La novità di BEST va letta dentro una traiettoria già visibile nei dati ASviS: le pratiche territoriali mature esistono, spesso funzionano da anni e in molti casi hanno già metriche di impatto. Il salto compiuto a Bari riguarda la loro messa in rete, cioè la possibilità di passare dalla singola esperienza alla trasferibilità tra Comuni, imprese, enti del Terzo settore, fondazioni, università e comunità locali.
Nota di lettura: quando parliamo di BEST distinguiamo sempre tra piattaforma digitale, Call di candidatura e Rapporto tecnico. Sono livelli collegati, con funzioni diverse e con numeri che vanno interpretati senza sovrapporli.
Sommario dei contenuti
Che cosa cambia con BEST
BEST rende pubblicamente navigabile un patrimonio che finora restava disperso tra report, schede progettuali, reti associative e documenti locali. La ricerca per area geografica, ambito e Goal dell’Agenda 2030 consente a un’amministrazione o a un soggetto privato di partire da un problema concreto e individuare esperienze già testate in contesti paragonabili. Questo passaggio cambia la grammatica della sostenibilità territoriale: una buona pratica diventa utile quando permette a un altro territorio di capire condizioni di partenza, attori coinvolti, durata, indicatori e replicabilità.
La piattaforma entra nel mercato informativo italiano come primo portale interattivo nazionale dedicato a questo tipo di raccolta. La conferma esterna del perimetro arriva anche da RaiNews, che ha ricostruito la presentazione barese richiamando il legame tra innovazione inclusiva, comunità e coesione sociale. Il valore giornalistico della notizia sta nella sua ricaduta pratica: BEST riduce il costo di ricerca per chi deve progettare interventi sostenibili e aumenta la visibilità di chi ha già dimostrato risultati misurabili.
La sequenza che ha portato al lancio di Bari
Il lancio del 18 maggio si inserisce in una sequenza già strutturata. Nel 2025 la Call sulle buone pratiche è stata aperta dal 10 giugno al 31 agosto con questionario online e ha raccolto 226 progetti candidati. La Commissione di valutazione, passata da otto a sedici componenti, ha selezionato 216 esperienze, con una percentuale di idoneità del 96%. Quel materiale ha alimentato il Rapporto 2025/2026 e ha fornito alla piattaforma un criterio di ordine: trasformare il censimento in accesso operativo.
La tappa barese del Festival dello Sviluppo Sostenibile, nell’Aula Magna Attilio Alto del Politecnico di Bari, ha collocato BEST dentro un confronto su innovazione tecnologica e sociale. La scansione coincide con il programma ufficiale del Festival e con la cronaca ANSA dell’evento, che registra anche l’apertura della nuova Call dal 9 giugno. La scelta di Bari ha un significato tecnico: il Mezzogiorno e il Mediterraneo sono laboratori dove infrastrutture, accessibilità tecnologica e coesione territoriale si misurano nella quotidianità delle politiche pubbliche.
Piattaforma, Call e Rapporto: il chiarimento necessario
Il numero delle pratiche può sembrare variabile solo a una lettura superficiale. La piattaforma viene avviata con oltre 300 esperienze disponibili nel database. Il Rapporto 2025/2026, invece, analizza in profondità il ciclo più recente della Call e lavora sulle 216 pratiche selezionate. La distinzione è decisiva per evitare confusione tra archivio complessivo e campione statistico: il primo serve alla consultazione, il secondo permette di leggere qualità, durata, distribuzione geografica, struttura partenariale e capacità di misurazione.
La nuova Call dal 9 giugno 2026 riapre il flusso di ingresso. Chi candida un progetto dovrà compilare un questionario e rendere chiaro il legame con l’Agenda 2030. La Commissione multidisciplinare valuterà le esperienze e assegnerà un attestato alle pratiche riconosciute idonee. L’effetto più rilevante riguarda la standardizzazione: territori diversi iniziano a raccontare risultati e condizioni di replicabilità con una lingua tecnica comune.
I numeri che misurano la qualità del bacino
La maturità delle pratiche selezionate emerge soprattutto dalla durata. Nel campione ASviS 2025/2026 il 49% dei progetti è attivo da oltre cinque anni e il 41% ha almeno dieci anni di vita o una durata senza termine definito. Questo dato pesa molto più di una semplice adesione formale alla sostenibilità: indica che una parte consistente delle esperienze ha superato la fase sperimentale ed è entrata nella gestione ordinaria.
La seconda soglia tecnica riguarda la misurazione. L’88% delle pratiche dichiara obiettivi ex ante e indicatori quantitativi, mentre 105 esperienze utilizzano una Theory of Change. Tradotto in termini amministrativi, un progetto candidato a BEST aumenta il proprio valore quando chiarisce il nesso tra attività svolte, risultati attesi e impatti osservabili. In assenza di questa catena logica, la replicabilità resta debole anche davanti a un’esperienza promettente.
La geografia delle pratiche e il nodo della densità progettuale
La distribuzione territoriale del campione mostra una concentrazione marcata: Nord-Ovest 35%, Centro 28%, Nord-Est 27%, Sud 8% e Isole 3%. I soggetti proponenti coprono tutte le regioni italiane salvo il Molise, con Roma, Milano e Bologna come poli urbani più ricorrenti. La lettura utile riguarda la capacità dei sistemi locali di produrre candidature formalizzate, documentate e pronte a una valutazione esterna, più che una graduatoria di virtù territoriale.
Il dato più interessante per le aree fragili è il 45% di pratiche con impatto diretto nelle aree interne. BEST può diventare una leva concreta proprio qui, perché consente a territori a bassa densità amministrativa di osservare soluzioni già strutturate e adattarle senza ripartire da zero. La piattaforma funziona quindi come un acceleratore di apprendimento istituzionale, soprattutto quando i piccoli enti devono progettare con risorse tecniche limitate.
Quali Goal pesano di più nella lettura ASviS
L’Agenda 2030, approvata dalle Nazioni Unite nel 2015 con 17 Obiettivi e 169 Target, in BEST diventa una griglia di ricerca. Nel campione recente spiccano il Goal 13 sull’azione climatica al 50%, il Goal 4 sull’istruzione di qualità al 49%, il Goal 10 sulla riduzione delle disuguaglianze e il Goal 12 su consumo e produzione responsabili al 45%. Il Goal 3 su salute e benessere arriva al 39%.
Il Goal 11, dedicato a città e comunità sostenibili, merita una lettura autonoma. È indicato come Obiettivo primario in 117 casi e quando compare assume un ruolo centrale nel 71% delle pratiche. Questo significa che la piattaforma intercetta soprattutto progetti dove spazio urbano, servizi di prossimità, inclusione sociale e gestione ambientale si intrecciano in scelte operative locali.
Chi produce le pratiche e perché le partnership contano
Il profilo dei proponenti aiuta a capire perché BEST parla a un pubblico ampio. Nel campione analizzato i…
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Junior Cristarella
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