In breve
- L’ISTAT ha certificato un’inflazione acquisita per il 2026 del 2,9%. Il dato è stato diffuso con la stima preliminare del 1° settembre 2026 e confermato con i dati definitivi del 16 settembre.
- Acquisita non vuol dire finale. È la crescita media dei prezzi che si avrebbe nel 2026 se l’indice restasse fermo da settembre a dicembre: una soglia di partenza, non una previsione.
- Per le pensioni conta un altro indice. La rivalutazione si calcola sull’indice FOI al netto dei tabacchi, non sul NIC da cui deriva il 2,9%.
- Il tasso 2027 si conoscerà a novembre, con il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, e l’INPS lo applicherà dal 1° gennaio 2027 per fasce: 100%, 90% e 75%.
- Si muovono anche gli altri valori legati al trattamento minimo: assegno sociale, minimale giornaliero e settimanale, massimale contributivo e minimale di reddito di artigiani e commercianti.
- Nel 2026 la rivalutazione è stata dell’1,4%. Con l’inflazione di quest’anno l’aumento del 2027 si annuncia più consistente, ma il numero esatto oggi non c’è ancora.
Per due anni la rivalutazione delle pensioni è stata quasi impercettibile: 0,8% nel 2025, 1,4% nel 2026. I prezzi però hanno ricominciato a correre, spinti soprattutto dall’energia, e il 1° settembre 2026 l’ISTAT ha messo un primo punto fermo: l’inflazione già acquisita per quest’anno è del 2,9%.
È un numero che interessa direttamente chi è in pensione, perché dall’inflazione del 2026 dipende l’aumento degli assegni dal 1° gennaio 2027. Ma va letto con attenzione: non è ancora il tasso di rivalutazione, e non si applica a tutti nella stessa misura. Vediamo cosa dice davvero il dato, come funzionano le fasce e cosa aspettarsi.
Cosa ha certificato l’ISTAT
Con il comunicato sui prezzi al consumo di agosto 2026, l’ISTAT ha registrato un’accelerazione dell’inflazione: l’indice nazionale per l’intera collettività (NIC) segna +0,5% su base mensile e +3,3% su base annua, dal +2,9% di luglio. La spinta arriva soprattutto dai beni energetici, mentre l’inflazione di fondo resta contenuta.
| Indicatore ISTAT, agosto 2026 | Valore | Cosa misura |
|---|---|---|
| Inflazione acquisita 2026 | +2,9% | Crescita media del 2026 se i prezzi restassero fermi fino a dicembre |
| Acquisita, componente di fondo | +1,9% | Stessa misura al netto di energetici e alimentari freschi |
| NIC, variazione annua | +3,3% | Prezzi di agosto 2026 rispetto ad agosto 2025 |
| FOI al netto dei tabacchi | +3,4% | Indice delle famiglie di operai e impiegati, usato per le pensioni |
| IPCA, variazione annua | +3,2% | Indice armonizzato europeo |
Che cosa significa “acquisita”
L’inflazione acquisita è la variazione media annua che si otterrebbe se l’indice dei prezzi restasse invariato, da qui a fine anno, al livello dell’ultimo mese disponibile. Il 2,9% è quindi una base già maturata: se nei prossimi mesi i prezzi continuassero a salire, l’inflazione media del 2026 risulterebbe più alta; se scendessero, più bassa.
Perché il 2,9% non è ancora l’aumento delle pensioni
La rivalutazione delle pensioni, detta perequazione automatica, serve a difendere il potere d’acquisto degli assegni. Il meccanismo è fissato dalla legge ed è diverso dalla lettura giornalistica del dato mensile, per tre ragioni.
- L’indice di riferimento è il FOI, non il NIC
La perequazione si calcola sulla variazione media annua dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi. Il 2,9% acquisito riguarda invece il NIC: i due indici si muovono vicini, ma non coincidono. - Il tasso lo fissa un decreto, a novembre
Ogni anno il Ministero dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministero del Lavoro, stabilisce con decreto la percentuale provvisoria per l’anno successivo, sulla base dei dati ISTAT disponibili. Per il 2026 il tasso provvisorio è stato dell’1,4%. - È provvisorio e si conguaglia
Quando l’ISTAT pubblica il dato definitivo, l’eventuale differenza tra tasso provvisorio e definitivo viene recuperata con un conguaglio, in positivo o in negativo, sugli assegni dell’anno seguente.
