Sostenibilità in Europa: a che punto siamo (e dire la vostra conta)


Fare di necessità virtù. È questo lo spirito con cui molti addetti ai lavori hanno salutato la bozza degli standard Esrs revisionati pubblicata dalla Commissione europea il 4 maggio scorso. L’attesa revisione nasce dall’attuazione degli Omnibus, i decreti che nel corso del 2025 hanno ridotto il numero delle aziende soggette ad obblighi di rendicontazione della sostenibilità. Il percorso si sta completando con la revisione degli stessi standard. La bozza di legge è aperta ai commenti fino al 3 giugno. Quattro settimane di dibattito durante le quali aziende, organizzazioni, professionisti e cittadini interessati possono esprimere la loro opinione (qui il link).

Lo strano percorso

Gli Esrs sono gli standard europei per il reporting di sostenibilità (European sustainability reporting standards è il loro nome per esteso) elaborati dall’Efrag, l’ente europeo di riferimento per questi temi, che specificano le informazioni richieste alle imprese in conformità alla Csrd: è la direttiva, la cui lunga storia VITA ha raccontato in più occasioni e riassunto nelle sue implicazioni per la vita economica e sociale nel libro che potete scaricare qui.
La Commissione ha pubblicato negli stessi giorni anche la bozza che riguarda i Vs, ovvero gli standard volontari che potranno essere applicati da tutte le aziende fino a mille dipendenti che vorranno comunque sviluppare un’attività di rendicontazione, pur non essendone obbligate. Su questi ultimi torneremo, intanto VITA ha incontrato Valentina Bramanti, specialista nei reporting di sostenibilità di Altis Advisory, per mettere a fuoco le novità principali di questo passaggio riguardante gli standard “maggiori”. E per comprendere meglio importanza, principi e meccanisti della rendicontazione.

Quali sono le novità dei nuovi standard?

Sono le stesse che nella precedente consultazione, del settembre 2024, avevano suscitato le maggiori preoccupazioni. Non novità vere e proprie, la bozza punta infatti a una maggiore chiarezza metodologica, con l’obiettivo di semplificare. Tra i punti critici ci sono la fair presentation, la doppia materialità e gli effetti finanziari. 

Può farci un esempio?

Molte aziende avevano il timore di non sapere come quantificare gli effetti finanziari, connessi ai rischi e alle opportunità Esg (sfida della doppia materailità). Oppure si temeva che l’elemento della fair presentation potesse diventare un esercizio autoreferenziale, incidendo sulla qualità delle informazioni pubblicate.

Che cosa richiede il principio della fair presentation?

All’interno della relazione di gestione, il report di sostenibilità deve rispettare sei caratteristiche: completezza, neutralità, accuratezza, rilevanza, comprensibilità e verificabilità. La nuova bozza degli Esrs ribadisce chiaramente che tali requisiti vanno applicati alla rendicontazione di sostenibilità nel suo complesso.

In che senso?

Non è importante la quantità di “data point” che si rendicontano. Un report potrebbe essere anche sintetico, ma fair. O viceversa. Le informazioni vanno fornite in maniera tale che l’utilizzatore finale del report possa prendere delle decisioni informate.

Chi sono gli utilizzatori del report?

Ci sono i primary user quali investitori, finanziatori, creditori e, più in generale, quei soggetti che apportano capitale nell’impresa o devono prendere decisioni economiche e finanziarie. A loro interessa principalmente capire la solidità dell’azienda, i rischi, le opportunità Esg che possono avere un impatto sulla capacità di creare valore economico-finanziario e quindi tutto ciò che rientra nella cosiddetta materialità finanziaria.

Gli altri?

Sono tutti quei soggetti coinvolti o influenzati dall’attività dell’impresa come clienti, fornitori, dipendenti, comunità locali. Per questi stakeholder l’interesse è più legato alla materialità degli impatti, cioè a capire quali effetti l’impresa produce su persone, ambiente,  territorio e società in generale.

È il principio della doppia materialità?

Sì, è il concetto centrale introdotto dalla Csrd e reso operativo e rafforzato dagli Esrs, secondo il quale una questione di sostenibilità può essere appunto rilevante dal punto di vista degli impatti, da quello economico-finanziario o da entrambi. I piani si possono intersecare.

Può farci un altro esempio?

Il cambiamento climatico. Un’impresa può avere un impatto negativo sull’ambiente e sulle comunità locali attraverso le proprie emissioni: questa è la prospettiva inside-out, cioè dall’azienda verso l’esterno. Però, il cambiamento climatico può generare al contempo rischi e opportunità economico-finanziarie per l’impresa: questa è la prospettiva outside-in, cioè dall’esterno verso l’azienda.

Per esempio, per una compagnia assicurativa può diventare un’opportunità creare nuove polizze contro i rischi climatici. Oppure, per un’azienda produttiva che non gestisce i rischi fisici, come alluvioni o eventi estremi, il cambiamento climatico può causare perdita di valore economico.

Doppia materialità e fair presentation sono strettamente collegate?

La doppia materialità serve a capire quali informazioni di sostenibilità sono davvero rilevanti da rendicontare. La fair presentation impone però di raccontarle in modo corretto e completo, senza scegliere solo ciò che fa comodo. Evitando i rischi del green o del social washing. Un’azienda deve mostrare sia i propri impatti reali e potenziali, sia le azioni che mette in campo per mitigarli.

Di cosa parla ancora la bozza degli Esrs revisionati?

I temi che affronta sono numerosi. Un aspetto interessante anche per i non addetti ai lavori è il rafforzamento dell’idea che l’analisi di doppia materialità debba partire anzitutto da un approccio top-down: prima si guarda al proprio modello di business, alla strategia, al settore, al contesto in cui opera l’impresa e da lì si capisce quali temi sono ragionevolmente rilevanti per la rendicontazione.

Prima non era così?

Metodologicamente era già prevista la possibilità di utilizzare i due approcci: top down e bottom up, tuttavia nei primi due anni di utilizzo, molte aziende hanno adottato un approccio più bottom-up, partendo da liste molto dettagliate di impatti, rischi, opportunità o addirittura di metriche, per paura di dimenticare qualcosa. Questo ha appesantito i processi e prodotto troppe informazioni.

Semplificando, possiamo dire che la bozza suggerisce implicitamente dipartire dal top-down per rendere l’analisi più proporzionata e meno onerosa, usando il bottom-up solo quando serve maggiore granularità. Per esempio, in caso di aziende molto diversificate, con molti business o presenti in tanti Paesi.

Quali sono altri aspetti positivi della revisione degli Esrs?

Anzitutto la riduzione significativa dei data point e delle metriche, pari al 70%, che rende il lavoro di rendicontazione meno pesante.  Inoltre, sono state razionalizzate le richieste relative a politiche, azioni e obiettivi (Pat), evitando duplicazioni tra l’Esrs2 e gli standard tematici. Parallelamente, è stata semplificata la struttura, in particolare dell’Esrs2, con l’obiettivo di ridurre ridondanze e migliorare la coerenza complessiva del reporting. Ce n’è poi un terzo, più operativo, che riguarda la i cosiddetti Application requirement, ora posizionati direttamente sotto i data point a cui si riferiscono,…


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