le elezioni, probabilmente ci sarà un cambio di governo a Stoccolma, ma non un cambio di posizione. “Se vogliamo raggiungere un accordo nei tempi previsti, il bilancio deve essere sostanzialmente ridotto”, con “tagli di diverse centinaia di miliardi di euro”, ha detto Rosencrantz.
Anche gli “amici della coesione” hanno confermato le loro linee rosse. Per la Spagna, la proposta della Commissione è “il minimo indispensabile”: il bilancio 2028-34 deve includere “emissioni di debito” e un “rimborso graduale di NextGenerationEU.” Il Portogallo non è pronto ad accettare altri tagli all’agricoltura e alla coesione, che sono “già penalizzati dalla proposta della Commissione.” L’Italia di Giorgia Meloni è pronta a sacrificare la competitività per salvaguardare l’agricoltura e la coesione. Da parte italiana “non si troverà alcuna apertura se si vorranno tagliare le politiche tradizionali”, ha avvertito il ministro Tommaso Foti. “Qualunque taglio al bilancio dovrà concentrarsi sui settori in cui ci sono più aumenti”, ha aggiunto Foti: “Competitività (più 132 per cento), azione esterna (più 56 per cento) e spese amministrative (più 21 per cento).”
La Francia non è tra i frugali, né tra gli amici della coesione. È il più importante beneficiario della Politica agricola comune, ma anche un contributore netto. Per questa ragione vuole preservare l’ammontare del bilancio proposto dalla Commissione, ma senza aumentare il suo contributo nazionale. La Francia “non accetterà un bilancio che va contro le raccomandazioni del rapporto Draghi” e “non abbandonerà gli agricoltori”, ha detto il ministro Benjamin Haddad, rimettendo in discussione l’impegno a un accordo entro la fine dell’anno. Senza l’adozione di un pacchetto ambizioso di risorse proprie, “pretendere un accordo in dicembre non è realista”, ha avvertito Haddad. “Groundhog Day è il 2 febbraio. E mi piace pensare che riusciremo a completare diverse settimane prima di Groundhog Day. Prima di Natale”, ha detto il ministro irlandese Thomas Byrne al termine del dibattito al Consiglio Affari generali.
Al di là delle battute sui vecchi film, il rischio di un fallimento è reale. Più della data conta la sostanza di un accordo sul bilancio 2028-34. Nel suo rapporto sul futuro della competitività, Mario Draghi aveva indicato la necessità di investimenti per 800 miliardi di euro l’anno, di cui il 40 per cento pubblici. La cifra è stata aggiornata dallo stesso Draghi a oltre un trilione di euro l’anno, tenendo conto delle esigenze per la difesa. Ursula von der Leyen ha fatto una scelta coraggiosa proponendo di modernizzare l’architettura del bilancio, concentrando molte più risorse sulla competitività e sulla difesa, a discapito di agricoltura e coesione. Ma la presidente della Commissione ha rifiutato la raccomandazione di Draghi di nuovo debito comune per finanziare le priorità comuni europee.
António Costa vuole tenere alcune carte per la fase finale del negoziato, come la proroga del debito di NextGenerationEU e gli sconti (rebates) sui contributi nazionali. Ma anche il presidente del Consiglio europeo ha rinunciato a nuovo debito comune e ha accettato il principio di un taglio al bilancio. Se la linea dei frugali prevarrà, sia sull’ammontare del bilancio sia sulle risorse proprie, non ci saranno risorse sufficienti per le nuove priorità. Roberta Metsola continua a ricordare che il Parlamento europeo deve dare il suo consenso a un accordo tra i leader e, per una volta, la maggioranza di 361 voti non è garantita a causa del peso dei gruppi di estrema destra.
I negoziati sul nuovo Quadro finanziario pluriennale non sono più la priorità di von der Leyen. Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, la presidente della Commissione ha dedicato al tema due frasi e 14 parole in inglese: “Il nostro bilancio riguarda il futuro. E qualsiasi bilancio moderno ha bisogno di nuove risorse proprie.” Eppure, il paese chiave per avere un bilancio ambizioso è la Germania. Chi meglio di von der Leyen per spiegarlo a Friedrich Merz e all’opinione pubblica tedesca?
La frase
“Consideriamo queste sanzioni illegali. Le sanzioni devono essere rimosse per Usmanov, Fridman e tutti gli uomini d’affari e i cittadini russi.”