Le fasce: chi ha l’aumento pieno e chi no
La rivalutazione non è uguale per tutti. Dal 2022 si applica il sistema per fasce previsto dall’articolo 1, comma 478, della legge n. 160 del 2019, che rinvia al meccanismo dell’articolo 34 della legge n. 448 del 1998. Le fasce sono tre e si calcolano sui multipli del trattamento minimo INPS.
| Fascia dell’importo lordo mensile | Quota del tasso applicata | Soglie di riferimento per il 2027* |
|---|---|---|
| Fino a 4 volte il trattamento minimo | 100% | fino a 2.447,40 euro |
| Tra 4 e 5 volte il trattamento minimo | 90% | da 2.447,41 a 3.059,25 euro |
| Oltre 5 volte il trattamento minimo | 75% | oltre 3.059,25 euro |
* Soglie calcolate sul trattamento minimo 2026 di 611,85 euro, con lo stesso criterio usato dall’INPS nella circolare n. 153 del 2025 per il rinnovo 2026 (fasce sul minimo dell’anno precedente). I valori ufficiali saranno indicati nella circolare INPS di fine anno.
Le fasce funzionano come scaglioni
Il tasso ridotto si applica solo alla parte di pensione che supera la soglia, non all’intero importo. Chi ha una pensione di 3.500 euro lordi prende il tasso pieno sui primi 2.447,40 euro, il 90% sulla quota fino a 3.059,25 euro e il 75% solo sulla parte eccedente.
Una simulazione: se il tasso fosse del 2,9%
Per dare un ordine di grandezza, la tabella applica il 2,9% alle fasce appena viste. È un’ipotesi di lavoro: il tasso vero sarà quello del decreto di novembre, calcolato sul FOI, e potrà essere più alto o più basso.
| Pensione lorda mensile | Aumento mensile lordo | Aumento annuo lordo (13 mensilità) | Tasso effettivo |
|---|---|---|---|
| 800 euro | 23,20 euro | 301,60 euro | 2,90% |
| 1.500 euro | 43,50 euro | 565,50 euro | 2,90% |
| 2.800 euro | 80,18 euro | 1.042,34 euro | 2,86% |
| 3.500 euro | 96,53 euro | 1.254,89 euro | 2,76% |
| 5.000 euro | 129,16 euro | 1.679,08 euro | 2,58% |
Due cautele. Gli importi sono lordi: sull’aumento si applicano IRPEF e addizionali, quindi in tasca arriva meno. E per le pensioni al minimo possono aggiungersi incrementi straordinari decisi di anno in anno dalla legge di bilancio, che vanno verificati quando la manovra sarà approvata.
Pensione minima, assegno sociale, minimali e massimale
L’inflazione non muove solo le pensioni in pagamento. Dal trattamento minimo e dall’indice ISTAT dipendono anche l’assegno sociale e i valori contributivi che aziende, lavoratori e autonomi usano ogni giorno: il minimale giornaliero, il limite settimanale per l’accredito dei contributi, il massimale e il minimale di reddito di artigiani e commercianti.
| Valore | 2026 (ufficiale) | 2027 (stima con tasso 2,9%) | Fonte 2026 |
|---|---|---|---|
| Trattamento minimo (pensione minima) | 611,85 euro al mese; 619,80 euro con l’incremento transitorio dell’1,3% | circa 629,59 euro al mese, al netto di eventuali incrementi straordinari | Circolare INPS n. 153/2025 |
| Assegno sociale | 546,24 euro al mese, 7.101,12 euro annui | circa 562,08 euro al mese, 7.307 euro annui | Circolare INPS n. 153/2025 |
| Minimale di retribuzione giornaliera (9,5% del trattamento minimo) | 58,13 euro | circa 59,81 euro | Circolare INPS n. 6/2026 |
| Minimale settimanale per l’accredito dei contributi (40% del trattamento minimo) | 244,74 euro a settimana, 12.726 euro annui | circa 251,84 euro a settimana, 13.095 euro annui | Circolare INPS n. 6/2026 |
| Massimale contributivo e pensionabile (iscritti dal 1996 e optanti) | 122.295 euro annui | circa 125.842 euro annui | Circolare INPS n. 6/2026 |
| Prima fascia di retribuzione pensionabile (oltre scatta l’1% aggiuntivo) | 56.224 euro annui | circa 57.854 euro annui | Circolare INPS n. 6/2026 |
| Minimale di reddito artigiani e commercianti | 18.808 euro annui | circa 19.332 euro annui | Circolare INPS n. 14/2026 |
Perché contano anche per chi lavora
- Minimale giornaliero: è la retribuzione minima su cui calcolare i contributi, anche se il contratto prevede meno. Nel part-time si rapporta alle giornate e alle ore effettive.
- Minimale settimanale: se la retribuzione di una settimana resta sotto questa soglia, la settimana non viene accreditata per intero ai fini della pensione. È la ragione per cui molti part-time con orari ridotti si ritrovano meno settimane del previsto nell’estratto conto.
- Massimale: per chi è interamente nel sistema contributivo, la parte di retribuzione oltre questo tetto non paga contributi e non fa pensione.
- Minimale artigiani e commercianti: è il reddito su cui si pagano comunque i contributi fissi, anche con reddito più basso o in perdita.
