La gestione degli oneri tributari locali rappresenta un passaggio critico nelle fasi immediatamente successive alla scomparsa di un contribuente. Il versamento dell’imposta municipale propria spetta agli eredi a partire dal giorno stesso della morte – coincidente con la data di apertura della successione – a prescindere dalla presentazione della dichiarazione all’Agenzia delle Entrate che può avvenire entro i 12 mesi successivi.
In attesa del disbrigo delle pratiche, i nuovi soggetti passivi sono tenuti a versare l’imposta in proporzione alle rispettive quote, a meno che il coniuge superstite non continui a risiedere nell’ex casa coniugale, acquisendo il diritto di abitazione (ex art. 540 c.c). Allo scopo di evitare accertamenti e sanzioni, si analizzano le procedure per il corretto pagamento dell’IMU in caso di decesso senza successione.
- Pagamento IMU con la successione: come avviene
- Chi paga le tasse sulla casa in attesa della successione
- Cosa succede se la successione non viene fatta
- Quando gli eredi non devono pagare l’IMU
- Pagamento IMU degli eredi non residenti
- Come calcolare l’IMU in caso di decesso?
- Come compilare il modello F24
- Quando serve la dichiarazione IMU
- Eredi inadempienti: prescrizione e sanzioni
Pagamento IMU con la successione: come avviene
Dal momento del decesso del proprietario dell’immobile, l’iter burocratico ordinario prevede un passaggio fondamentale, ovvero la presentazione della dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate. Qualora gli eredi vi provvedano tempestivamente, i sistemi fiscali aggiornano in automatico le banche dati comunali.
Tale meccanismo esonera i successori da un ulteriore adempimento, rendendo superflua la consegna di un’apposita dichiarazione IMU all’ente locale. Tuttavia, questa semplificazione amministrativa non estingue né posticipa, in alcun modo, il debito tributario.
I nuovi comproprietari, infatti, acquisiscono l’obbligo di versare regolarmente l’imposta fin dal giorno della scomparsa, nel pieno rispetto delle scadenze fiscali ordinarie.
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Chi paga le tasse sulla casa in attesa della successione
Proprio perché la titolarità fiscale degli immobili subisce una trasformazione immediata all’apertura della successione, il pagamento dell’IMU in caso di decesso del proprietario ricade sui chiamati all’eredità ancor prima che l’iter formale descritto in precedenza sia concluso.
Durante questa fase di transizione e di attesa delle consegne patrimoniali, il dubbio su come si paga l’IMU in caso di decesso rappresenta una costante per molti contribuenti. La norma stabilisce una netta linea di demarcazione per le responsabilità: se per le rate future ogni erede è chiamato a versare la propria quota millesimale, per le passività tributarie pregresse si applica il principio della solidarietà passiva, ferma restando l’esclusione delle sanzioni.
Risulta pertanto cruciale gestire con estrema precisione l’IMU del defunto, prima della successione. Gli arretrati maturati antecedentemente alla scomparsa devono essere saldati in solido dai successori utilizzando le generalità del de cuius, mentre per i periodi di possesso successivi all’apertura della successione, l’onere fiscale si sposta direttamente e individualmente in capo ai nuovi comproprietari.
Cosa succede se la successione non viene fatta
L’assenza di una dichiarazione di successione formalizzata non sospende l’obbligazione tributaria verso il Comune. Molti contribuenti erroneamente ritengono che, in mancanza di un atto notarile o di una voltura catastale, il Fisco non possa esigere i versamenti.
Al contrario, l’esigibilità del pagamento dell’IMU in seguito al decesso del proprietario, da parte degli eredi, scatta in maniera automatica ex lege. Poiché la normativa fiscale si fonda sull’effettiva disponibilità e sul possesso del bene, il subentro negli oneri tributari determina una serie di conseguenze dirette, quali:
- l’assunzione della responsabilità per i tributi locali avviene contestualmente all’accettazione dell’eredità;
- l’obbligazione impositiva si perfeziona anche qualora l’accettazione risulti puramente tacita o presunta;
- l’eventuale ritardo nella presentazione della dichiarazione comporta sanzioni amministrative accessorie, senza tuttavia invalidare in alcun modo il debito originario.
L’ente locale, attraverso l’incrocio dei dati dell’anagrafe tributaria e dei registri di stato civile, è pienamente in grado di identificare i potenziali eredi e procedere con avvisi di accertamento, qualora l’imposta non risulti versata pro-quota dai singoli chiamati.
Quando gli eredi non devono pagare l’IMU
Esistono circostanze specifiche nelle quali l’obbligo di versamento dell’IMU decade per la maggior parte dei successibili. L’ipotesi più comune riguarda la presenza del coniuge superstite. Ai sensi dell’articolo 540 del Codice civile, al coniuge sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, qualora l’immobile fosse di proprietà del defunto o di proprietà comune.
Questo diritto reale ha una valenza fiscale immediata, comportando alcune conseguenze pratiche ineludibili. Pertanto:
- il coniuge acquisisce la veste di unico soggetto passivo ai fini tributari per l’intero edificio;
- i figli o gli altri coeredi non sono tenuti ad alcun versamento di imposte locali, pur rimanendo titolari formali di quote di nuda proprietà;
- l’imposta non risulta dovuta affatto se il coniuge vi risiede abitualmente e la struttura non appartiene alle categorie catastali di lusso (A/1, A/8, A/9).
Pagamento IMU degli eredi non residenti
La normativa locale stabilisce un trattamento fiscale ben distinto per chi non mantiene la dimora abituale all’interno del fabbricato acquisito. Qualora un successore risieda in un altro comune o all’estero, l’immobile ereditato perde immediatamente i requisiti necessari per l’esenzione come abitazione principale.
Di conseguenza, i municipi applicheranno le aliquote ordinarie previste per le “seconde case” o per gli “altri fabbricati”, senza concedere alcuno sgravio legato alla mera qualifica di successibile. In un simile contesto, il versamento dell’IMU per gli eredi non residenti deve essere calcolato sulla rispettiva quota di possesso a tariffa piena.
Tale onere impositivo rimane invariato e vincolante anche se la struttura risulta sfitta, temporaneamente inagibile o ancora in attesa di una spartizione patrimoniale definitiva.
Come calcolare l’IMU in caso di decesso?
Dal punto di vista contabile, l’anno in cui si verifica il lutto deve essere necessariamente scisso in due frazioni temporali distinte. Durante la prima fase, coincidente con il periodo antecedente la scomparsa, l’intestatario del debito rimane il de cuius, pur spettando agli eredi il saldo formale.
Con l’apertura della successione si inaugura la seconda fase, che trasferisce la qualifica di soggetti passivi direttamente in capo ai familiari subentranti. Per quantificare l’esatto imponibile e completare correttamente il calcolo dell’IMU in caso di decesso, la procedura richiede l’applicazione dei seguenti passaggi matematico-catastali:
- individuare preventivamente il valore della rendita catastale non rivalutata dell’immobile;
- rivalutare tale importo nella misura fissa del 5%;
- applicare il moltiplicatore di legge relativo alla specifica categoria catastale di appartenenza;
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Carlo Iacubino
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