Ve lo dico chiaro subito, fossi Ursula Von der Leyen o uno dei “papaveri” europei che compongono la sedicente classe dirigente del Vecchio Continente, dopo la visita di Trump in Cina non dormirei sonni tranquilli. Probabilmente dal punto di vista geopolitico è l’atto più rivoluzionario dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi. Una visita tutta latte e miele, piena di lodi reciproche e salamelecchi, come mai si era visto prima tra i due Paesi.
Ad un certo punto, tanto è stato lo scambio di cortesie, che sembravano due Paesi provenienti da lunghe e solide alleanze diplomatiche. Mentre fino a ieri erano due Paesi in aperto conflitto certamente dal punto di viste economico, basti ricordare la guerra dei dazi ed anche quasi militare sulla questione di Taiwan. Pronta ad essere la polveriera dell’estremo oriente.
“Chi sei John Wayne”
Difatti è stato l’unico argomento mai trattato nelle conferenze stampa ufficiali. Addirittura ad una domanda diretta, Trump ha fatto le cosiddette “orecchie da mercante” fingendo di non sentire la domanda e rimanendo con lo sguardo stolido verso l’infinito accompagnato da spallucce simbolo di mancata comprensione. Sembrava la migliore versione del comico Salvi detto “Er Cipolla” quando diceva fingendo di non capire: “che dici la bici, che hai detto il gatto sotto il tetto, chi sei John Wayne” e così via. Tanto che mi sarei aspettato un “chi sei John Wayne” pure da Trump.
Invece zitti li che si guardavano a vicenda tra lui e Xi Jinping fingendo entrambe di non capire e probabilmente pensando tra loro che il giornalista che aveva fatto la domanda sarebbe presto stato coinvolto in un incidente aereo o similaria, che ne avrebbe determinato la prematura dipartita, al fine di sanare tale affronto.
Che poi li avete visti no, entrambe sembrano due Moloch anche se molto diversi fisicamente fra di loro. Xi sembra l’esatta riproduzione di uno dei Moai dell’isola di Pasqua ma dai tratti più orientali. Quando parla, o almeno le poche volte che lo fa, sembra quasi non apra la bocca. Secondo me emette tipo ultrasuoni che i cinesi captano tipo i delfini. Non ride mai “neanche se gli dai una tortorata sui denti a digiuno” (la frase è del noto filosofo anagnino Peppe Viti, ma sono anni che non capiamo il perché del digiuno).
“Meglio partner che rivali”
Ma tra i due stavolta lo scolaretto pareva Trump che ogni gesto di cortesia riservatogli dal governo cinese, e sono stati davvero tanti, si illuminava in volto come colto da uno stupor mundi di memoria Federiciana. Ad un certo punto erano così in sintonia che temevo si dessero un bacio in bocca in pubblico sullo stile del famoso murale di Berlino che raffigurava“il bacio fraterno socialista” tra il leader sovietico Breznev ed il presidente della DDR Erich Honecker.
Trump invece lo conosciamo bene, oramai ha la faccia che sembra un mocassino ma lucidato nella tinta sbagliata. Così come la tinta dei capelli che ultimamente da sul biondo più che sul rossiccio probabilmente da quando il figlio piccolo di Elon Musk quello col nome fatto di strane formule matematiche nello studio ovale gli disse “a roscio”.
Ma per fortuna si sono solo stretti la mano. Ah ecco le famose stretta di mano di Trump. Questa volta tra i due è durata ben 14 secondi Non è un record quello lo detiene ancora Macron. Ma a differenza delle strette classiche del presidente americano, che in genere usa stirare il suo interlocutore avanti ed indietro sballottandolo come un Muppet, come a sottolineare una preponderanza fisica oltre che politica, questa stretta è stata molto composta, lunga ma composta. Segno di rispetto reciproco tra i due.
Tanto che la dichiarazione più significativa del cinese dopo è stata: “Meglio partner che rivali” sembrava quasi che entrambe sottendessero stringendosi la mano il noto adagio di Mario Brega: “sta mano po’ esse piuma o po’ esse fero”.
Putin, il terzo incomodo
Ma l’incontro è stato denso di significati internazionali e importantissimo per gli equilibri mondiali. Tanto che aleggiava nell’aria anche il terzo incomodo cioè Vladimir Putin spettatore molto interessato e curioso.“Ma la moglie di Anselmo non lo deve sapere”, cantava De Andrè in Dolcenera sublimando la figura del terzo incomodo e così deve essere stato per Putin che sarà stato attentissimo a cogliere tutte le sfumature che sono trapelate ma fremendo per conoscere i veri dialoghi.
Attesa che non durerà molto perché in pieno stile ortodosso veterocomunista lo stesso Putin sarà a Pechino il 19 e 20 maggio. Probabilmente per apprendere i risultati del dialogo Usa-Cina e per concordare strategie future con lo storico alleato.
Ecco già solo da questo dato potete capire a quale ruolo è assurta la Cina nel recente periodo, nel ricevere in sequenza i due leader più potenti in occidente pronti ad ossequiarli in casa propria. Potere che sottolineiamo a differenza degli altri due interlocutori non hanno costruito manu militari ma attraverso l’economia. Quella di un regime ancora puro comunista politicamente ma turbocapitalista economicamente. Chissà se Xi ha ricordato a Trump che la Cina possiede più debito pubblico americano di ogni altro soggetto al mondo a proposito di potere economico.
“Se non sei a tavola, vuol dire che sei nel menù”
Io non so se l’Europa ed i suoi pseudo governanti abbia capito la portata di questa serie di incontri, destinati a modificare gli assetti geopolitici mondiali secondo nuove coordinate prima impensabili. Ma soprattutto se si sia accorta della sua totale residuità nello scacchiere mondiale. Mai invitata al tavolo di quelli che contano, anzi snobbata in continuazione come fosse il parente povero. Eppure povero non è ma lo sembra per l’insipienza dei suoi dirigenti.
Gli equilibri del mondo si stanno muovendo spostando grandi masse di economia e potere un po’ come fu la tettonica alle origini del mondo attuale. La tettonica per i meno esperti non è una parolaccia sul seno femminile ma la scienza che studia i grandi movimenti terrestri, le placche tettoniche appunto che scontrandosi hanno dato origine alla forma attuale della terra.
Noi Europa sediamo su una placca di queste e ci lasciamo trasportare mentre gli altri ne indirizzano a loro vantaggio velocità e direzione. Siamo così beatamente ignari del ruolo che ricopriamo. Eppure paradossalmente la tettonica nella sue etimologia greca significava “arte del costruire”. Ecco noi subiamo invece di costruire.
Non viene a nessuno il sospetto che se superpotenze mondiali prima acerrime nemiche oggi si incontrano e dialogano escludendo completamente l’Europa qualcosa di grosso sta cambiando? Eppure ricordate lo disse bene il cancelliere tedesco al World Economic Forum con questa frase ad effetto: “Se non sei a tavola vuol dire che sei nel menu”. Almeno uno se n’era accorto, ma niente. Abbiamo tutti gli spazi chiusi ci siamo buttati sul Sudamerica e nel Maghreb con accordi terribili per le nostre economie e per i nostri produttori. Ci rapportiamo agli altri autodistruggendoci.
L’esempio della BYD
Guardate forse l’esempio più facile da fare lo abbiamo avuto questa settimana. Tutti…
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