Le stime 2027 applicano il 2,9% ai valori 2026 e servono solo a dare un ordine di grandezza. I valori ufficiali saranno fissati dalla circolare INPS sul rinnovo delle pensioni di fine anno e, per minimali e massimale, dalle circolari INPS di inizio 2027.
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Cosa succede da qui a gennaio
- Ottobre e novembre: nuovi dati ISTAT
Ogni mese l’inflazione acquisita viene aggiornata. Il dato di settembre dirà se la spinta dell’energia si sta attenuando o no. - Novembre: il decreto del MEF
Fissa il tasso provvisorio per il 2027 e quello definitivo per il 2026, da cui dipende l’eventuale conguaglio. - Dicembre: la circolare INPS
L’INPS pubblica il rinnovo delle pensioni per il 2027, con fasce, soglie, importo del trattamento minimo e degli assegni sociali. - Gennaio: il cedolino rivalutato
Il nuovo importo compare nel cedolino di gennaio 2027 e nella certificazione ObisM, consultabili nel fascicolo previdenziale sul portale INPS.
Cosa conviene controllare
La rivalutazione è automatica: non serve presentare domanda. Conviene però verificare che sia stata applicata correttamente, perché l’importo di partenza su cui si calcola non sempre coincide con quello che il pensionato ha in mente.
- L’importo lordo, non il netto. Le fasce si calcolano sul lordo mensile complessivo: se si percepiscono più trattamenti, si considera il loro cumulo.
- Il cedolino di gennaio. È il primo in cui compare la rivalutazione, insieme alle trattenute fiscali ricalcolate.
- L’eventuale conguaglio. Se il tasso definitivo del 2026 risulterà diverso dall’1,4% provvisorio, la differenza sarà regolata sugli assegni successivi.
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Domande frequenti
Quanto aumenteranno le pensioni nel 2027?
Oggi non si può ancora dire con precisione. Il tasso sarà fissato con il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze di novembre 2026, sulla base dell’indice FOI al netto dei tabacchi. L’inflazione acquisita del 2,9% indica che l’aumento sarà più consistente di quello del 2026, che è stato dell’1,4%.
Che differenza c’è tra inflazione acquisita e inflazione annua?
L’inflazione annua, o tendenziale, confronta i prezzi di un mese con quelli dello stesso mese dell’anno precedente: ad agosto 2026 è del 3,3%. L’inflazione acquisita indica invece la crescita media dell’intero anno che si otterrebbe se i prezzi restassero fermi fino a dicembre: per il 2026 è del 2,9%.
Perché non si usa direttamente il dato NIC?
Perché la legge lega la perequazione delle pensioni all’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi. È lo stesso indice usato, ad esempio, per l’adeguamento di molti contratti e canoni.
Le fasce di rivalutazione cambieranno nel 2027?
Il sistema per fasce previsto dalla legge n. 160 del 2019 è strutturale: 100% fino a quattro volte il minimo, 90% tra quattro e cinque volte, 75% oltre. Una modifica richiederebbe un intervento normativo, ad esempio nella legge di bilancio: conviene attendere il testo approvato prima di considerare definitive le soglie.
Quanto sarà la pensione minima nel 2027?
Nel 2026 il trattamento minimo è di 611,85 euro al mese, 619,80 euro con l’incremento transitorio dell’1,3%. Per il 2027 si rivaluterà al 100% del tasso che sarà fissato a novembre: con un ipotetico 2,9% salirebbe a circa 629,59 euro. Eventuali incrementi straordinari dipendono dalla legge di bilancio.
Serve presentare una domanda per ottenere l’aumento?
No. La rivalutazione è applicata d’ufficio dall’INPS dal 1° gennaio. Il nuovo importo si può controllare nel cedolino e nella certificazione ObisM, disponibili nel fascicolo previdenziale del cittadino.
Ci sarà un conguaglio sulle pensioni del 2026?
Dipende dal tasso definitivo che il decreto di novembre fisserà per il 2026. Se risulterà uguale all’1,4% applicato in via provvisoria, non ci sarà alcun conguaglio; se sarà diverso, la differenza verrà regolata sugli assegni successivi.
Avvertenza
Questo articolo ha finalità divulgative e informative ed è aggiornato alla data di pubblicazione. I dati sull’inflazione derivano dal comunicato ISTAT “Prezzi al consumo – Agosto 2026” (stima preliminare del 1° settembre e dati definitivi del 16 settembre 2026); il meccanismo di perequazione dall’articolo 1, comma 478, della legge n. 160 del 2019 e dalla circolare INPS n. 153 del 2025; i valori contributivi 2026 dalle circolari INPS n. 6 del 30 gennaio 2026 e n. 14 del 9 febbraio 2026. Simulazione e stime 2027 sono ipotetiche: il tasso di rivalutazione 2027 sarà stabilito con decreto ministeriale e applicato secondo le istruzioni dell’INPS.
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