Prosegue il percorso di esposizioni de La Crescentina a Fubine, in provincia di Alessandria, con una mostra interamente dedicata alla ceramica: Mani di terra, curata da Marzia Capannolo con il contributo critico di Paolo Repetto. La collettiva – con Bruno Ceccobelli, Lucio Fontana, Maïmouna Guerresi, Nedda Guidi, Ana Hillar, Fausto Melotti, Kazumasa Mizokami, Riccardo Monachesi, Nanni Valentini e Carlo Zauli – è ospitata nell’ex fienile al primo piano dell’antica struttura rurale di proprietà di Alessandro Monteforte che qui, nel 2021, ha fondato l’associazione artistica La Crescentina che promuove attività culturali – incontri, workshop, concerti – e assegna borse di studio in ambito musicale, come quella intitolata a Vincenzo e Barbara Miraglio, con il coordinamento di Fiorella Miraglio.
La storia de La Crescentina a Fubine
Teatro di intense frequentazioni artistiche nei decenni, La Crescentina ha visto succedersi, a partire dagli Anni Ottanta – quando fu rigenerata da Alessandro Monteforte, architetto e collezionista –, una serie di interventi firmati in primis da Aldo Mondino e Urano Palma, e successivamente da Maïmouna Guerresi, Antonio Paradiso e Giovanni Tamburelli. L’insieme di installazioni, sculture, opere pittoriche e d’arredo, firmati da vari artisti, valorizza, sia esternamente sia internamente, l’edificio di notevole interesse storico che, incastonato fra i colli del Basso Monferrato, dialoga con la natura.

Le opere de La Crescentina in dialogo con l’esterno
E il rapporto con il territorio, in occasione di quest’ultima iniziativa, si rafforza in modo evidente, poiché la ceramica parla un linguaggio antico, atavico, strettamente relazionato alla terra e alle sue qualità materiche, nonché ai tufi e alle argille tipiche della zona. Dalle ampie vetrate dell’area espositiva lo sguardo corre ai campi coltivati e le opere ceramiche poste all’interno paiono amalgamarsi con la luce che affluisce dalla campagna circostante. La geometrica scultura di Nedda Guidi Oggetto n° V (1966), terracotta a smalti ferrosi e rosso rubino, muta il suo colore con il mutare della luce che si addentra tra le sue “dita” aperte a ventaglio nello spazio.

I grandi protagonisti della mostra “Mani di terra” a La Crescentina
La ceramica smaltata bianca e blu del Crocifisso di Lucio Fontana (1956-57) – che campeggia su una parete azzurro intenso incorniciata ai lati dal verde della natura che entra visivamente attraverso le finestre – pare immergersi in una dimensione “altra”, fra spiritualità e immanenza. Le terrecotte Colonna con scala (1985) e Paesaggio (1975-76) di Nanni Valentini sfoderano le loro proprietà materiche – rugosità, fratture, porosità –, come zolle di un podere.

Gli artisti contemporanei in mostra alla Crescentina
Agli artisti storici si contrappongono i contemporanei. Il lustro sontuoso della serie di Teste dai vari titoli realizzate nel 2011 da Bruno Ceccobelli riflette la luce accendendosi di spiritualità, grazie alle mille sfumature che parlano il linguaggio dell’alba, del tramonto,del vento. Il luminoso trittico di piastrelle Ex-Voto (2026) di Maïmouna Guerresi, modellate in candida ceramica smaltata, brilla di note allusive a una fragile – ma forte – femminilità violata. I fori, lasciati sulle superfici da proiettili sparati nell’argilla fresca, compongono in Braille la parola NÛR, che in arabo significa luce.
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5 / 5I progetti espositivi a La Crescentina
Non è la prima volta che a La Crescentina si assiste all’organizzazione di mostre di arte moderna e contemporanea. Nei primi anni di attività espositiva è stato sviluppato da Alessandro Monteforte e Fiorella Miraglio, compagna d’arte e di vita, soprattutto il rapporto con il trascorso del luogo, come nel caso delle monografiche dedicate ad Aldo Mondino, Piero Gilardi e Urano Palma. La storia di Monteforte è intessuta, infatti, di rapporti personali instaurati con gli artisti fin dai tempi in cui, da giovane architetto, frequentava a Torino Gian Enzo Sperone o Luciano Pistoi – a caccia di nuove conoscenze e di opere da acquistare per la sua neonata collezione –, e poi proseguiti qui a Fubine, in giornate percorse da attività creative febbrili e in nottate festanti.
La Crescentina nei ricordi di Monteforte
Monteforte ama ricordare i momenti irriverenti, e anche poetici, trascorsi a La Crescentina, fra buon cibo e ottimi vini, musica jazz e danza, i momenti più veri di un’arte condivisa come in un’onda che fluiva continua, sia sul piano intellettuale che umano, e che ha lasciato segni profondi nello spirito del luogo. Sulla scia di Fluxus, seppur in chiave agreste. Sotto il porticato, Palma perforava con ardore legno, pietra e metalli – in cerca di forme che esprimessero valenze primordiali e al tempo stesso mettessero in discussione i miti della tecnologia –, o proclamava, fra un sorso di Barbera e l’altro, i suoi enunciati, passeggiando come un acrobata sull’alta trave lignea posta a sostegno del portico. Mondino si tuffava nelle acque della piscina dove aveva ritagliato nel 1988, fra le tessere della vasca, uno dei suoi multicolori tappeti orientalisti, ancor oggi ben visibile attraverso le trasparenze dell’acqua. Mentre Tamburelli modellava nel metallo bestie fantastiche, ispirate alle tante presenze animali locali, che ancor oggi animano il giardino: le rane o le zanzare dello stagno, i conigli o le tartarughe dei prati circostanti.
Alessandra Quattordio
Fubine (AL) // fino al 19 luglio 2026
Mani di terra
LA CRESCENTINA. LABORATORIO PER L’ARTE – Strada Crescentina, 2
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Alessandra Quattordio
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