Dmitry Peskov, portavoce di Vladimir Putin.
Due oligarchi di Putin liberati dalle sanzioni grazie a Francia e Lussemburgo — La resistenza della Lettonia per cercare di mantenere due oligarchi di Vladimir Putin nella lista degli individui e delle entità sanzionati dall’Ue è durata quasi 24 ore. Volodymyr Zelensky ha ringraziato gli “amici lettoni” e denunciato la revoca delle sanzioni “per ragioni politiche.” Ma alla fine la Francia e il Lussemburgo, insieme alla Slovacchia, hanno ottenuto ciò che volevano. Alisher Usmanov e Mikhail Fridman da domani saranno liberi di entrare nel territorio dell’Ue e di recuperare diversi miliardi di euro di beni e attivi finanziari che erano stati congelati.
La presidenza irlandese del Consiglio dell’Ue ha spiegato che il compromesso è stato “difficile”, ma “la priorità chiave” era mantenere in vigore il regime delle sanzioni individuali.
Almeno, il compromesso tra i ventisette prevede di prolungare la durata delle sanzioni individuali da sei mesi a tre anni. Ma l’utilizzo del veto da parte di Francia e Lussemburgo e il tradimento dell’Ucraina rappresentano un segnale e un precedente pericoloso. Il Cremlino ringrazia. “Consideriamo queste sanzioni illegali. Le sanzioni devono essere rimosse per Usmanov e Fridman, e tutti gli uomini d’affari e i cittadini russi”, ha detto il suo portavoce, Dmitry Peskov.
Le ragioni della Lettonia — La Lettonia è stata sottoposta a forti pressioni per dare il via libera al compromesso sugli oligarchi di Putin. Alcuni diplomatici hanno perfino accusato Riga di mettere a repentaglio tutto il regime delle sanzioni individuali contro la Russia, nonostante le responsabilità di Francia e Lussemburgo, oltre che della Slovacchia, all’origine della richiesta su Usmanov e Fridman. Alla fine, la Lettonia ha scelto l’astensione costruttiva in nome del male minore.
“Durante il processo negoziale con i leader dell’Ue, la Lettonia si è opposta alla rimozione dall’elenco delle sanzioni individuali di soggetti colpiti per motivi politici, rimanendo l’unico Stato membro dell’Ue a mantenere tale posizione fino alla fine. È stata la scelta moralmente corretta”, ha spiegato il premier Andris Kulbergs. Alla fine “non si è trattato di una scelta tra una soluzione buona e una cattiva, bensì tra una soluzione negativa e una decisamente peggiore: una scelta tra la modifica dello status di due individui e il futuro dell’intero regime sanzionatorio, che coinvolge oltre 2.600 persone ed entità legate all’aggressione russa”.
Andris Kulbergs ha avuto una conversazione anche con Emmanuel Macron. Il presidente francese ha accettato di avviare colloqui con la Lettonia sull’adesione all’iniziativa francese di deterrenza nucleare avanzata, nonché di rafforzare la presenza militare nel paese nell’ambito della difesa, ha spiegato Kulbergs.
Un accordo commerciale storico con le Filippine — La svolta annunciata la scorsa notte da Ursula von der Leyen e Maroš Šefčovič con le Filippine per ora è solo un accordo di massima. Per la conclusione di un accordo di libero scambio serviranno ancora alcuni mesi, destinati a finalizzare i dettagli dell’intesa politica. L’accordo di libero scambio probabilmente sarà concluso nel 2027 e firmato nel 2028. Ma i contorni sono particolarmente positivi per l’Ue. Un esempio: le Filippine apriranno per la prima volta il mercato degli appalti pubblici a offerenti stranieri.
L’Ue e le Filippine hanno accettato di liberalizzare oltre il 94 per cento dei prodotti, che coprono attualmente il 97 per cento del commercio bilaterale. Carne di maiale e pollame dovrebbero essere inclusi, come chiesto dall’Ue. L’accordo inoltre prevede una migliore tutela dei diritti di proprietà intellettuale, incluso un elenco di indicazioni geografiche dell’Ue. Secondo la Commissione, il commercio bilaterale tra l’Ue e le Filippine ha un potenziale di crescita ben superiore ai livelli attuali, che si attestano a 17,6 miliardi di euro per i beni e a 10,3 miliardi di euro per i servizi.
Il successo della strategia di diversificazione commerciale di von der Leyen — Mercosur, Messico, India, Indonesia, Australia e ora anche le Filippine. La strategia di diversificazione commerciale portata avanti da Ursula von der Leyen di fronte al protezionismo di Donald Trump ottiene un altro successo. “Se si paragona allo scorso anno e agli anni precedenti, non penso ci sia stata una raccolta così positiva”, ha detto il commissario al Commercio, Maroš Šefčovič.
L’accordo preliminare con le Filippine “invia un segnale chiaro: l’Ue sta rafforzando il proprio impegno nell’Indo-Pacifico”, ha aggiunto Šefčovič. “Il Sud-est asiatico è un’area in cui bisogna essere presenti.” Il commissario ha indicato i prossimi obiettivi. “Dopo l’Indonesia e ora le Filippine, stiamo facendo passi avanti con la Thailandia e portando avanti un intenso dialogo con la Malaysia”, ha detto Šefčovič.
Il problema Cina — Malgrado i successi negli accordi di libero scambio, la Commissione si trova di fronte a un problema molto più grosso: la Cina. Una missione tecnica composta da funzionari di alto livello dell’Ue è arrivata a Pechino lunedì, per preparare la visita del commissario Šefčovič dell’8 e 9 ottobre. Ursula von der Leyen ha spiegato che intende perseguire la via del dialogo, ma a condizione che produca risultati. E, finora, non ce ne sono stati. Il deficit commerciale dell’Ue è arrivato a un miliardo di euro al giorno.
“Definirei questa fase dei nostri contatti bilaterali con le controparti cinesi come un periodo di intensità senza precedenti”, ha detto Šefčovič: “Il dibattito sulle relazioni commerciali con la Cina va ben oltre la tradizionale discussione sulla bilancia commerciale. È fondamentale chiarire che, date le dimensioni del deficit, la rapidità della sua crescita e l’impatto su settori economici e industriali chiave dell’Ue, stiamo parlando del futuro della nostra economia, della nostra industria e del modello sociale europeo. Si tratta dunque di una questione fortemente politica: ciò di cui abbiamo bisogno è una svolta politica e una reale intesa”, ha detto Šefčovič.
Il successo non è garantito già l’8 e il 9 ottobre. “Valuteremo se sarà necessaria un’altra videoconferenza o se potremo affrontare tutti i punti chiave dell’agenda direttamente durante la mia visita a Pechino”, ha detto Šefčovič, avvertendo che da parte della Cina servono “risultati credibili”.
Macron scrive alla Commissione sui prezzi dell’energia — Non capita tutti i giorni che il presidente della Repubblica francese scriva alla presidente della Commissione per chiedere una serie di interventi molto precisi per allentare la pressione sui mercati dell’energia. È un sintomo di impazienza di fronte all’inazione della Commissione. Come rivelato da Les Échos, Emmanuel Macron ha scritto a Ursula von der Leyen chiedendo di allentare diverse regole europee per tenere i prezzi di petrolio e gas (e dei loro derivati) sotto controllo.
La Francia vuole rinviare di un anno le nuove regole sulle emissioni di metano, nonostante la Commissione abbia raccomandato agli Stati membri di non imporre multe fino alla fine del 2029. Macron ha anche proposto di allentare le regole sulla qualità dei carburanti per incrementare l’uso di biocarburanti per il diesel. Il presidente francese ha lanciato un avvertimento sul deterioramento delle prospettive di raffinazione e importazione di carburanti.
Una portavoce della Commissione ha confermato di aver ricevuto la lettera, ma ha ribadito la linea ufficiale: rispetto alla crisi del 2022, quella attuale “è qualcosa di diverso, che richiede una risposta diversa. Stiamo assistendo a una crisi globale dei prezzi dei combustibili fossili”, ha detto la portavoce. “Si tratta di due crisi diverse che richiedono misure diverse”.
Ripiomba la fiducia dei consumatori — Gli effetti dell’inflazione, in particolare l’aumento dei prezzi dell’energia, si fanno sentire sul sentimento economico. Secondo la stima preliminare pubblicata ieri dalla Commissione, a settembre l’indice della fiducia dei consumatori ha subito un’inversione di rotta, tornando a scendere pesantemente dopo quattro mesi di ripresa. L’indicatore ha perso 0,8 punti base nell’Ue e 1 punto base nell’area euro, collocandosi rispettivamente a meno 15,8 e meno 16,5, ben al di sotto della media di lungo periodo.
Meloni contraria a condizionare i fondi Ue al rispetto dello Stato di diritto — Al Consiglio Affari generali di ieri, il governo di Giorgia Meloni non ha solo chiesto di tagliare i fondi del prossimo bilancio destinati alla competitività e alla politica estera per salvare quelli destinati alla PAC e alla coesione. Il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, ha espresso anche la contrarietà dell’Italia alla condizionalità sullo Stato di diritto. “Non sono ammissibili forme di condizionalità finanziaria di alcun tipo. Il meccanismo del dialogo sullo Stato di diritto è e deve rimanere distinto dai meccanismi di condizionalità finanziaria collegati al Quadro finanziario pluriennale”, ha detto Foti.
Nella scorsa legislatura, dopo l’introduzione della condizionalità, la Commissione aveva sospeso l’erogazione di alcuni fondi per la Polonia e l’Ungheria, accusando i governi del PiS e di Viktor Orbán di violazioni dello Stato di diritto. Il PiS è alleato del partito di Meloni, Fratelli d’Italia, nel gruppo sovranista ECR al Parlamento europeo.
Un Eurobarometro celebra la PAC — La Commissione europea ieri ha pubblicato un sondaggio Eurobarometro: una maggioranza di europei ritiene che la Politica agricola comune stia realizzando le sue priorità, in particolare nel garantire una fornitura stabile di cibo (78 per cento), nell’assicurare prodotti alimentari sani e sostenibili (74 per cento) e nel promuovere una produzione sostenibile (70 per cento). Secondo il 60 per cento degli europei, la PAC assicura anche standard di vita corretti per gli agricoltori. Piccolo dettaglio: solo il 71 per cento degli europei è consapevole di cosa sia la PAC. E solo il 10 per cento ne conosce i dettagli.
Secondo l’Eurobarometro, il 95 per cento degli europei considera l’agricoltura e le zone rurali importanti per il futuro dell’Europa. Il 93 per cento ritiene fondamentale garantire un approvvigionamento alimentare stabile per l’Ue. Il 90 per cento degli europei concorda che gli eventi climatici estremi hanno un impatto sulla sicurezza alimentare, mentre il 73 per cento ritiene che gli agricoltori debbano adattare il modo in cui producono per far fronte al cambiamento climatico, anche se questo significa un’agricoltura meno competitiva.
Accade oggi
-
Consiglio europeo: il presidente Costa a New York per l’81ª Assemblea generale delle Nazioni Unite; discorso alla riuninoe del Consiglio di sicurezza sull’Ucraina
-
Commissione: la presidente von der Leyen a New York per l’81ª Assemblea generale delle Nazioni Unite; partecipa all’Incontro di alto livello sull’Azione climatica
-
Servizio europeo di azione esterna: l’Alto rappresentante Kallas a New York per l’81ª Assemblea generale delle Nazioni Unite; presiede la riunione ministeriale Ue-CELAC; discorso al Consiglio di sicurezza sull’Ucraina
-
Commissione: il commissario Šefčovič incontra l’ambasciatore americano presso l’Ue, Andrew Puzder
-
Consiglio: riunioni del Coreper I e II
-
Comitato economico e sociale: sessione plenaria (dibattito sulla semplificazione con il commissario Dombrovskis; dibattito sulla politica di coesione con il vicepresidente Fitto)
-
Banca centrale europea: discorso di Piero Cipollone a un evento della Fondazione ResPublica a Milano
-
Banca centrale europea: discorso del capo economista Lane all’International Center for Monetary and Banking Studies di Ginevra
-
Eurostat: statistiche sulle regioni europee
Alcuni testi del Mattinale Europeo sono tradotti con strumenti di intelligenza artificiale, ma sono tutti redatti e verificati da persone in carne e ossa. Sia l’IA sia gli esseri umani possono commettere errori. Grazie per le vostre segnalazioni: ci aiutano a correggerli e a migliorarci.
Il Mattinale Europeo è una newsletter di informazione edita da DC NEXUS EUROPE Srl. David Carretta ne è il direttore responsabile. Per sponsorizzazioni o contatti: dcnexuseurope@gmail.com
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link






